Il nuovo decreto sull’Ilva di Taranto approvato dal Governo Renzi è in ‘antitesi’ con il Piano ambientale del comitato di esperti e con alcune disposizioni dei precedenti provvedimenti varati in questi due anni. E’ quanto ha sostenuto in una lettera inviata all’onorevole Alessandro Bratti, membro della commissione Ambiente della Camera, il direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato. Nella missiva di quattro pagine, infatti, il capo dell’agenzia ambientale pugliese ha bocciato una serie di aspetti del nuovo provvedimento che, dopo l’approvazione dell’esecutivo è diventato un emendamento al decreto sulla competitività e, nelle prossime ore, dopo le modifiche delle commissioni Ambiente e Industria del Senato, arriverà in aula con la questione d fiducia posta dal Governo.

Per Assennato, intanto, il nuovo decreto “mostra alcune criticità” causate “dall’introduzione di ulteriori genericità” rispetto al piano ambientale. Questo, infatti, “definiva le azioni e, soprattutto, i tempi necessari a garantire il rispetto delle prescrizioni impartite ad Ilva spa” dall’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata nell’ottobre 2012. Il nuovo provvedimento, invece, allunga i tempi di alcune misure che invece appaiono necessarie per ambientalizzare gli impianti dello stabilimento ionico. Come nel caso dell’Altoforno 5, il più importante della fabbrica. Fino a poco prima dell’approvazione dell’ultimo decreto la fermata di questo impianto doveva avvenire entro l’8 novembre prossimo, ma ora l’Afo5 “deve essere messo fuori produzione e le procedure per lo spegnimento” dovranno essere avviate entro il 30 giugno 2015. Ma in realtà lo spegnimento è subordinato al ripristino di un altro altoforno.

Un’opzione che secondo Arpa Puglia, come per alcuni impianti del reparto Cokeria, aprirebbe due scenari: il primo riguarda la possibilità che lo spegnimento non avvenga (proprio perché condizionato dall’efficienza di un altro impianto), il secondo, invece, prevedendo solo lo spegnimento dell’Afo5, non vincola l’Ilva a predisporre un “adeguato piano di dismissione, bonifica con deposito delle garanzie di fideiussione nel caso in cui non avvenga il riavvio”. In sostanza una serie di cavilli che potrebbero lasciare immutata la situazione costringendo i tarantini a convivere per anni con le emissioni nocive che ancora si diffondono dall’acciaieria. Non solo.

Il dg Assennato, nel dettaglio, ha spiegato che il nuovo decreto concede alla fabbrica anche la “piena autonomia” sull’80% di prescrizioni da realizzare entro il 31 luglio 2015, “non consentendo al legislatore – spiega il dg Arpa – di aver alcuna consapevolezza degli effetti della norma stessa che si va ad approvare, dato che non si conosce il 20% delle prescrizioni derogate”. Insomma chi controlla le decisioni dell’Ilva? Secondo Arpa Puglia, ancora, l’ultimo provvedimento concederebbe anche “troppa autonomia nel chiedere finanziamenti senza certezza che vengano impiegati per l’esclusivo fine dell’attuazione delle prescrizioni ambientali” e non conterrebbe indicazioni “alla quantificazione economica globale degli interventi e le relative fonti finanziarie”. Infine il dg Assennato ha sottolineato la mancanza di fondi stanziati dall’esecutivo che consentirebbero l’assunzione di nuove unità per garantire lo svolgimento del carico di lavoro sopportato quotidianamente dall’agenzia. Una bocciatura senza appello, quindi, di un decreto salva Ilva, il sesto in meno di 24 mesi, che potrebbe rivelarsi l’ennesimo regalo alla fabbrica a danno degli operai e dei cittadini.