Le somme che i contribuenti italiani devono al fisco ammontano a 475 miliardi di euro. Di cui 334 originati da accertamenti e 132 dalla liquidazione delle dichiarazioni fiscali. È quanto emerge dalla risposta del ministero dell’Economia a una interrogazione parlamentare presentata da Giovanni Paglia (Sel) in commissione Finanze alla Camera. I dati contenuti nella risposta del Mef sono quelli forniti da Equitalia, l’ente a cui le Entrate affidano la riscossione. 

A livello territoriale la maggior parte dei crediti, 113 miliardi (63%), fa capo a cittadini della Lombardia. Seguono il Lazio con 89 miliardi, la Campania con 51, l’Emilia-Romagna con 45. Sui 334 miliardi di crediti esigibili dallo Stato originati da accertamenti, circa 135 miliardi derivano da imposte e 173 da sanzioni, 26 miliardi da interessi. Dei 132 miliardi originati dalla liquidazione delle dichiarazioni fiscali, 88 miliardi sono originati da imposte, 32 da sanzioni e 11 da interessi.

La cifra di 475 miliardi, aggiornata a giugno, risulta notevolmente inferiore rispetto ai 620 miliardi stimati anche di recente. Ma di questi solo 121, ovvero il 26% del totale, risultano inesigibili. Nel testo dell’interrogazione si faceva riferimento alle dichiarazioni dell’ex presidente di Equitalia Attilio Befera, per cui “una parte rilevante dei crediti dichiarati dall’Erario non è riscuotibile perché fa capo a società estinte, a persone decedute o a fallimenti”. 

Dall’inizio dell’anno sono rientrate tasse, imposte e sanzioni non pagate dai contribuenti per oltre 3,7 miliardi di euro, in parte dovuti alla mini-sanatoria delle cartelle che ha consentito il recupero di 700 milioni di euro. Questi risultati sono in linea con quelli del primo semestre 2013, ma nel 2015, stando agli auspici del governo, l’ammontare di crediti recuperati dovrà salire a 15 miliardi dai 13 dell’anno scorso. Equitalia, dalla fine del 2006 a oggi, ha fatto rientrare circa 59 miliardi di euro e una media di quasi 8 miliardi all’anno.