Dopo la clamorosa sconfitta alle recenti elezioni amministrative, il Pd livornese appare sempre più in confusione. E accade ciò che non ci si sarebbe mai aspettati nella città che nel 1921 diede i natali al Partito comunista e che fino alle scorse comunali è stata governata dagli eredi di quella tradizione. L’ormai ex “partitone” viene infatti pesantemente attaccato dagli ex partigiani locali. Il motivo? Nessun consigliere comunale democratico si è presentato sabato scorso (19 luglio) a Palazzo civico per partecipare alle celebrazioni del 70esimo anniversario della Liberazione di Livorno dal nazifascismo.

L’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) labronica va giù duro: “Non ci sono giustificazioni di nessun tipo che possono sminuire la gravità politica di questo fatto” taglia corto il presidente provinciale Gino Niccolai. Gli ex partigiani rincarano la dose e in una nota parlano di “comportamento irrispettoso nei confronti di uomini e donne che nonostante l’età e gli acciacchi hanno nuovamente voluto presenziare per ravvivare la nostra labile memoria”. Niccolai parla senza mezzi termini di “schiaffo doloroso alle rappresentanze istituzionali, civili, militari e religiose”, poi sottolinea come l’assenza dei consiglieri comunali Pd sia da considerare “ancora più grave” in quanto “rappresentanti di parte dei cittadini livornesi nel luogo della loro massima rappresentanza: il Comune, la casa di tutti”. L’amarezza dell’Anpi è tanta: “E’ stata un’occasione persa – è l’accusa rivolta ai vertici del partito ­- avete perso il senso della realtà e del ruolo che gli elettori vi hanno affidato”. Niccolai sostiene insomma che aver disertato la celebrazione abbia significato dare “segnali politici nefasti per i valori in cui credo quel partito si riconosca”.

Come spiega il Pd un simile scivolone? A scusarsi per quanto avvenuto è il capogruppo Marco Ruggeri, candidato sindaco del centrosinistra (Pd, Sel, Idv, Psi­Confronto e “Livorno decide”) battuto al ballottaggio dello scorso 8 giugno dal grillino Filippo Nogarin: “Si è trattato – scrive su Facebook ­ di un increscioso disguido organizzativo: questo ovviamente non sminuisce l’errore commesso. Di questo spiacevole episodio me ne scuso a nome del gruppo, sperando che questo serva non a giustificare la nostra assenza ma a non far nascere una polemica politica”. Il 40enne precisa infatti che “non c’era alcuna volontà politica di disertare l’appuntamento, né tantomeno di sottovalutarne la sua importanza”. Poi aggiunge: “Chi scrive, essendo sempre stato presente a tutte le celebrazioni del ‘calendario repubblicano’ da tempi insospettabili, non ha certo cambiato idea in merito all’importanza della memoria, mai confusa con la ritualità”.

A scusarsi è stato anche l’eurodeputato Nicola Danti, renziano di ferro scelto dai vertici Pd per “traghettare” (non un commissariamento vero e proprio, ma poco ci manca) il partito livornese in questa delicata delicata fase post­elezioni (il “triumvirato fiorentino” che almeno fino a ottobre guiderà il partito labronico è composto, oltre che da Danti, dal responsabile organizzativo regionale Antonio Mazzeo e dal responsabile enti locali Stefamo Bruzzesi).

Alla commemorazione di Palazzo civico hanno partecipato autorità civili, militari, esponenti dell’associazionismo antifascista e esponenti politici di sinistra. In realtà qualche esponente Pd (come ad esempio Giorgio Kutufà o Gabriele Cantù) ha partecipato alla celebrazione, ma a titolo di presidente della Provincia o dell’Istoreco (Istituto per la storia della Resistenza e della storia contemporanea). L’Anpi non fa però sconti al Pd. A metà luglio l’associazione aveva comunque espresso l’amarezza per la freddezza della città in generale di fronte alla morte (97 anni) di Mario Canessa, il poliziotto “anti­eroe” insignito da Gerusalemme come “Giusto fra le Nazioni” per aver salvato centinaia di ebrei dalla persecuzione nazifascista: “La comunità livornese dov’era?” si era chiesto provocatoriamente Niccolai.

L’assenza dei consiglieri democratici alla commemorazione non è di certo passata inosservata alla delegazione del Movimento 5 stelle: “Con molta probabilità – punzecchiano ­ l’antifascismo si combatte solo quando si governa e i valori si manifestano solo ufficialmente”. Dito puntato perciò contro quei rappresentanti del Pd “che in campagna elettorale si vantavano di essere sempre presenti alle manifestazioni antifasciste, diversamente da quelli del Movimento 5 Stelle assenti perché privi di valori”. A tal proposito il sindaco grillino Nogarin ha precisato di non sentirsi affatto “ospite di una storia altrui” perché “la Resistenza è patrimonio di tutti”.

A pungere per l’assenza del Pd sono anche gli esponenti della lista di sinistra “Buongiorno Livorno“, terza forza politica cittadina dopo Pd e Movimento 5 stelle: “Qualcuno è rimasto a casa. Noi c’eravamo”. Le cerimonia commemorativa è durata circa un’ora. Il sindaco Filippo Nogarin si è limitato a un discorso di circa due minuti. Un discorso interrotto dalla commozione per quanto ascoltato dalle testimonianze dei partigiani. In sala consiliare era ad esempio presente anche Garibaldo Benifei, 102 anni, vero e proprio simbolo dell’antifascismo labronico. “Mi sono commosso – riporta il Tirreno – perché mi avete ricordato mio nonno. Ho passato pomeriggi interi ad ascoltarlo: le crudeltà della guerra, la nonna sposata per procura. Sono stato un bambino molto fortunato a poter crescere con i valori di nonno Pilade”. Poi, rivolgendosi ai partigiani, ha concluso: “Spero solo che saremo all’altezza di quel che avate fatto per noi”.