Qui è nato il Partito Comunista Italiano. Qui, sin dal dopoguerra, lo ‘straniero’ non era mai passato: Livorno è rossa, a Livorno i sindaci sono sempre stati di sinistra. Mai una sorpresa, ma una sfumatura diversa di colore. Fino a ieri. Filippo Nogarin, 44 anni, ingegnere aerospaziale, Movimento 5 Stelle: è questo il nome che ha cambiato la storia della città. Il neo primo cittadino con il 53% ha prevalso al ballottaggio sul candidato Pd Marco Ruggeri, fermatosi al 47%. Sorpresa doppia, anche perché dopo il primo turno Ruggeri era in vantaggio con il 40%, mentre M5s aveva il 19% e il 16% la lista civica di sinistra Buongiorno Livorno, che al secondo turno ha appoggiato M5s. Un apparentamento rivelatosi determinante. Ci sarà tempo per vedere all’opera Nogarin: queste, infatti, sono le ore della riflessione. Specie per il Partito democratico, punito in una roccaforte che dava per acquisita.

E invece, nonostante il tentativo di prendere le distanze dal ‘vecchio’ apparato del Pd, Marco Ruggeri, già segretario del partito e capogruppo democratico in consiglio regionale della Toscana, non ce l’ha fatta. Un campanello d’allarme era già suonato al primo turno quando Ruggeri aveva conquistato il 39,9% mentre Filippo Nogarin aveva ottenuto il 19%. Il 25 maggio gli elettori livornesi avevano dato una chiara indicazione mandando, per la prima volta, il candidato del Pd al ballottaggio, mentre il Pd di Renzi nella stessa giornata conquistava il 53% dei consensi alle Europee. Il senso era chiaro: mentre i democratici festeggiavano in tutta Italia, Livorno la ‘rossa’ aveva dato un segnale e indicato una necessità: quella di un cambiamento netto, almeno a livello locale. Ruggeri lo aveva capito, tanto che negli ultimi giorni della campagna elettorale ha insistito a più riprese proprio sullo slogan ‘punto e a capo’: “Ho combattuto non solo gli avversari ma anche nel partito”, aveva detto più volte. Quello slogan non è servito. Come non è servito l’aiuto ‘elettorale’ dei sindaci renziani di Firenze e Livorno (Nardella e Biffoni, stravincitori al primo turno), arrivati a Livorno per sostenerlo. Niente da fare. I livornesi avevano deciso di cambiare, per la prima volta nella storia.

E così è stato. Al secondo turno, complice anche una giornata di gran caldo, hanno preferito disertare le urne: solo poco più del 50,4% ha votato contro il 64,5% del primo turno. Dei 136.901 cittadini chiamati ai seggi, praticamente uno su due ha scelto il mare. Ed è successo quello che nessuno si aspettava. Nogarin, che venerdì scorso ha chiuso la sua campagna elettorale sostenendo che già arrivare al “ballottaggio era da considerare una vittoria”, ci ha creduto fino in fondo: ha scelto una campagna elettorale non gridata, lontana dai toni del suo leader, convinto di potercela fare. Ieri sera, prima di recarsi al suo comitato elettorale, ha inforcato la bicicletta ed è andato a trovare don Edoardo Medori, prete di frontiera nella parrocchia di Sant’Andrea. “Grazie per credere in questo cambiamento che al di là del risultato delle urne, è parte imprescindibile del nostro cammino. Il mio domani non sarà più lo stesso grazie a tutti voi. Devo a voi tutti molto più di quanto sono riuscito a donare nelle lunghissime giornate passate a dedicarmi alla città con tutte le mie forze”, ha scritto su Facebook il candidato grillino quando ancora le urne erano aperte. Poi, a urne chiuse, ha alzato il tiro: “Ne vedremo delle belle. C’è da festeggiare non solo per il M5s ma per tutta la città, perché questa città merita il meglio, c’è uno splendore dietro a quel governo che abbiamo fortemente criticato”. Filippo Nogarin, poi, ha fatto una promessa agli elettori, la prima da sindaco: “Mi impegnerò perché il cambiamento porti beneficio a tutti e non solo a una parte, noi abbiamo sempre criticato chi ha fatto dell’amministrazione una questione di parte”. Intanto a Livorno è esplosa la festa del M5s, con caroselli di auto con bandiere del Movimento nella piazza del comune.

A dare man forte a Nogarin, come detto, ci ha pensato Andrea Raspanti, che nelle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale ha guidato la lista civica di sinistra Buongiorno Livorno (16% al primo turno). Qualche voto in più, poi, potrebbe essere arrivato anche da Marco Cannito, a capo della lista civica Città Diversa e da Marcella Amadio FdI-An con Lega e Udc che hanno detto di appoggiare il candidato M5s; Forza Italia invece non ha dato alcuna indicazione di voto anche se qualche club ha fatto sapere di essere per Nogarin. Anche questo, a suo modo, è un fatto storico nella roccaforte rossa. Che rossa non lo è più. Una sconfitta, per la sinistra, paragonabile solo a quanto avvenne nel 1999 in un’altra città rossa per antonomasia, Bologna, dove Guazzaloca mise fine all’egemonia di quelli che qualcuno chiama post-comunisti.