“Concorrenza equa”. Stavolta a invocarla, davanti alla commissione Trasporti della Camera, è nientemeno che Fedele Confalonieri. Il presidente di Mediaset, in audizione nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, ha sfoderato quello che ormai sta diventando il suo cavallo di battaglia: la lotta contro il “neocolonialismo” dei giganti del web come Google, Facebook e Amazon, rei di sfruttare triangolazioni fiscali per non pagare le tasse dovute in Italia. Per questo il numero uno del Biscione, di cui è primo azionista Silvio Berlusconi, ha chiesto che anche Internet sia soggetto a regole condivise e non rimanga invece una “prateria” senza vincoli. E si è rivolto direttamente al Parlamento, assicurando che il gruppo non vuole “vincoli alla concorrenza o barriere protezionistiche” ma “certamente rivendica il diritto a un ambito concorrenziale equo, il sempre citato e mai attuato level playing field nel mercato dei media. Quello che invece rifiutiamo, perché è contro la concorrenza, è rimanere l’unica attività rigorosamente regolata a confronto di una prateria libera da vincoli, che è quella dove prosperano gli operatori globali di Internet”. Un’attività, quella di Mediaset, che nonostante tutti questi “lacci e lacciuoli” rilevati da Confalonieri secondo gli ultimi dati Agcom ha una quota di mercato del 35,1% (dietro la sola Rai) nella televisione gratuita e del 19,1%, seconda dopo Sky, nella pay tv.

Sì alle regole. Ma “poco intrusive e leggere”, grazie – Troppi vincoli, comunque. Se non fosse chiaro, ecco la spiegazione: “Come ogni soggetto sul mercato, vorremmo norme poco intrusive, leggere, di principio capaci di garantire il rispetto dei diritti fondamentali e dei principi generali dell’ordinamento e ci andrebbe benissimo passare ad un sistema con pochi punti fermi riconosciuti, un sistema a livello europeo, vista la presenza di operatori a livello globale”. Insomma: “Vogliamo giocare tutti allo stesso gioco e con regole condivise”, è il sunto dei desiderata di “Fidel”. Secondo il quale, comunque, Mediaset “non ha timore di un futuro digitale in cui Internet sia diffuso a tutti i cittadini del mondo” ed è anzi “pronta a competere con gli Over The Top”. “Siamo essenzialmente produttori e organizzatori di contenuti, editori di offerte video. Tutte le piattaforme sono per noi mezzi per raggiungere il nostro pubblico, dove il pubblico vive e ci vuole presenti”. 

I big di internet? “Cresciuti trasportando contenuti illegali” – Cosa che, agli occhi del presidente del Biscione, non riduce le colpe degli operatori del web, che “sono cresciuti e si sono affermati trasportando massicce quantità di contenuti illegali. Ormai questo è un dato acquisito e nessuno per il passato potrà porvi rimedio: debole consolazione ottenerne i danni via tribunale. La risposta a questa accusa è pronta: Google e quelli come Google non sono editori e non svolgono attività editoriale, bensì si limitano ad ‘ospitare’ contenuti postati sulla Rete da altri”. Ma in realtà, ha detto Confalonieri, “offrono servizi video e vendono i contatti ottenuti dalla visione dei video stessi al mercato pubblicitario, entrando così in competizione diretta con la tv sia sul tempo dedicato alla visione di video sia sulla raccolta pubblicitaria”. Senza però essere soggetti alla normativa europea che disciplina i Servizi Media Audiovisivi, “la stessa al cui rispetto integrale noi tutti titolari di offerte video, lineari e non lineari, siamo tenuti”. Non solo: “si nascondono dietro la direttiva europea sull’e-commerce, che disciplina gli host passivi, semplici abilitatori di accesso ai servizi della Rete”. “La disparità è marchiana – ha aggiunto ancora il presidente di Mediaset – ma solo ora, quando tanto del danno è fatto, anche in sede europea ci si comincia a riprendere dall’incantamento succube che ha consentito la trasformazione dell’Europa in un mercato solo passivo per gli operatori globali”.

L’alleanza con Telefonica “è nelle cose”. Investimenti sui contenuti solo se arriva la ripresa – Confalonieri infine ha parlato anche del “fidanzamento” con Telefonica, che ha comprato l’11% di Mediaset premium: “Che ci siano alleanze con le telefoniche è nelle cose”, “nella nostra strategia c’è sempre più l’idea di rivolgersi all’esterno ed espandere il raggio d’azione”. Ma per farlo “deve cambiare la situazione economica, perché se i consumi sono quelli che sono e quindi gli incassi pubblicitari restano così depressi non c’è tanta possibilità di investire su un contenuto o un altro ma si fa solo un’attività di normale amministrazione, non certamente di ampie visioni per il futuro”.