Salvo Giordano è un siciliano con la passione delle antenne. È l’anima di Primaradio, che trasmette nell’area tra Palermo e Trapani. “Radio Padania ci sta assediando. Noi editori delle emittenti locali”, protesta, “facciamo fatica a realizzare anche le più piccole modifiche tecniche per farci sentire meglio nel nostro territorio. Dobbiamo rispettare mille cavilli burocratici e se sgarriamo siamo ogni volta puniti dal ministero con una sanzione minima di 6 mila euro. Invece c’è un’emittente che può fare tutto: Radio Padania. Occupa le frequenze libere anche al sud e poi le cede. A Trapani ha già acceso un suo ripetitore due volte. Arriva e poi se ne va”.

Sì, negli ultimi anni la voce della Lega è comparsa nell’etere in Sicilia, ma anche in Sardegna, Calabria, Puglia, Campania. È un piano per colonizzare il Sud? Un tentativo di conquistare consensi anche tra i “terroni”? No. Il segnale di Radio Padania Libera arriva e dopo qualche settimana svanisce. Non si tratta di politica, ma di affari.

Per capire che cosa succede e svelare il mistero dell’etere padano bisogna fare un salto indietro nel tempo. Anno 2001, la Lega Nord ha appena vinto le elezioni insieme a Silvio Berlusconi. Nella prima legge finanziaria del governo di centrodestra entra un emendamento di cui nessuno si accorge: dice che le radio comunitarie nazionali, in deroga alle norme vigenti, possono occupare (gratis) le frequenze che servono a completare la loro copertura in tutta Italia. 

Autore dell’emendamento è il leghista Davide Caparini, parlamentare camuno e fondatore di Radio Padania Libera, nonché amministratore delegato , per un periodo, dell’Editoriale Lega nord, che controlla il quotidiano La Padania e la radio e tv del Carroccio. Incurante del suo conflitto d’interessi, dal 2001 al 2006 è anche componente della commissione parlamentare di vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Pochi lo sanno, ma in Italia le radio comunitarie nazionali sono solo due: Radio Padania e Radio Maria. Caparini sforna una legge ad personam, dunque, per privilegiare la sua emittente. Radio Maria, infatti, ha già una copertura quasi completa e non ha fatto movimenti di frequenze rilevanti. La voce del Carroccio, invece, ha cominciato una lenta e silenziosa espansione. Ha preso a trasmettere a Cagliari e a Palermo, a Gallipoli e a Salerno, a Trapani e Avellino…
Ha occupato centinaia di nuove frequenze locali. Di solito, le trasmissioni durano 90 giorni, il periodo che serve per ottenere l’autorizzazione tecnica all’uso della frequenza, e poi cessano. Ma inizia la parte più fruttuosa dell’affare: molte frequenze vengono cedute ad altre emittenti, rimpinguando le casse leghiste. Attenzione: a questo punto il mistero padano si fa fitto, perché formalmente la Lega non vende le frequenze, ma le “permuta” con altre. Poiché non hanno tutte lo stesso valore (in una grande città del nord, per esempio, sono infinitamente più preziose che in una campagna del Sud), ci possono essere dei conguagli.

Di certo c’è solo che il fatturato di Radio Padania, che nel 2006 era di soli 100 mila euro, nel 2007 cresce a 1, 5 milioni e nel 2008 raggiunge quasi i 2 milioni di euro. Il salto non può essere spiegato con gli introiti pubblicitari, perché le radio comunitarie per legge non possono trasmettere spot per più di 3 minuti ogni ora. Mistero su come vengono contabilizzati gli “scambi”, ma anche sul numero delle frequenze occupate: almeno un centinaio, forse addirittura trecento, secondo le stime degli esperti del settore. Per un valore che potrebbe attestarsi attorno a un minimo di 10 milioni di euro, ma che potrebbe essere anche il doppio.

Le emittenti che hanno acquisito il maggior numero di frequenze cedute da Radio Padania sono Radio 101 (della Mondadori, cioè di Berlusconi) e Rtl 102.5 (amministratore unico Lorenzo Suraci, che è socio di Radio Padania in Eurodab Italia, di cui i leghisti hanno il 33 per cento). Ma hanno fatto shopping padano anche Radio Cuore, Radio Montecarlo, Radio Italia, Radio Dimensione Suono.

La leggina ad personam di Caparini aveva comunque l’obiettivo dichiarato di permettere alle radio comunitarie di completare la copertura nazionale. Radio Padania, invece, occupa le frequenze e poi le cede, senza mai raggiungere l’obiettivo, in un vorticoso giro che non finisce mai, ma che evidentemente continua a produrre utili.

Per fare ordine nell’etere, ad aprile 2014 l’Avvocatura generale dello Stato ha emesso un parere secondo cui il ministero dello Sviluppo economico può “inibire l’esercizio di nuovi impianti di radiodiffusione” acquisiti da radio comunitarie e poi ceduti ad altri: se fatto per il passato sarebbe una vera rivoluzione nella complicata geografia delle radio italiane; ma anche fatto solo per il presente sarebbe la fine alla compravendita di frequenze. Il ministro Federica Guidi si accorgerà di questo problema? 

Il Fatto Quotidiano, 12 Luglio 2014