I partiti ci costano 32 milioni di euro. E se avanzano qualcosa se lo tengono. Se la Camera che s’è messa a dieta costa ancora 1 miliardo e passa i partiti la cura non l’hanno neppure iniziata, tanto che ancora si mangiano la bellezza di 32,6 milioni di contributi pubblici, grosso modo come cinque anni fa. E se anche risparmiano qualcosa, poi, non lo restituiscono allo Stato ma se lo tengono per l’anno a venire come fosse un tesoretto tutto loro. E così i 7 milioni di euro non spesi nel 2013 restano ostaggio dei gruppi che potranno usarli quest’anno o in quelli a venire. Per la prima volta allegato al conto consultivo della Camera si trovano anche i rendiconti delle spese dei gruppi parlamentari. Dopo la riforma introdotta alla fine della scorsa legislatura infatti i gruppi sono tenuti a rendicontare le loro spese e farsi sottoporre alla certificazione di una società esterna, poi i bilanci vengono sottoposti al vaglio dei questori per essere ulteriormente controllati e approvati. Le sanzioni per chi non rispetta questa procedura sono durissime: se il rendiconto è impreciso o in ritardo il gruppo perde tutto il contributo.

Nel 2013 da Montecitorio i gruppi hanno ricevuto 32,6 milioni l’anno. Nel 2012 erano 35,4 e quindi il contributo dei partiti al contenimento della spesa è di soli 2,8 milioni di euro. Certo non lacrime e sangue. In sei anni sono costati ai contribuenti la bellezza di 208 milioni di euro. Come li spendono? Soprattutto in dipendenti. Il Pd che spende più degli altri ha maggiori costi e trasferimenti: su 11,4 milioni ricevuti ne ha spesi 9,7, sopratutto per il personale (124 dipendenti, 34 funzionari su 83 impiegati, quasi uno ogni due). E gli restano in cassa quattro milioni tondi. Al risparmio assoluto i 5 Stelle che ricevono un contributo di 3,8 milioni e possono esibire un avanzo di 1,75. Le spese le hanno centellinate davvero: meno di 5mila per materiale di cancelleria, 16mila euro per trasporti e comunicazione. Forse troppo, visto che si sono beccati una multa da 180mila euro per non aver assunto sei dipendenti come richiesto dal regolamento della Camera (attualmente ne hanno 32). Forza Italia ha ricevuto grosso modo lo stesso importo ma non ha badato a spese, bruciando quasi tutto dei 3,7 milioni a disposizione tra stipendi dei dipendenti (2,9 milioni), compensi ai collaboratori (320mila) e costi per servizi (167mila). Spiccano tra questi i “servizi di studio” e le “rilevazioni statistiche”. In altre parole, i sondaggi tanto cari a Berlusconi. L’avanzo, a fine anno, è di soli 175mila euro.

Ncd che si è costituito il 18 novembre 2013 in meno di un anno ha speso gran parte dei fondi a disposizione: 298mila euro, la maggior parte in spese di rappresentanza e personale. Sel ha ricevuto 1,4 milioni e ha registrato un avanzo di soli 151mila euro. Scelta Civica aveva in dote 1,82 milioni e in cassa gli restano 580mila euro. La Lega poteva spendere 804mila euro e ne ha spesi 364mila. Fratelli d’Italia ne avanza 119mila su 362mila euro, ne ha risparmiati un terzo. Briciole a “Per l’Italia” di Lorenzo Dellai: 59mila euro. Il punto però non è chi è più bravo e parsimonioso. Perché sbaglia chi pensa che risparmio dei deputati significhi automaticamente risparmio per il contribuente. In tutto i gruppi hanno residui di cassa del 2013 per quasi sette milioni di euro, ma è bene precisare che non saranno restituiti allo Stato. Resteranno come dotazione per l’anno 2014 e successivi. Perché lì, a Montecitorio, nessuno è fesso.