Spesa delle famiglie quasi ferma nel 2025 e consumi sotto pressione: si taglia su cibo e vestiti. Il divario Nord-Sud si allarga
La spesa per consumi delle famiglie italiane resta sostanzialmente ferma, ma dietro la stabilità della media nazionale c’è un cambiamento di abitudini causato anche dalla pressione sui prezzi. Nel 2025 la spesa media mensile è stata di 2.782 euro, appena 27 in più rispetto ai 2.755 euro del 2024. Un aumento di circa l’1% che, alla luce dell’inflazione, non equivale a un incremento della quantità di beni e servizi acquistati. La spesa mediana, quella che divide le famiglie in due gruppi uguali, è di 2.338 euro (2.239 l’anno prima): significa che metà delle famiglie spende di meno. E le differenze territoriali si allargano. Nel Nord-est la spesa media raggiunge i 3.087 euro, nel Centro 3.052 e nel Nord-ovest 2.974. Nel Sud si ferma invece a 2.215 euro, mentre nelle Isole arriva a 2.338. Tra Nord-est e Sud ci sono dunque 871 euro di differenza ogni mese, pari al 39,3%. Nel 2024 il divario era del 37,9%.
Nel 2025 il 29,4% delle famiglie dichiara di aver limitato la spesa per il cibo, riducendo quantità o qualità dei prodotti acquistati. La quota è in calo rispetto al 31,1% del 2024. Lo stesso accade per le bevande: le famiglie che hanno cercato di ridurre la spesa passano dal 35,3% al 33,8%. Vista l’inflazione, però, in termini monetari gli esborsi per alimentari e bevande analcoliche aumentano in modo significativo al Centro (+5,9%) e nel Nord-est (+4,9%). “In sostanza le famiglie lo scorso anno non solo hanno speso di più per acquistare meno, ma hanno ridotto anche la qualità dei propri acquisti, al fine di contenere la spesa – afferma il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso – Il peggio, tuttavia, deve ancora venire: i forti rincari dei prezzi registrati nel 2026 e l’inflazione nuovamente a livelli record avranno un impatto negativo sui consumi degli italiani, portando ad ulteriori riduzioni di spesa in tutti i settori”.
Il taglio più frequente continua a riguardare abbigliamento e calzature. Escludendo le famiglie che non hanno speso niente per quel tipo di articoli, il 43,8% dichiara di averla limitata, contro il 47,5% dell’anno precedente. Nel Mezzogiorno la percentuale sale addirittura al 52,1%, pur risultando anch’essa in diminuzione rispetto al 57,6% del 2024.
La quota di famiglie che afferma di non aver modificato le proprie abitudini di acquisti rispetto al 2024 diminuisce per la sanità, dal 78,6% al 74,6%, e per la cura e l’igiene personale, dal 63,3% al 61,8%. Si riduce anche la quota di famiglie che non cambia comportamento per i carburanti, dal 71,4% al 68,2%, e per i viaggi, dal 56,2% al 54,9%.
La geografia della spesa restituisce due Italie molto diverse. Nel Sud una quota molto maggiore del bilancio familiare è assorbita dai bisogni essenziali: il 25,4% della spesa va ad alimentari e bevande analcoliche, contro il 24,1% nelle Isole e appena il 17,7% nel Nord-ovest e una media nazionale del 19,8%. Al Nord rimane invece maggiore lo spazio per consumi non strettamente necessari: la spesa per ristoranti e alloggi pesa per il 6,9% nel Nord-ovest e per il 6,8% nel Nord-est, contro il 5,9% della media nazionale. Anche ricreazione, sport e cultura incidono di più nel Nord-est (4,3%) e nel Nord-ovest (4%) rispetto alla media italiana del 3,8%.
Anche la cittadinanza ha un impatto fortissimo sui livelli di spesa. La media mensile per consumi delle famiglie composte soltanto da italiani supera di oltre un terzo (+37,8%) quella delle famiglie con stranieri.