Scomparso nel nulla. Inghiottito dal caos che si è impadronito da oltre tre anni della Libia dopo la deposizione di Mu’ammar Gheddafi. Solo questo si conosce del destino di Marco Vallisa, 53 anni, tecnico piacentino “irreperibile” da sabato mattina e per il quale la Farnesina ha attivato le procedure del caso.

Le maggiori informazioni, per ora, sono arrivate direttamente da Zuwarah, la città portuale famosa per il traffico di migranti, da dove si sono perse le sue tracce. Vallisa, insieme ai due colleghi Emilio Gafuri, macedone, e il bosniaco Petar Matic, secondo l’emittente Al Arabiya – che ha preso contatti con un funzionario del governo libico – sarebbero stati rapiti. Il loro veicolo, infatti, è stato trovato abbandonato, con le chiavi ancora nel cruscotto. E proprio dal Nordafrica, nel primo pomeriggio è arrivata la notizia della liberazione dei colleghi stranieri ma non ancora del tecnico piacentino.

Per questo la famiglia, oggi, era riunita nel salotto di casa, tutti intorno alla tv in attesa di novità. “Non rilascio interviste, non è il caso”. Comprensibile da parte di Silvia Bolzoni, la moglie dell’ingegnere del quale non si hanno notizie da sabato. Il ministero degli Esteri ha confermato la sua “irreperibilità”, o meglio la sua scomparsa senza ancora parlare di sequestro ed ha attivato “tutti i canali” ma nel frattempo, a Roveleto di Cadeo, paese dove il 53enne risiede da tutta una vita con la moglie e tre figli, non manca la preoccupazione. Sì, perché come hanno confermato tutti, “certe cose non si pensa possano succedere a persone che conosci”.

Al bar sulla via Emilia, proprio accanto al Comune, non si parla d’altro: “Sono brave persone, speriamo bene”, commenta una signora che conosce bene Silvia, farmacista e consigliere comunale del gruppo di maggioranza. “Sono grandi lavoratori. Non oso immaginare cosa stiano passando, lui e la famiglia, in questo momento”, aggiunge un signore di passaggio vicino al Comune. Un paese in attesa. Così si presenta Roveleto di Cadeo, 5mila e 800 anime spalmate lungo la via Emilia. Il classico “mondo piccolo”, descritto magistralmente da Giovannino Guareschi: la chiesa, il Comune e il bar a una decina di metri gli uni dagli altri. Paese di passaggio e di industrie, ai lati dell’arteria stradale che unisce Piacenza a Fiorenzuola.

“Ci teneva molto alla famiglia ed era attivo in molti ambiti, dal lavoro alla politica. Non ce lo aspettavamo. Si va a lavorare all’estero per la stabilità della famiglia e poi succedono cose simili” dice un’altro cittadino al bar, al quale si unisce la madre: “Non mi impressiono facilmente ma questa volta mi è venuto da piangere. Da mamma posso solo pregare per loro. Ci vuole fede”. Nel paese non si parla d’altro: “Veniva al bar a bere qualcosa e a giocare a briscola. Abita a pochi metri da qui. Si pensa sempre che tocchi ad altri, questa volta è toccato a noi”.

Marco Vallisa si trovava in Libia, e in particolare a Zuwarah, per lavoro. Dopo aver chiuso la sua attività, la Edilpali, si era reinventato consulente per Piacentini costruzioni di Modena, che attualmente sta partecipando alla ricostruzione e all’ammodernamento del porto libico, per un appalto che si aggira intorno ai 37 milioni di euro. Esperto in costruzioni e perforazioni, non era la prima volta che Vallisa si recava. Certo, però, in pochi pensavano potesse capitargli qualcosa del genere. Come ha spiegato il fratello Corrado: “Siamo in attesa che la Farnesina ci dica qualcosa, ma per ora tutto tace. L’ultima volta che abbiamo sentito Marco è stato venerdì: aveva la stessa voce di sempre, non era preoccupato e non aveva timori, anche perché la zona in cui lavora è sempre stata tranquilla, lontana dalle tensioni, e non ha mai avuto problemi di sicurezza. Poi sabato siamo stati contattati dalla Farnesina che ci ha comunicato che Marco era irreperibile: a quel punto abbiamo cominciato a chiamarlo sul cellulare, ma all’inizio non rispondeva, poi il cellulare si è spento. Ora non sappiamo più nulla di lui”. E il fratello, visibilmente scosso, si è spinto persino a ipotizzare che “ci aspettiamo che chiedano il riscatto, non so se vorranno armi o soldi, non lo so. Io sono convinto che l’abbiano sequestrato, ma allo stesso tempo sono fiducioso”. Lo stesso Dino Piacentini, titolare dell’azienda per cui lavora Marco, ha detto che “alla ditta non sono mai arrivate rivendicazioni, né richieste di riscatto”. Il sindaco di Roveleto di Cadeo, Marco Bricconi, amico personale di Vallisa, ha aggiunto: “La Farnesina mi ha contattato immediatamente e ci tiene aggiornati di continuo dimostrando grande comprensione e professionalità. Per ora però non ci sono novità e oltre ad aspettare non possiamo fare altro”.

Vallisa ha anche una forte passione per la politica: nel ’95 si era candidato sindaco ed era poi entrato in consiglio nei banchi della minoranza, mentre nel 2006 aveva appoggiato un altro candidato alla poltrona di primo cittadino. Anche nella chiesa del paese non si parla che dell’ingegnere scomparso. “Per la famiglia la parrocchia è come una seconda casa – ha detto don Umberto Ciullo – potete immaginare come ci sentiamo”. Circa 150 persone l’altra sera si erano riunite in parrocchia per organizzare un momento di preghiera per Vallisa, previsto per domani. Ma visti gli sviluppi, in paese si tiene il fiato sospeso in attesa di sviluppi positivi.