A Fortaleza finiscono i sogni della Colombia e continuano quelli del Brasile. Per una sera James Rodriguez e compagni non danzano. Perché il futbol bailado è verdeoro. E i padroni di casa se lo riprendono: a loro modo, con i muscoli e non i dribbling, con i difensori e non gli attaccanti.

Questa Seleçao non ha i tratti della tradizione. Ma per la prima volta dall’inizio del Mondiale gioca da grande. E vince: 2-1, con un gol per tempo dei due centrali di difesa su calcio piazzato, e soffrendo nel finale. Dopo il grande spavento negli ottavi di finale, il Brasile sembra aver imparato la lezione. E come contro il Cile il vantaggio arriva subito, al 7′ su calcio d’angolo, con la zampata di Thiago Silva. Proprio lui, che in settimana era stato criticato per aver pianto dopo i calci di rigore, come non dovrebbe un capitano. “Sono un campione, dentro e fuori dal campo”, aveva risposto in conferenza stampa. Lo ha dimostrato. Ma, oltre al gol, stavolta è l’atteggiamento dei verdeoro a fare la differenza. Più vogliosi, più cattivi: Fernandinho e Paulinho sradicano palloni dai piedi dei giocolieri colombiani, anche gli attaccanti non si risparmiano nel pressing. Gli ospiti patiscono la pressione, psicologica e fisica al contempo. Per poco non incassano il 2-0, con Ospina che salva due volte sul sinistro di Hulk. E quando James Rodriguez propizia un gran contropiede con un numero dei suoi, Cuadrado manca il passaggio decisivo in superiorità numerica. Simbolo di una serata con la luna storta. Fuochi d’artificio, comunque.

I ritmi sono altissimi, anche gli errori si moltiplicano a certe velocità. Ma la Colombia è la brutta copia di quella ammirata nelle scorse partite. Paga lo strapotere dei brasiliani, un pizzico di timore reverenziale. E le scelte infelici di Pekerman, che con Guarin al posto di Aguilar sbilancia il centrocampo. Così l’1-0 all’intervallo sta anche stretto ai brasiliani.

Nella ripresa il copione non cambia. Piuttosto cala l’intensità da entrambe le parti, e anche lo spettacolo. La Colombia protesta per un gol giustamente annullato in mischia a Yepes, poi arriva il 2-0: siluro di piattone di David Luiz su punizione, palla all’incrocio da trenta metri. Sembra finita. E invece una bella combinazione nello stresso smarca il neoentrato Bacca in mezzo all’area: Julio Cesar lo abbatte, rigore e (solo) ammonizione, dal dischetto Rodriguez accorcia le distanze. Mancano dieci minuti e cambia tutto: la Colombia torna a crederci, il Brasile trema, anche per l’infortunio di Neymar, uscito nel finale per una botta alla schiena. Ma non corre grossi rischi. E vince, stavolta meritatamente. Poi si saprà che Neymer ha riportato, in seguito a una ginocchiata di Zunga, la frattura della terza vertebra lombare, come ha confermato  il medico della nazionale verdeoro Rodrigo Lasmar. Il giocatore dovrà restare lontano dai campi di gioco per 4-6 settimane,

Scolari ci ha messo tanto, forse troppo, a ricreare la nazionale che l’anno scorso aveva vinto la Confederations Cup. Stasera, però, si è rivista la sua creatura. In fondo al momento giusto, quando più conta. Adesso fra la Seleçao e quella finale al Maracanà di Rio de Janeiro, scritta nel destino del Mondiale fin dal giorno della sua assegnazione, resta solo la Germania (contro cui mancherà Thiago Silva, diffidato e squalificato). Non un ostacolo da poco. Ma il Brasile ritrovato sogna il sesto titolo. E non teme nessuno.

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la frattura della terza vertebra lombare. L’entità dell’infortunio, che terrà il giocatore lontano dai campi di gioco per 4-6 settimane, è stata confermata dal medico della nazionale verdeoro Rodrigo Lasmar.