Il Fatto Quotidiano di oggi pubblica un’intervista di Beatrice Borromeo al subcommissario Ilva Edo Ronchi.

La linea di Ronchi è che per gli abitanti di Taranto “i pericoli vengono dal passato”.
La giornalista allora lo incalza: “Alcuni bambini di Tamburi hanno però un’elevata quantità di piombo nel sangue. E il piombo rimane nell’organismo solo per qualche settimana”.
Ronchi cade dalle nuvole e risponde:  ”Boh. Non mi risulta. Piombo dell’Ilva?”.
Beatrice Borromeo non si dà per vinta: “Lo dice proprio l’Arpa”.
E lui: “È vero che da lì esce fuori di tutto, ma non mi pare che spargano pure il piombo. Purtroppo i bambini lo accumulano sei volte più che gli adulti. Sì, è dannoso: non ricordo tutte le patologie, ma posso almeno dire che non è uno degli elementi più pericolosi”.


A tutto beneficio dei nostri lettori forniamo qualche dato e alcune osservazioni. Prima di tutto il quantitativo di piombo emesso dall’Ilva.
A dire di Ronchi non sarebbe fra le sostanze emesse dall’Ilva. Sulla base dei dati più aggiornati presenti nel registro EPRTR sarebbe invece stimato in 9070 chili l’anno nelle sole emissioni in atmosfera.

Il quantitativo delle emissioni industriali in Italia, ricavabile dallo stesso registro europeo, è di 14300 chili. Quindi l’ILVA da sola emetterebbe il 63% dell’ammontare nazionale.

A pagina 49 della valutazione del Danno Sanitario fatta per l’Ilva di Taranto da ARPA Puglia si legge: “Per quanto riguarda il piombo non si apprezzano sostanziali differenze fra le mappe delle concentrazioni annuali relative alla situazione emissiva 2010 e lo scenario 2016”.
Questo significa che il piombo rimarrà un problema anche ad AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) attuata. 

Seconda osservazione. I bambini non dovrebbero avere piombo nel sangue e per questo a Taranto alcuni pediatri sono intervenuti. Il fatto che i bambini ne possano assorbire di più non è un’attenuante ma un’aggravante.

Terza osservazione. Il piombo oltre che neurotossico è anche cancerogeno, ed è presente anche nell’urina dei tarantini in concentrazioni superiori all’atteso.

La quarta osservazione è su Edo Ronchi, che dovrebbe sapere a memoria queste cose in quanto è responsabile del piano ambientale dell’Ilva. Quella del piombo dovrebbe essere una questione da affrontare e misurare con cura sotto il profilo emissivo sia con un biomonitoraggio costante sul sangue e sulle urine. Ma Ronchi neppure sembra porsela come questione.

La quinta osservazione è sulla curiosa circostanza per cui proprio mentre Ronchi rilasciava quest’intervista, minimizzando le nubi rossastre provenienti dall’Ilva (“quell’emergenza, fidatevi, è arginata”, dice) ne fuoriusciva proprio una, ed è quella che vedete nella foto.  

 Foto:@Luciano Manna (Peacelink)