La più importante società di servizi di assistenza di terra dell’aeroporto di Malpensa chiude i battenti. Dal 30.06.2014 Sea Handling s.p.a., società del gruppo SEA s.p.a. con 2214 dipendenti nel proprio organico cesserà ogni attività operativa all’interno degli aeroporti di Malpensa e Linate.

Perché Sea Handling s.p.a. deve chiudere? Tutto ebbe inizio il 13.06.2006, quando la Commissione Europea ricevette una denuncia riguardante un presunto aiuto di Stato concesso alla società Sea Handling s.p.a.
Aiuto che se confermato avrebbe determinato una violazione della normativa europea sulla concorrenza.

Con decisione del 19.12.2012, la Commissione Europea ha confermato la natura dei finanziamenti ricevuti da Sea Handling s.p.a., quali aiuti di Stato ai sensi dell’art. 107 del TFUE, ed ha ordinato allo Stato Italiano di rendere esecutiva tale decisione e far si che Sea Handling s.p.a. restituisca a Sea s.p.a. la somma di 360 milioni oltre interessi.

Conformemente alle disposizioni dell’articolo 107 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), gli aiuti possono essere considerati compatibili in alcuni casi, segnatamente quando perseguono un obiettivo di interesse comune, come la protezione dell’ambiente, la ricerca o lo sviluppo regionale, senza falsare indebitamente la concorrenza tra imprese nel mercato interno.

Cosa è successo dopo la decisione della Commissione?

SEA Handling e il comune di Milano, rispettivamente il 15 e il 18 marzo 2013, hanno presentato ricorso, al quale si è associato il Governo uscente, contro la decisione della Commissione. Nel frattempo Sea e Palazzo Marino hanno presentato un piano per evitare la restituzione degli aiuti di stato e degli interessi il cui ammontare è pari a 452 milioni di euro, piano che tuttavia è stato bocciato.

Secondo la Commissione Europea, Sea Handling s.p.a., non potendo restituire le somme ricevute, dovrà essere messa in liquidazione cessando ogni attività. Sempre la Commissione avrebbe poi precisato che SEA s.p.a. potrà continuare l’attività di “handler” ma con un nuovo soggetto giuridico che non sia in continuità commerciale con la Sea Handling s.p.a.

Sea S.p.a. ha, quindi, costituito una nuova società denominata Airpor Handling s.p.a. ove confluiranno la maggior parte dei lavoratori di Sea Handling s.p.a., un’altra fetta di questi lavoratori verrà invece assorbita dalla capogruppo Sea S.p.a. ed un’altra parte dei lavoratori verrà definitivamente espulsa o attraverso incentivazioni all’esodo (circa 300) o attraverso licenziamenti (circa 300). Questo è il quadro che emerge dall’accordo sindacale del 4.06.2014.

Sempre secondo questo accordo, i lavoratori che passeranno a Airport Handling s.r.l. non manterranno i diritti acquisiti presso Sea Handling s.p.a., ma con il passaggio nella nuova società saranno costretti a rinunciare a circa 1.700 euro all’anno. Tutto questo avviene con l’accordo di tutti i sindacati, ad eccezione di ADL e CUB, ed in aperta violazione con quanto statuito dall’art. 2112 c.c. e dalla clausola sociale prevista dal ccnl Assaeroporti.

Sea Handling s.p.a. è oggi costretta a chiudere per l’incapacità del managment che in questi anni si è avvicendato nel governo della società, a cui si aggiungono evidenti responsabilità del Comune di Milano e della Provincia di Milano che sono stati e sono tutt’ora (per quel che riguarda il Comune di Milano) gli azionisti di maggioranza del gruppo Sea.

Sono, infatti, le autorità pubbliche (Comune di Milano) a nominare i membri del cda di SEA ed è lo stesso consiglio di amministrazione a scegliere i nomi degli amministratori di SEA Handling da sottoporre all’approvazione dell’assemblea. Se la multa della Commissione era evitabile, altrettanto evitabile è ciò che sta avvenendo in questi giorni con l’appoggio dei sindacati.

Tra oggi e venerdì si terranno le votazioni per il referendum aziendale per ratificare l’accordo del 4.06.2014 ed ovviamente i sindacati, CGIL in testa, stanno spingendo perché vinca il sì e venga ratificato l’accordo. Tutto ciò è incomprensibile, soprattutto per i lavoratori. Posto che Sea handling s.p.a. verrà messa in liquidazione e non dovrà quindi restituire i famosi 452 milioni di euro. Posto che la nuova società Airpor Handling s.r.l. (controllata per il 100% da Sea S.p.a.) subentrerà in tutti i contratti commerciali di Sea Handling s.p.a.. Perché allora vi è la necessità di licenziare parte del personale e ridurre i diritti di quelli che rimangono?

Una ragione non c’è. In realtà, la decisione della Commissione Europea è diventata la causa e poi la scusa per ridurre il personale ed abbassare le retribuzioni di quelli che rimangono.
Ecco perché riteniamo che lavoratori dovrebbero votare NO.