Delinquente. Per Maurizio Lupi chi occupa una casa è un delinquente; e poco importa che la crisi abbia messo sul lastrico migliaia di famiglie producendo gli effetti piú devastanti proprio sulla casa, luogo dove ogni individuo ha diritto, come dice la Convenzione Europea per i Diritti Umani all’art.8 “al rispetto della vita privata, della vita della propria famiglia e della corrispondenza.”: il governo Renzi aveva fretta di far entrare  in vigore, a qualunque costo, il Piano Casa, un polpettone poco digeribile di promesse solenni di giustizia sociale (naturalmente declinate al futuro remoto) bilanciate da misure draconiane (naturalmente con effetto immediato).

Nei primi giorni d’applicazione, tuttavia, possiamo solo giudicare l’aspetto repressivo messo nero su bianco all’art.5: in base al famigerato articolo del Piano Casa di Renzi, non è più possibile allacciare utenze o registrare la residenza presso uno stabile occupato. Con effetto reatroattivo. Prime vittime 42 famiglie romane che nel 2013 avevano occupato uno stabile in Piazza Attilio Pacile: per il governo Renzi, quelle 42 famiglie e le altre centinaia, o migliaia che verranno dopo, sono composte da delinquenti. Anche se una casa non potevano permettersela e l’occupazione è stata dettata da ragioni di “necessità” e non da un fantomatico disegno criminale, come forse immaginava il ministro Lupi ”: lo Stato italiano ha perso da tempo la parità con le disuguaglianze che soffocano le sue città, non riuscendo a trovare un degno equilibrio tra speculazione edilizia e formule che garantiscano anche a disoccupati, precari e famiglie in condizioni di emarginazione sociale un alloggio. Perchè, vale la pena ricordarlo, la casa è un diritto nonostante l’idem sentire, sia spesso analfabeta sul tema dei diritti umani: è scritto in calce nelle tante convenzioni che l’Italia ha sottoscritto, lo sostengono Onu, Consiglio d’Europa e la Corte Europea per i Diritti Umani nelle tante sentenze con oggetto occupazioni ed emergenza abitativa. Eppure, nonostante lo stato abbia degli obblighi, sanciti solo da strumenti di “soft law” certamente, ma in ogni caso sanciti, quello italiano sembra non preoccuparsene più di tanto: priorità è cacciare (e criminalizzare) gli occupanti, non bloccare la cementificazione infinita che ha deformato le nostre splendide città, le nostre coste, la nostra provincia.

Priorità è rilasciare nuove licenze, votare varianti ai piani regolatori o costruire un centro commerciale accanto ad altri 10 centri commerciali, non sporcarsi le mani con la melma della crisi che ha modificato pericolosamente l’antropologia “dell’occupante”, allargando la “categoria” – una volta appannaggio esclusivo di gruppi politicizzati – ai tanti “nuovi poveri”: come le partite Iva che non possono prendere mutui o pagare affitti o i lavoratori “intermittenti” o ancora i migranti che espulsi dal mercato del lavoro non possono fare affidamento, per un paracadute, alla rete familiare. Per tutti loro, con l’impossibilità ex art.5 del Piano Casa, di registrare la residenza e permettere cosi agli enti locali di valutare chi è in stato di necessità rispetto a chi non lo è, il governo ha deciso di risolvere il problema della povertà cancellandone la presenza dalle statistiche ufficiali: senza la residenza è praticamente impossibile accedere ai servizi base, vedersi notificare un atto, votare, iscrivere un bambino a scuola.

La residenza è l’unica mezzo che lo stato ha di poter interagire con casi di marginalità e l’unico modo per studiare soluzioni. D’altronde la registrazione presso il comune non ha alcuna attinenza con il titolo di proprietà dell’immobile, cosi come non ne hanno le utenze: perché alzare cosi lo scontro? Perchè il governo palleggia con i diritti fondamentali, senza proporre altro se non un oscuro schema di incentivi che sembra preoccuparsi (e molto) del comatoso mercato immobiliare, lasciando invece l’emergenza ed i drammi umani a processi, manganelli e divise? L’art. 5 del Piano Casa presenta, secondo molte fonti, diversi indizi di incostituzionalità se non addirittura di violazione della Convenzione Europea per i Diritti Umani.

Ma al governo, gli appelli e le preoccupazioni di parte dell’opinione pubblica sembrano non interessare. Se Lupi con il “delinquenti” si limita agli slogan, Stefano Esposito, senatore del Pd chiarisce con un tweet la sua complessa ed articolata ricetta per affrontare l’emergenza abitativa: “la soluzione è semplice: basta non occupare illegalmente, se vuoi uno spazio lo affitti”.