Il cammino della pace tra israeliani e palestinesi passa per il Vaticano. Dopo il recente viaggio di Papa Francesco in Terra Santa, Shimon Peres e Abu Mazen, insieme con Bergoglio e il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, stanno pregando nei giardini vaticani per la pace in Medio Oriente.  Il primo ad arrivare in Vaticano è stato poco dopo le 18  il presidente israeliano: ad accoglierlo il pontefice, che lo ha abbracciato e salutato calorosamente. Venti minuti più tardi è stata la volta del presidente palestinese: entrato in auto dall’ingresso del Perugino, Abu Mazen è stato accolto da Francesco sulla soglia di Casa Santa Marta. I due si sono scambiati una stretta di mano e un abbraccio, quindi si sono intrattenuti per un breve colloquio. Pochi minuti dopo, all’uscita dalla sala di Santa Marta, Peres e  il leader palestinese si sono abbracciati.  

“L’invocazione per la pace” è iniziata attorno alle 19,20 è ai giardini vaticani. I primi a prendere la parola, in ordine di nascita della religione nel mondo, sono stati gli ebraici. Quindi è stata la volta dei cristiani e poi dei musulmani. Il luogo dove è avvenuto l’evento è un prato triangolare che si trova tra la Casina Pio IV, l’Accademia delle Scienze, e i Musei Vaticani. Questo triangolo è orientato verso la cupola di San Pietro. L’incontro è avvenuto tra due siepi molto alte, in un ambiente molto raccolto. Ternario lo schema degli interventi: prima un momento di ringraziamento per la Creazione, poi un momento di richiesta di perdono, poi un momento di invocazione per la pace.

Tre salmi dell’Antico testamento sono stati scelti dagli ebrei, mentre i musulmani hanno voluto preparare componimenti ad hoc per questa speciale e inedita occasione. La preghiera semplice di San Francesco d’Assisi è stata, invece, recitata dai cristiani e con un testo di San Giovanni Paolo II, il Papa che ha accolto numerose volte in Vaticano l’allora leader palestinese Yasser Arafat e che nel marzo del 2000 visitò Betlemme riconoscendo ufficialmente lo Stato palestinese, Francesco e Bartolomeo hanno rivolto il loro mea culpa per i peccati commessi dai seguaci di Gesù. “I cristiani – recita la preghiera di Karol Wojtyla scelta per questa occasione – siano capaci di pentirsi delle parole e degli atteggiamenti causati dall’orgoglio, dall’odio, dal desiderio di dominare gli altri, dall’inimicizia verso i membri di altre religioni e verso i gruppi più deboli della società, come i migranti e gli itineranti. Preghiamo per tutti coloro che hanno subito affronti contro la dignità umana e per coloro i cui diritti sono stati calpestati”. Francesco ha poi chiesto, sempre con una preghiera, “il perdono per le offese contro i nostri fratelli e sorelle. Noi non siamo stati custodi della creazione di Dio e, specialmente nella Terra Santa, abbiamo intrapreso guerre, compiuto violenza, abbiamo insegnato il disprezzo per i nostri fratelli e sorelle, offendendo profondamente Dio, padre di tutti noi”.

“Una pausa della politica”, spiegava prima dell’inizio della cerimonia il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, incaricato direttamente dal Papa di curare la regia di questo storico incontro dopo l’invito rivolto in modo improvvisato da Bergoglio ai presidenti palestinese e israeliano, prima a Betlemme e poi a Tel Aviv. Quello che si sta svolgendo in “terreno neutro”, ovvero nei giardini vaticani per evitare ogni simbolo religioso, è soltanto un incontro di preghiera e non, come ha chiarito subito lo stesso Francesco, una riedizione vaticana dei summit di Camp David organizzati dall’allora presidente Usa Bill Clinton con i vertici israeliani e palestinesi. Non ci sarà, infatti, nessuna “mediazione”, come ha precisato il Papa ai giornalisti. “Con i due presidenti – ha aggiunto Bergoglio – ci riuniremo a pregare soltanto e io credo che la preghiera sia importante e fare questo aiuta. Poi tutti tornano a casa. Ci sarà un rabbino, un islamico, ci sarò io”.

Dal punto di vista diplomatico, invece, la posizione della Santa Sede in favore della “soluzione dei due Stati” per la fine dei conflitti tra israeliani e palestinesi è nota da tempo ed è stata ribadita ancora una volta da Papa Francesco nel suo recente viaggio ad Amman, Betlemme e Gerusalemme. Bergoglio, infatti, ha fatto sue le parole pronunciate da Benedetto XVI in Terra Santa nel 2009 rinnovando l’appello affinché “sia universalmente riconosciuto che lo Stato di Israele ha il diritto di esistere e di godere pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. Sia ugualmente riconosciuto che il popolo palestinese ha il diritto a una patria sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente. La ‘soluzione dei due Stati’ – ha ribadito Francesco – diventi realtà e non rimanga un sogno”. Un monito accompagnato anche dal gesto eloquente di Bergoglio, non previsto nel programma del viaggio, di sostare per alcuni minuti in silenzio davanti al “muro della vergogna”, la barriera di cemento che Israele sta costruendo dal 2002 e che corre in buona parte lungo i territori palestinesi. E ora dall’incontro di preghiera per la pace in Medio Oriente con Peres e Mazen in Vaticano.

Twitter: @FrancescoGrana