La Conferenza nazionale enti servizio civile (Cnesc) si spacca in due sulla questione del cofinanziamento del servizio civile universale. Ovvero: è proponibile o meno che gli enti che organizzano progetti per i quali richiedono volontari siano chiamati a partecipare all’esborso necessario, magari facendosi carico della diaria di 433 euro al mese? Il presidente di Arci servizio civile e attuale numero uno della Cnesc, Licio Palazzini, intervistato dal fattoquotidiano.it aveva detto che se l’assegno mensile ricevuto dai ragazzi dovesse essere pagato interamente o in parte dagli enti, il servizio civile si trasformerebbe “in un contratto di lavoro tra privati”. Tanto più che, aveva sottolineato, le associazioni già oggi investono molte risorse per la progettazione, la formazione, le selezioni dei volontari e il monitoraggio dei progetti: in totale il costo arriva a “5.500 euro per ogni giovane”. Ma il 4 giugno Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà e dell’Alleanza delle cooperative italiane nonché membro della stessa Cnesc, dal sito di Vita lo ha smentito, avvertendo che “in questo momento non possiamo fare ragionamenti di retroguardia“. E sul pagamento della diaria da parte della stessa onlus presso la quale il ragazzo fa il servizio civile ha espresso una posizione opposta a quella di Palazzini: “Non vedo cosa cambi”, ha affermato. “La vera differenza non sta in chi paga, ma in cosa si fa fare ai ragazzi. Se i progetti sono di qualità, anche il servizio sarà di qualità. Il resto sono battaglie di retrovia“. E alla domanda se la Cnesc sia spaccata in due risponde: “In questo momento penso proprio di sì”.

Il dibattito è aperto. E si presume che entrambe le posizioni siano ormai arrivate sulla scrivania di Matteo Renzi, che a metà maggio ha annunciato la sua proposta di riforma del terzo settore aprendo una consultazione pubblica che continuerà fino al 13 giugno. Il 27 è previsto l’approdo in Consiglio dei ministri del testo definitivo, che riguarderà non solo il servizio civile ma anche il potenziamento e la stabilizzazione del 5 per mille, la modifica della legge sull’impresa sociale e nuove forme di controllo per aumentare la trasparenza delle attività degli enti non profit.