Sfruttare la potenza del sistema immunitario per combattere il cancro. È questo l’obiettivo dell’immunoterapia, una nuova frontiera nella lotta contro i tumori che sta già dando risultati “sorprendenti”, affermano gli oncologi, per alcune neoplasie come il melanoma ed i tumori della cervice. A dimostrare i passi avanti in questo settore della ricerca oncologica sono vari studi presentati al cinquantesimo congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco) in corso a Chicago.

L’immunoterapia rappresenta uno dei temi ‘caldi’ e centrali della cinquantesima edizione dell’Asco, proprio per le enormi potenzialità terapeutiche che ne possono derivare: questi trattamenti, usati da soli o in combinazione con altri farmaci, combattono infatti il tumore attivando e amplificando le risposte immunitarie dell’organismo contro di esso. Il campo dell’immunoterapia “è esploso nell’ultimo decennio e sempre più pazienti ne stanno beneficiando – afferma Steven O’Day, professore di medicina alla University of Southern California -. Avere una potenziale nuova via per controllare il melanoma, ad esempio, è un enorme passo avanti, ed è eccitante il fatto che stiamo estendendo tali benefici anche contro altri tipi di tumori”. 

Uno degli studi di maggiore rilievo sui quali si è concentrata l’attenzione degli esperti al congresso americano riguarda proprio il melanoma: lo studio ‘029’ dimostra infatti per la prima volta che la molecola Ipilimumab, già provata per il trattamento del melanoma avanzato, riduce del 25% il rischio di recidiva o morte in pazienti con malattia agli stadi iniziali. Lo studio ha coinvolto sei centri italiani con il Policlinico Le Scotte di Siena come centro coordinatore nazionale. Un dato accolto con entusiasmo dagli oncologi, considerati i numeri di questa neoplasia: il melanoma (tumore maligno della pelle) ha infatti un’incidenza nel mondo che raddoppia ogni dieci anni e nel 2012 sono state fatte 232 mila nuove diagnosi principalmente nella popolazione giovane, mente nel 2013 i nuovi casi in Italia sono stati 10.500.

Un secondo studio presentato all’Asco dimostra inoltre che un unico trattamento di immunoterapia personalizzato (definito T cell therapy) induce una completa e duratura remissione della malattia in un certo numero di pazienti con cancro alla cervice avanzato, per il quale fino ad oggi non vi erano opzioni terapeutiche efficaci. Importanti progressi si stanno ottenendo anche contro il cancro al polmone: secondo nuovi dati presentati all’Asco, il trattamento con la molecola innovativa pembrolizumab come terapia iniziale ha portato ad una riduzione della massa tumorale nell’80% dei pazienti considerati. 

L’immunoterapia rappresenta oggi la”nuova e promettente quarta arma nella lotta contro il cancro” sottolinea dal congresso Michele Maio, direttore del Dipartimento Immunoterapia Oncologica del policlinico Alle Scotte di Siena, ricordando come importanti risultati siano già stati ottenuti grazie a tale approccio terapeutico nel caso del melanoma e altri tipi di tumori.

“Dopo la chirurgia, la radioterapia e la chemioterapia, oggi – spiega Maio – la nuova strada è l’immunoterapia, che rieduca il sistema immunitario a tenere sotto controllo il tumore. Un aspetto molto importante è che ora cominciamo ad avere basi solide per poter dire che l’immunoterapia non solo funziona contro la malattia metastatica, ma può essere in grado di ridurre il rischio di recidive in pazienti ad alta probabilità di avere di nuovo un tumore dopo l’intervento chirurgico”. Un approccio promettente anche secondo il presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), Stefano Cascinu; “È un filone con cui si aprono strade nuove; risultati soddisfacenti sono stati già ottenuti contro il melanoma, ma nuovi studi stanno ora riguardando anche altre neoplasie”.

Uno degli ultimi ‘traguardi’, afferma inoltre Maio, riguarda ad esempio il mesotelioma pleurico, tumore legato all’amianto: “uno studio iniziato a Siena, e pubblicato su Lancet Oncology, ha cominciato a dimostrare l’efficacia dell’immunoterapia in questi pazienti, tra i quali nel 15% dei casi si è registrata una riduzione della malattia“. Su queste basi, ha annunciato l’esperto, “sta per essere avviato uno studio più ampio, che coinvolgerà 500 pazienti in 180 centri in Italia”.