L’avanzata del Pd a livello nazionale si ferma a Modena e rimette in gioco gli equilibri tra partiti tradizionali e Cinque stelle dopo la batosta del risultato delle europee. Il candidato favorito nella roccaforte rossa, l’assessore regionale Pd Gian Carlo Muzzarelli, dovrà vedersela al ballottaggio con l’esponente del M5S Marco Bortolotti. È la prima volta nella storia del Comune che il centrosinistra non vince al primo turno e anche in questo caso, come accadde a Parma due anni fa, l’avversario per il candidato della coalizione sarà proprio un Cinque stelle.

Mentre nella vicina Reggio Emilia il renziano Luca Vecchi stravince con oltre il 57 per cento delle preferenze, il colpo più duro arriva nel Comune in cui il Pd alle europee ha superato il 55,6 per cento delle preferenze contro il 16,7 dei Cinque stelle. A Modena su 137.106 votanti, Muzzarelli ha raccolto 47.492 preferenze pari al 49,7 per cento. Una maggioranza risicata che non gli ha permesso di passare al primo turno, promuovendo invece Bortolotti, con il 16,3 per cento delle preferenze e 15.605 voti, alla possibilità di una vittoria. “Siamo la seconda forza politica di Modena, è un risultato importante, visto che partivamo praticamente da zero”, ha commentato il candidato Cinque stelle.

Nella città che spedirà in Parlamento europeo l’ex ministro Cecile Kyenge e la pentastellata Giulia Gibertoni, le due anime Pd e Cinque stelle degli elettori si confronteranno anche per la scelta del sindaco. Ma già solo il fatto di non avere raggiunto la maggioranza al primo colpo, per il centrosinistra è un segno di sconfitta. Dopo due mandati del sindaco Giorgio Pighi, il Pd in territorio comunale è arrivato alla prova delle urne diviso da mesi di veleni e malumori interni. Le polemiche seguite alle primarie di coalizione, con l’accusa di brogli da parte della sfidante di Muzzarelli, l’ex assessore Francesca Maletti, hanno innescato la fuga degli elettori dal candidato vincitore Muzzarelli ad altri lidi. Tra questi, sicuramente molti voti li ha presi l’ex assessore all’Istruzione della giunta Pighi Adriana Querzè, che ha deciso di non partecipare alle primarie, pur appoggiando Muzzarelli e di presentarsi da sola alla corsa elettorale. La sua lista “Per me Modena” ha passato la soglia del 7 per cento con 6755 voti, pescando dall’elettorato scontento dell’atteggiamento del Pd. “Serve un cambio di passo – ha detto Querzè, il cui appoggio ora sarà essenziale per spostare il peso degli elettori al ballottaggio – Su molti temi l’amministrazione ha fatto fatica a prendere una posizione, come il consumo di suolo o l’inceneritore, su cui invece noi abbiamo dato risposte”. 

Per il Movimento 5 stelle invece il risultato è in controtendenza con il dato nazionale e rappresenta già un traguardo. La storia del Movimento 5 stelle a Modena è stata piuttosto travagliata negli ultimi anni. Dopo l’espulsione dal M5S del consigliere di minoranza Vittorio Ballestrazzi, che ha tentato la corsa solitaria con una lista civica, e poi di Sandra Poppi, negli ultimi anni i Cinque stelle erano rimasti formalmente senza una rappresentanza in Comune, con il gruppo spaccato sui dissidi interni. Per questo arrivare come seconda forza politica nella roccaforte rossa modenese, secondo Bortolotti è già una vittoria. “I cittadini hanno apprezzato la serietà del nostro progetto”. Bortolotti, informatico di 45 anni attualmente disoccupato, si è distinto nella campagna elettorale per i toni pacati, molto diversi da quelli tenuti da Grillo a livello nazionale: “Sono rimasto semplicemente quello di sempre, ora dovremo cercare di parlare agli elettori per convincerli a seguire la nostra proposta”.

I punti di distacco tra i due sfidanti sono oltre 30 e anche se le possibilità di apparentamenti potrebbero salvare Muzzarelli, la sfida è aperta. Le urne hanno riservato una brutta batosta anche al senatore Carlo Giovanardi, che è sceso in campo per il Nuovo centrodestra, incassando solo il 4 per cento delle preferenze con 3790 voti, mentre la coalizione di centrodestra guidata da Forza Italia con Giuseppe Pellacani con 11968 voti ha raggiunto il 12,5 per cento.

A Modena il Pd teme di perdere il Comune, ma festeggia per il risultato dell’ex ministro Kyenge, che stempera le polemiche che hanno caratterizzato la campagna elettorale con la pentastellata Gibertoni che andrà insieme a lei in Europa, ma ci tiene a rimarcare l’importanza del risultato del suo partito. “Lavoreremo insieme per il territorio e per l’Italia, ma quello che conta è che il Pd ora è l’unico punto di riferimento” ha commentato, sottolineando come i risultati dei Cinque stelle siano frutto di una campagna di violenza verbale, che li ha penalizzati. “Quello che emerge – ha continuato – è che l’elettorato non ha apprezzato una campagna elettorale all’insegna della violenza verbale. Le parole vanno misurate e un leader politico deve avere un ruolo di educatore nel rispetto degli altri”.

A differenza di Modena, Reggio Emilia lo tsunami renziano ha incoronato al primo turno Luca Vecchi, delfino dell’ex sindaco e sottosegretario alla presidenza del consiglio Graziano Delrio. La guerra di piazze tra Grillo e Renzi che negli ultimi giorni di campagna elettorale aveva fatto sperare ai Cinque stelle nel ballottaggio contro il padrone di casa, è sfumata nella conferma del Pd come primo partito della città emiliana. Vecchi, con 46.673 voti e il 56,30 per cento, ha battuto il candidato Cinque stelle Norberto Vaccari, che si è fermato al 17,08 per cento (14141 voti), seguito di poco dalla coalizione di centrodestra di Donatalla Prampolini (13.3 per cento e 11.100 voti).