Uno per uno, aveva detto Matteo Renzi a quattro giorni dal voto. Doveva essere l’appello contro la tendenza astensionista (che è comunque uno dei dati principali delle elezioni europee) ed è invece diventata la fotografia della partita del Partito Democratico, un anno e pochi mesi dopo il capitombolo di Bersani. Voto su voto, il Pd non è diventato solo il primo partito (eccolo, il sorpasso), ma lo è diventato con numeri mai visti. Non solo a livello di percentuali (ridimensionate dall’affluenza più bassa della storia delle elezioni), ma soprattutto a livello assoluto. Renzi è riuscito a conquistare oltre due milioni e mezzo di voti: dagli 8 milioni e 646mila del 25 febbraio 2013 agli 11 milioni e 100mila di ieri. Ma soprattutto ne perdono sia il Movimento Cinque Stelle (sono andati in fumo quasi 3 milioni di elettori) sia Forza Italia (e anche considerando la scissione di Angelino Alfano). L’altro partito che incrementa rispetto alle Politiche dello scorso anno è la Lega Nord che torna a sfiorare la quota di un milione e 700mila voti. Aumentano voti anche i Fratelli d’Italia (ma non riescono a superare la soglia di sbarramento e quindi conquistare seggi all’Europarlamento), mentre si volatilizza il blocco che aveva scelto Mario Monti, la cui rappresentanza nel Paese è ormai ridotta al lumicino. Difficile il confronto dell’area di sinistra-sinistra, ma basti sapere che L’altra Europa con Tsipras ha conquistato praticamente gli stessi voti (un milione e 100mila, più o meno) della sola Sel nel 2013 (quando correva anche la defunta Rivoluzione Civile).

Il risultato del Pd tra i record delle elezioni europee
Il Pd sarà dunque il partito più rappresentato all’interno del gruppo del Partito socialista europeo che si insedierà a Bruxelles. E’ stato l’unico partito di governo a registrare un tale successo, ad eccezione di Fidesz del premier dell’Ungheria, Viktor Orban. Neanche l’amatissima (dai suoi) Angela Merkel riesce a fare tanto, mentre Cameron e Hollande hanno le mani nei capelli. Certo, i primati italiani sono lontani: alle Politiche del 1976 la Democrazia Cristiana mise insieme 14 milioni e 209mila voti, mentre alle Europee del 1979 (le prime della storia) raccolse 12 milioni e 774mila preferenze. Però il Partito democratico di Matteo Renzi è certamente la forza politica che ha conquistato più voti alle Europee nella “seconda repubblica”: nel 2009 il Pdl ne prese 10 milioni e 797mila ed era fino a ieri il risultato migliore. Ma la prestazione elettorale dei democratici è di tale portata che è tra le migliori dal 1994 a oggi anche in riferimento alle elezioni politiche (che, come si sa, richiamano molti più elettori alle urne). In pratica è il terzo risultato dopo quelli del Pdl e dello stesso Pd di Walter Veltroni delle elezioni del 2008. Un contesto nel quale intorno ai poli principali di centrosinistra e centrodestra cresceva l’entusiasmo anche per la fondazione dei partiti unici. Il Popolo delle Libertà (alla prima uscita) conquistò 13 milioni e 629mila voti, il Partito Democratico 12 milioni e 95mila voti. 

Il M5s perde 3 milioni di voti
Più facile osservare la tendenza del Movimento Cinque Stelle. Nel 2013 i voti raccolti furono 8 milioni e 691mila, mentre ieri il M5s si è fermato a 5 milioni e 784mila preferenze. Altri test indicativi non ce ne sono, perché le altre elezioni – che per i grillini erano andate malino – erano state tutte di carattere locale

La fuga dell’elettorato berlusconiano
Tra i tre partiti principali perde sensibilmente quota anche Forza Italia e questo a prescindere dalla scissione del Nuovo Centrodestra. Il Popolo della Libertà nel 2013 fu scelto da 7 milioni e 332mila persone, mentre a questo giro Forza Italia prende 4 milioni e mezzo di voti ai quali si dovrebbe sommare il milione e 100mila preferenze di Alfano (peraltro per l’occasione in cartello elettorale con l’Udc). Arrivare a oltre 7 milioni è dura. 

Scelta Civica rasa al suolo
L’ultimo dato significativo perché risalta all’occhio è quello di Scelta Civica, il partito fondato da Mario Monti nel solco del governo tecnico sostenuto dalle larghissime intese e dilaniato da scissioni e correnti appena approdato in Parlamento nel 2013. Scelta Europea (versione 2014) si presentava insieme a Fare per fermare il declino di Michele Boldrin e Centro democratico di Bruno Tabacci, ma non ha superato i 200mila voti, lo 0,71%. Tre partiti praticamente scomparsi nel nulla, quando Scelta Civica – da sola – finì oltre i 2 milioni e 800mila, Fermare il declino sfiorò i 400mila e Tabacci (anche lui con un movimento appena fondato insieme ai fuoriusciti dell’Italia dei Valori) contribuì alla “non vittoria” di Pierluigi Bersani con 167mila preferenze. Tre milioni di voti finiti nel nulla. O magari al Pd.