Doveva essere l’Eldorado di Beppe Grillo, il punto di forza del Movimento 5 Stelle, l’isola del tesoro in cui stracciare il Pd. E invece anche in Sicilia, prima storica roccaforte pentastellata, il trend è simile a quello del resto d’Italia: democratici ampiamente avanti col 34 per cento, Cinque Stelle staccati seppur soltanto di 7 punti percentuali. Risultato imprevedibile alla vigilia, dato che sull’isola il Pd è divorato ormai da mesi da violenti scontri interni. Una guerra intestina che aveva portato i democratici a scambiarsi pugnalate fratricide negli ultimi giorni della campagna elettorale: ecco perché nel day after gli ottocentomila voti raccolti dal Pd sembrano un’impresa.

Il partito di Matteo Renzi conquista tre seggi nella circoscrizione insulare: a Bruxelles andranno Renato Soru, primo degli eletti con 182 mila voti, la capolista Caterina Chinnici, figlia del giudice Rocco, forte di 133 mila preferenze, più l’outsider Michela Giuffrida, ex direttrice dell’emittente televisiva Antenna Sicilia (che fa capo a Mario Ciancio) appoggiata da Lino Leanza, già vicepresidente di Totò Cuffaro, capace di raccogliere più di novantamila voti. Fuori dai giochi rimane il professor Giovanni Fiandaca (nella foto), il giurista che rivendicava il garantismo come valore da sottrarre al centrodestra, fermo a 76 mila preferenze nonostante i numerosi endorsement raccolti ai piani alti del partito. Qualche voto in meno l’ha conquistato Michele Stancheris, ex segretaria del governatore Rosario Crocetta, che proprio negli ultimi giorni di campagna elettorale era diventato attore protagonista degli scontri interni al Pd. In Sicilia, in pratica, il test europeo è diventato l’ennesimo regolamento di conti tra le multiformi correnti democratiche. Ecco perché il segretario siciliano del Pd Fausto Raciti commenta in modo netto il flop della Stancheris: “Il presidente deve capire che il crocettismo è finito”.

E mentre si attende la replica del governatore e probabili terremoti all’interno del governo regionale, è impossibile non notare come il dato sull’affluenza racconti di come ben sei siciliani su dieci abbiano preferito non andare a votare. Astensionismo record, che ha forse influito sullo stop dei 5 Stelle, capaci comunque di eleggere due eurodeputati e di collezionare un record in Sicilia: con più di settantamila preferenze è infatti il siciliano Ignazio Corrao il deputato più votato d’Italia nel Movimento. “Mi è finita come la Danimarca agli Europei del 1992: da ripescata a campione d’Europa” commenta il diretto interessato al fattoquotidiano.it dopo una notte insonne nel piccolo comitato elettorale di Alcamo, la sua città d’origine. Corrao, trent’anni e una laurea in giurisprudenza, non era infatti tra gli originari vincitori delle europarlamentarie, le consultazioni online che Grillo aveva lanciato per comporre le liste degli aspiranti eurodeputati. Per entrare in lista l’attivista alcamese aveva dovuto attendere il rifiuto di un altro candidato a correre per Bruxelles, poi grazie all’ordine alfabetico era finito capolista. “Oggi mi ritrovo primo degli eletti dopo aver speso per tutta la campagna elettorale la cifre che altri candidati spendevano in giorno”.

Oltre a Corrao, i 5 Stelle spingono a Bruxelles anche Giulia Moi, che insieme a Soru e al forzista Salvatore Cicu porta a quota tre la pattuglia di sardi eletti al parlamento Europeo: un record. E nonostante l’estradizione imminente per il fondatore Marcello Dell’Utri, in Sicilia Forza Italia continua a sopravvivere, raccogliendo il 20 per cento dei voti ed eleggendo a Bruxelles due deputati. Tra loro non ci sarà però Gianfranco Miccichè, l’uomo simbolo del 61 a 0 del 2001, che oggi si è fermato a cinquantamila preferenze. E se il Nuovo Centro Destra sull’isola riesce nell’impresa di superare i 7 punti percentuali, portando a Bruxelles Giovanni La Via, rimane lontano il quorum per la Lista Tsipras.

In Sicilia poi c’è spazio anche per la Lega Nord, che ha raccolto più di ventiduemila voti sull’isola, arrivando anche ad essere il partito più votato in un comune: succede a Maletto, quattromila anime in provincia di Catania, dove il partito di Matteo Salvini ha raggiunto il 32 per cento delle preferenze. Forse solo un dato di colore, o magari l’indice dell’attuale situazione siciliana. Se a livello nazionale il voto è da considerarsi liquido, e quindi facilmente spostabile da un partito all’altro, in Sicilia, l’isola degli alambicchi e dei laboratori politici, si può forse parlare di un voto ormai allo stato gassoso.

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