Dopo le case, ora anche la chiesa. La piccola cappella di montagna del Duecento dedicata a Santa Maria Maddalena è ormai ufficialmente chiusa e inagibile. Per la prima volta da quando la grande frana riattivata dagli scavi per la Variante di Valico ha iniziato a far camminare verso valle la frazione di Ripoli, la Regione Emilia Romagna ammette che anche il luogo di culto, l’unico presente nel borgo, non potrà più essere frequentato dai fedeli. L’edificio e la sua canonica da luglio 2011 sino a oggi si sono mossi di almeno 16-17 centimetri. Il movimento non accenna a fermarsi e da tempo il parroco don Marco Baroncini si era lamentato dei gravi danni che gli scavi di due tunnel ai piedi del borgo stavano arrecando all’edificio.

 La Regione nel suo comunicato emesso nel pomeriggio di giovedì 15 maggio non nomina mai i lavori della Variante di valico e della sua galleria Val di Sambro, riconosciuti come causa della riattivazione della frana anche da una consulenza della procura della Repubblica di Bologna: “Chiudono in via precauzionale, con un’apposita ordinanza che sarà emessa nelle prossime ore dal sindaco, la chiesa e la canonica del centro abitato Santa Maria Maddalena di Ripoli, frazione di San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna. La decisione – si legge nel comunicato – è stata assunta in seguito al sopralluogo condotto nei giorni scorsi dal Collegio dei tecnici (organismo creato ad hoc per la valutazione dei danni della Variante a Ripoli, ndr) impegnato nel controllo del territorio: sono stati valutati i dati di monitoraggio dell’edificio e delle fessure presenti nella zona del presbiterio e nella vicina cappella invernale della canonica.

La chiusura temporanea del luogo sacro consentirà di svolgere un accurato rilievo delle strutture e delle lesioni, anche attraverso l’installazione di nuovi strumenti di indagine. Saranno posizionati appositi fessurimetri per valutare con esattezza l’entità dei movimenti e saranno effettuati studi accurati, in accordo con la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Bologna, per restituire all’antica chiesa di Ripoli agibilità e sicurezza”. “Quella della chiesa – ha affermato l’assessore regionale Alfredo Peri, che interviene nel comunicato – è una situazione a cui guardiamo con la massima attenzione, non solo per il suo valore storico-monumentale, ma anche per l’evidente funzione sociale e morale. È chiaro, quindi, che la priorità deve essere rivolta a garantire la massima sicurezza dei fedeli e la tutela del bene artistico”. Poi Peri, ancora senza nominare mai i lavori per la Variante di valico, dice che la frana a Ripoli è sostanzialmente ferma.

A leggere il comunicato della Regione infatti è come se si muovesse solo la chiesa, mentre il paese, dove decine di case sono state sgomberate, fosse invece fermo: “Si tratta di una situazione puntuale e circoscritta – spiega Peri – rispetto a un contesto dove il movimento franoso è sostanzialmente fermo. Lo attesta anche l’ultimo bollettino sui cedimenti e gli spostamenti nella frazione di Ripoli pubblicato sul sito del Comune di San Benedetto Val di Sambro”. Ma il paese non è “sostanzialmente fermo”, come dice l’assessore della giunta di Vasco Errani: il pilone del viadotto dell’Autostrada del sole che passa a monte del paesino ed è interessato dalla frana, si è spostato di almeno 15 centimetri da novembre 2011 a oggi. Prima degli scavi, il borgo montano si muoveva invece, al massimo, di 2,7 millimetri l’anno. La Regione e il Comun di San Benedetto Val di Sambro, spiega il comunicato, hanno immediatamente richiesto l’intervento di Società Autostrade per l’Italia, “in analogia con quanto previsto dal Protocollo operativo sottoscritto con la Prefettura di Bologna”. “D’intesa con la proprietà e la Soprintendenza – scrive Peri – si tratta ora di definire il merito degli interventi necessari per restituire alla comunità un bene più sicuro e che possa rispondere al meglio alla propria funzione”.

A ilfattoquotidiano.it il parroco don Marco Baroncini, che a nome della sua parrocchia ha in corso una causa civile in tribunale contro Autostrade per l’Italia per avere un risarcimento dei danni, spiega che la dichiarazione di inagibilità era nell’aria: “Sempre più spesso negli ultimi mesi mi erano arrivate lettere in cui Autostrade sosteneva che se fosse successo qualcosa alle persone la colpa sarebbe stata di chi non faceva entrare a fare i controlli”. Il prete infatti per lungo tempo non ha accettato i controlli sulla sua chiesa da parte di enti o società che non fossero terzi rispetto alla società concessionaria della Variante di valico. Nel marzo 2012, quando il sacerdote aveva riaperto al culto l’edificio (dopo averlo chiuso per oltre un anno di sua spontanea volontà), la società dei Benetton, con una lettera indirizzata anche a tutti gli enti pubblici, aveva scaricato ogni responsabilità per eventuali danni alle persone proprio su di lui che non permetteva le verifiche.

Subito è arrivato il commento di Dino Ricci, portavoce del comitato dei cittadini di Ripoli: “Come la chiesetta – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it – il paese è in frana e continuerà a muoversi. Frane di queste dimensioni non si fermano, gli scavi sotto la chiesa sono passati da due anni e nonostante le promesse si muove ancora tutto: chi è che paga per le nostre case che ormai non valgono più niente? Ci aspettiamo – conclude Ricci –che il ministero delle Infrastrutture e l’Anas creino una commissione che si prenda carico di gestire i disastri della galleria Val di Sambro”. Durissima invece la reazione del consigliere regionale Andrea Defranceschi, uno dei pochissimi politici a occuparsi della questione in questi anni, che invita lo stesso Peri a fare una denuncia: “Dopo aver serenamente dormito per tre anni sulle denunce di chi lo allertava del grave stato in cui versava il bene storico-artistico di cui sembra tanto preoccupato – scrive in una nota Defranceschi – sono certo che l’improvviso allarme che ha destato l’assessore Peri lo avrà portato a eseguire pronta denuncia alla Procura della Repubblica per i reati di danneggiamento di beni di valore storico-artistico”. Poi Defranceschi prosegue: “Peri ha l’obbligo di denunciare la società Autostrade S.p.a per i danni causati al nostro patrimonio artistico”. E conclude: “In caso di risposta negativa, provvederò io stesso alla denuncia, informando al contempo la Procura, dell’omissione di atti d’ufficio dell’assessorato”.