Il Consiglio superiore della magistratura non ascolterà in una nuova audizione il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo. Era stato lui stesso a chiedere in una nota inviata ieri a Palazzo dei marescialli di poter essere sentito per smentire le ricostruzioni fornite in un precedente documento trasmesso dal procuratore capo Edmondo Bruti Liberati. Le due commissioni che stanno svolgendo l’istruttoria sul caso degli scontri all’interno della Procura di Milano hanno deciso anche che a Robledo e Bruti saranno inviate le rispettive note, dando loro tre giorni di tempo per fornire chiarimenti sul caso del doppio pedinamento nell’inchiesta sull’Expo

A confermare la responsabilità di Alfredo Robledo per quest’ultima vicenda è intervenuta la pm di Milano Ilda Boccassini, nella sua audizione al Csm. “Purtroppo il doppio pedinamento è avvenuto” ha detto la pm. “Erano tutte e due forze della Guardia di Finanza di Milano”, ha spiegato Boccassini a proposito degli uomini che stavano eseguendo i pedinamenti. I militari che lavoravano con i pm Gittardi e D’Alessio, ha raccontato Boccassini, hanno “fatto 3.000 passi indietro appena” hanno “visto i colleghi che erano sullo stesso osso e se ne sono andati”. Il procuratore aggiunto di Milano ha raccontato che la vicenda è accaduta “in tempi recenti, quando le richieste di misura cautelare erano già state inoltrate all’ufficio del gip”. Per spiegare il clima di tensione in cui lavora la Procura di Milano, la Boccassini ha raccontato di aver recentemente ricevuto una lettera “che conteneva proiettili”, era indirizzata “alla posta dell’ufficio di sorveglianza”. Ho “ricevuto gli ultimi proiettili” quando “pochi giorni fa si sono decisi, non dal mio ufficio nè sulla mia persona, i servizi sociali al presidente Berlusconi”.

Bruti Liberati in un documento aveva accusato il suo aggiunto di essere responsabile di un doppio pedinamento nei confronti di un indagato dell’inchiesta sull’Expo, ma Robledo aveva smentito totalmente la vicenda, allegando anche una nota della Guardia di Finanza per escludere qualsiasi sovrapposizione nell’indagine. 

In merito allo sconto che da settimane va avanti all’interno della Procura lombarda l’Associazione Nazionale Magistrati ha fatto sapere che c’è il “grave rischio di delegittimazione di uno degli uffici da sempre più esposti nel contrasto alla corruzione e alla criminalità organizzata, con attività di indagine che già in passato hanno trovato plurimi riconoscimenti in sede processuale”. L’Anm chiede anche “nel pieno rispetto dell’autonomia del Consiglio Superiore della Magistratura” che “sia l’organo di governo autonomo a compiere e a concludere, nel tempo più breve, gli accertamenti necessari, anche allo scopo di preservare la serenità che occorre ai colleghi milanesi nel loro impegno quotidiano e di tenere indenne l’esercizio della funzione giudiziaria da ogni rischio di attacco strumentale, alimentato anche dalla diffusione di notizie e indiscrezioni relative a fatti ancora oggetto di accertamento”.

La Settima commissione del Csm, che si occupa dell’organizzazione delle procure, dovrebbe trarre le sue conclusioni martedì. Secondo indiscrezioni ci sarebbe già una maggioranza favorevole all’archiviazione del caso.