Troppi edifici scolastici senescenti, insicuri e posti in aree a rischio. Dal 2002, anno in cui il terremoto distrusse la scuola di San Giuliano di Puglia e insieme a lei la vita di 27 bambini e di una maestra, a distanza di 12 anni, ci si chiede cosa sia stato fatto, se dall’ultimo rapporto annuale di Legambiente, Ecosistema scuola, sulla qualità delle strutture e dei servizi della scuola di 94 capoluoghi di provincia, emerge che il 37,6% delle scuole ha bisogno di interventi di manutenzione urgente, il 40% sono prive del certificato di agibilità, il 38,4% si trova in aree a rischio sismico e il 60% non ha il certificato di prevenzione incendi.

Il crollo della scuola di San Giuliano (unico edificio a sgretolarsi nell’area interessata dal sisma) è il simbolo del degrado e dell’incuria; il “Parco della Memoria a San Giuliano di Puglia” nato sulle sue rovine e progettato da SUDARCH (Italia) + MN (Spagna) dovrebbe ricordare ai governi impegnati nella cieca e irresponsabile azione di tagli della spesa pubblica, quelle che sono le priorità di ogni società che voglia considerarsi civile.

Frutto di un concorso internazionale di progettazione nel 2006, il Parco della Memoria è stato terminato nel 2011, un’area di 5000mq per ricordare lo strazio e le piccole vittime attraverso un lungo percorso di silenzio e meditazione. I corpi illuminanti alti e sottili come giunchi si flettono docilmente al vento, a testimoniare come tutto sia fragile e come “edifici, ponti e torri che stanno su contro il vento, con forza, con difficoltà, virilmente. E qualche volta crollano” (Fiber Wave) ma la loro luce serve anche a non far calare il buio dell’oblio su una tragedia determinata dalla responsabilità dell’uomo: i costruttori, i progettisti il tecnico comunale e l’allora sindaco sono stati definitivamente condannati dalla Corte di cassazione.

Riproporre le immagini del Parco della Memoria di San Giuliano serve a rammentare – oltre i facili annunci e gli slogan politici– quanto sia prioritario, urgente e inderogabile la manutenzione, la messa in sicurezza e la riqualificazione dell’edilizia scolastica. Fino a quando ci saranno scuole nelle quali ogni giorno ragazzi e bambini affrontano l’incognita dell’incolumità, l’Italia non potrà “cambiare verso” o “essere una nazione competitiva” perchè molto più banalmente, non potrà considerarsi un Paese civile.