“Per laggiù credo di fare… di dire delle cose interessanti che ti dirò lunedì perché mi ha chiamato di nuovo oggi… perché quello lì è un mio collega Ministro di là, punto!”. Questa è una delle tante intercettazioni tra Claudio Scajola e Chiara Rizzo, moglie dell’ex parlamentare di Forza Italia, latitante e condannato a 5 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

Gli investigatori della Dia, guidati dal colonnello Gianfranco Ardizzone e dal suo vice Nando Papaleo, non hanno dubbi: il braccio destro di Berlusconi, per molti anni mente organizzativa di Forza Italia, ha aiutato Matacena nel tentativo di raggiungere Beirut.

“Non c’è una sola telefonata”. Durante la conferenza stampa, il procuratore Federico Cafiero De Raho ha chiarito subito che gli elementi a carico di Claudio Scajola sono tanti. A partire dai numerosi colloqui con la moglie di Matacena, con la quale era in costante contatto e a cui offriva il completo sostegno: “Qualunque cosa… qualunque cosa, telefono libero! Mi chiami e mi chiedi, anche per telefonate di 30 secondi, qualunque cosa, hai capito?”.

Oppure: “Lo spostiamo in un posto più sicuro e molto migliore, ma più vicino anche”. Scajola tranquillizza Chiara Rizzo. La telefonata risale al 12 dicembre del 2013 alle ore 12.12. Nella conversazione, sostiene il giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria, emerge che “alcuni soggetti si stanno attivando per spostare Matacena da Dubai verso altro Stato”.

Ed è a questo punto che Scajola dimostra di conoscere la destinazione del latitante. Nel caso in cui il progetto andasse a buon fine “sarebbe un capolavoro”. E ai dubbi della moglie di Matacena (“ma tu sei in grado, se lui dice che questa persona lo può spostare?”), l’ex ministro di Forza Italia risponde: “Io ho lavorato, Ciccia, capisci?… Ho lavorato grosso e adesso sto decidendo di andare a Roma”.

Una figura chiave per garantire la latitanza a Matacena sarebbe stato Vincenzo Speziali con il quale Scajola si è visto per discutere del progetto criminale. Nipote dell’omonimo parlamentare di Forza Italia, Speziali vanta entrature importanti in Libano avendo sposato Rizk Joumana, la nipote dell’esponente politico Amin Gemayel, presidente del governo libanese dal 1982 al 2ì1988 e capo delle “falangi libanesi”. Una parentela che però oggi l’interessato smentisce: “Non c’è nessuna parentela tra mia moglie e l’ex presidente libanese”, dice all’Ansa Speziali da Beirut.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, i magistrati eseguono un’attenta analisi dei rapporti tra Scajola e Speziali che contatta l’ex ministro “con due diverse utenze libanesi”.

“Il progetto di spostare il Matacena – riassume la Dia in un’informativa – da Dubai verso il Libano è collegato al possibile esito fissato per il 20 febbraio, del procedimento pendente (a Dubai contro il parlametare, ndr). I due colloquianti temono che Dubai possa autorizzare l’espulsione di Matacena e il conseguente avvio delle procedure estradizionali verso l’Italia per scontare la pena”.

Scajola ha fretta di far trasferire il suo amico in Libano e “salvarlo” dal carcere. “Ho riferito a quella persona – si sente in un’intercettazione – che più i tempi sono celeri, meglio sarebbe per il semplice motivo…. che il 20 febbraio… là ci sarà una decisione! Allora se la decisione poi non fosse positiva…”. L’inchiesta Breakfast ha consentito agli uomini della Dia “di comprendere a pieno le ragioni della particolare influenza dello Speziali (indagato anche per concussione, millantato credito ed estorsione ai danni dell’Asl di Crotone), legata alla capacità di intrattenere rapporti privilegiati con apparati istituzionali libanesi in grado di favorire l’introduzione in quel territorio di Matacena”. Rapporti privilegiati dimostrati anche dal fatto che il 9 maggio 2013 Vincenzo Speziali ha accompagniato Gemayel a far visita alla tomba di Andreotti.

L’anno precedente, il 3 marzo 2012, il capo delle falangi libanesi si è recato in Calabria dove è stato ricevuto dal Presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico e dall’allora senatore Vincenzo Speziali, zio del faccendiere di Scajola e presidente della Sacal, la società che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme.