In quel capolavoro che è House of Cards, a un certo punto il deputato democratico Kevin Spacey dice: “Ho cambiato i parametri delle mie promesse”. Lo speaker della Camera gli risponde esterrefatto: “Ma questo è mentire!”.

E lui: “No, questa è politica”.

Un dialogo che mi ha fatto venire subito in mente il premier Renzi: non cambia anche lui, continuamente, “i parametri delle sue promesse”, o – per dirla con le sue parole – “cambia verso” ogni giorno, al punto che si fa fatica a stargli dietro?

Ma guai a dire che “mente”. “E’ la politica, bellezza”.

A 70 giorni dal suo insediamento un bilancio però è necessario. E non è esattamente positivo.

Le cose fatte si riducono a due: il decreto lavoro, che aumenta la precarietà, ed è stato approvato solo grazie al ricatto della fiducia; e il bonus di 80 euro per i lavoratori dipendenti, le cui coperture sono ancora “ballerine” (alla fine pagheranno i cittadini con i tagli previsti a Comuni e Regioni?) ed è assicurato solo per quest’anno. Per sapere se diventerà strutturale, favorendo davvero la spinta dei consumi e la crescita, bisognerà aspettare la Legge di Stabilità di ottobre e si dovranno trovare ben 14 miliardi. Mica bruscolini.

Quanto al resto (taglio dell’Irap del 10% alle imprese, F35, riforma della pubblica amministrazione…) siamo ancora a “carissimo amico”, come si dice a Roma.

Soprattutto, sono in altissimo mare le due riforme – quella elettorale e quella del Senato – grazie alle quali Renzi ha conquistato Palazzo Chigi. Chissà se si faranno mai. Sicuramente non nei tempi promessi, vale a dire prima delle europee. Anche perché è proprio su queste riforme che Berlusconi fa “ballare” Renzi, facendolo andare sotto o salvandolo nel voto a seconda degli interessi quotidiani e di quello che ottiene in cambio. Un giorno gli fa fare un bel casqué e il giorno dopo lo tira su, solo però se promette l’agognato (da Berlusconi) presidenzialismo. E tutti gli italiani ad assistere a questo ballo sul Titanic, ahimè.

Certo, a Renzi l’energia e la faccia tosta non mancano, solo che l’impressione è di quello che urla: “Non mi fermerete! Non fermerete la rivoluzione!”, ma poi sta fermo.

Meglio ancora: per citare l’immenso Altan, si ha l’impressione che quell’ombrello che il “cavalier banana” cercava ostinatamente di infilarci, sia arrivato a destinazione. E manco ce ne accorgiamo.