Autodenuncia: questo post è intriso di conflitto d’interesse. In quanto tale, richiede lettori conflittuali.

Matteo ha a cuore il job. Diamogli una mano, invece di criticarlo sempre.

Il job per eccellenza nel nostro paese potrebbe servirlo la ristorazione: il Pil può tranquillamente farlo il turismo da solo, senza l’Ilva e senza la Fiat (la costa di Taranto sarà più belle, e a Torino si può andare in vacanza a vedere la Mole, il Museo Egizio oppure, per i cultori del genere, per visitare la prima sedie mondiale di quel colosso che diventerà Eataly). I turisti, specie in tempi di fregola gastronomica diffusa, mangiano al ristorante. Tant’è vero che il borsino delle professioni indica ai primi posti delle categorie più facilmente occupabili rispettivamente cuochi e camerieri. La puntina incantata che inceppa il settore è il reticolo di norme a metà tra i Borboni e lo zar.

Nella mia veste di cameriera, tra un apparecchio e uno sparecchio, ho pensato: diamo una mano a Matteo, prepariamogli qualche slide sulle riforme che vorremmo vedere. E immaginiamo i giovani non solo in qualità di apprendisti, ma anche di coraggiosi imprenditori di se stessi. Non ci hanno detto loro che il lavoro dobbiamo inventarcelo?

Riforma numero 1: l’extra è l’essenza. Sapete quando andate al ristorante e c’è il pienone e il servizio è lento e voi dite «Avrebbero anche potuto assumere un cameriere extra se sapevano di avere tutta ‘sta gente». Questa è la prima riforma: cancellare l’editto che impone al ristoratore di notificare la chiamata di un cameriere o aiuto extra entro il giorno precedente (ma esistono, pare, varianti regionali pure peggiori), tramite apposita email con posta certificata al Ministero. Ecché, ci abbiamo la palla di vetro noi ristoratori per sapere se poi alle sette di sera del giorno dopo la gente si rilassa e decide di prenotare all’ultimo momento? Matteo, rifletti. La norma, così com’è, è peggio di un labirinto col minotauro da tutte le parti. Ecco un ventaglio di soluzioni, tutte fallate.

Soluzione a in nome della legalità: il ristoratore rifiuta le prenotazioni tardive in quanto non è più in grado di adempiere agli obblighi di legge (e magari, già che c’è, si dà anche una martellatina sugli zebedei e una grattatina col cilicio, e fa voto di castità).

Soluzione b io speriamo che me la cavo, detta anche del segno della croce: siccome devi far ricca la banca che ti pratica l’anatocismo, tu ristoratore quei dieci tavoli prenotati tra le sei e le otto di sera non li puoi proprio rifiutare, e neanche puoi servire da solo quaranta clienti. Chiami l’aiuto extra, e speri che un qualche dio ti protegga dalla rovina che ti si abbatterà addosso: dovendo compiere un reato, pare infatti che sia considerata meno grave la violenza sui minori.

Soluzione c detta dell’ipocrisia governativa: il governo ci dà la mano (ma solo per farci lo scherzo della puntina da disegno), e dà facoltà di nominare un extra elettivo (una specie di “unto” del ristoratore, che si può ingaggiare per la serata legalmente a qualunque ora). Il povero ragazzo in questione, firmando l’accordo, si impegna a tenere l’orecchio incollato al cellulare finché il ristoratore lo chiama e, soprattutto, a non prestare lavoro presso altri per tutto il periodo della durata del contratto, accontentandosi di un mensile decurtato dell’80%. Proprio così: se il ristoratore in questione non lo chiama (o se non lo chiama un numero sufficiente di volte per guadagnare di che vivere), l’extra non può lavorare altrove nemmeno per una sera, ha firmato e deve morire di fame, legalmente però (son soddisfazioni). Dico, ma nemmeno le olgettine son vincolate alla fedeltà in assenza di prebenda!

Tacciamo per amor di brevità circa il pratico codice numerico di venti caratteri da digitare sul cellulare per sveltire le assunzioni di extra il sabato sera, quando il commercialista non ti assiste perché è pure lui al ristorante. Matteo, seriamente: chi le pensa ‘ste minchiate? Va bene che te le sei trovate già in corso d’opera, ma chiunque sia stato, riformalo.

Soluzione d (alternativa del taglione): fornire ai ristoratori la lista di nominativi dei politici implicati nell’emanazione dell’editto, di modo che gli si possa rifiutare il tavolo ogni qual volta ardiscono prenotare il ristorante con meno di ventiquattr’ore di anticipo – visto che lo sanno, loro, l’ordito delle norme che han tramato!

Riforma n. 2: la burocrazia della salute con annessi salassi. Sulla visita medica a cui sottoporre i dipendenti non ci piove: d’accordissimo, vogliamo che il nuovo assunto sia sano. Ma perché non lo può certificare il suo medico curante, che by the way è già pagato dallo Stato, e il neo-dipendente deve invece sottoporsi a una costosissima visita medica del costo di 110 euro a carico del ristoratore? Se poi il dipendente in questione se ne va via dopo tre giorni perché realizza che lavorare in un ristorante costituisce serio impedimento al trascorrere il sabato sera con la fidanzata, si ricomincia daccapo: altri 110 euro per far visitare il prossimo.

Proposta: visita medica sì, ma fatta dal medico curante del lavoratore con ticket a tariffa umana, a cura del lavoratore (così non va rifatta ogni volta che cambia lavoro, ma “viaggia” con lui, e va rifatta a scadenze regolari, per esempio ogni due anni).

Riforma n. 3: Farinetti docet, i sindacati imparino. Veniamo al capitolo stipendi: urge un patto con i sindacati. Prendiamo esempio da Farinetti, criticato perché dà “solo” mille euro al mese ai ragazzi che lavorano da Eataly. Il Re Mida del cibo obietta: «Il ragazzo ne prende solo mille, a me però costa 2.500». Se Farinetti sborsa senza tema 2.500 euro, per lui non farebbe differenza dare 1.500 al ragazzo e solo 1000 allo Stato, no? Idem con più o meno patate per qualunque ristoratore imprenditore. Le nuove trattative devono mirare a dare di più al lavoratore, e subito. Del doman non v’è certezza. In questo modo diamo anche una mano allo Stato e ai rappresentanti politici, che avranno a disposizione budget più risicati per i loro acquisti a spese nostre di sex-toys, aragoste, mutande, feste imperiali, etc.

…continua