Non si sono ancora arresi. La protesta dei vincitori del Tirocinio Formativo Attivo, il nuovo percorso di abilitazione all’insegnamento avviato nel 2012, prosegue ormai da più di un anno. E domani arriverà davanti alla sede del Ministero dell’Istruzione. Per ripetere la richiesta di sempre: dare un valore al titolo abilitativo guadagnato superando tre prove concorsuali. E poter finalmente insegnare. I “tieffini” sono circa 11mila. Docenti a tutti gli effetti, ma senza una cattedra: sono stati esclusi al contempo dall’ultimo concorsone, dalle graduatorie ad esaurimento (le cosiddette GaE, che regolano l’altro 50% di assunzioni che non avviene per concorso) e ad inizio 2013 persino dalle Graduatorie d’Istituto, da cui si attinge per le supplenze.

Se le prime sono chiuse per legge e salvo sorprese resteranno tali, le seconde riapriranno a breve, in vista del prossimo anno scolastico. Ma qui subentra un altro problema: il Pas (anche noto come “Tfa speciale”), con cui il Ministero abiliterà circa 70mila docenti che hanno maturato almeno tre anni di supplenze fra il 1999 e il 2013. Una “sanatoria” che ha scatenato da subito le proteste dei “tieffini”. “Verremo scavalcati in graduatoria da decine di migliaia di colleghi che hanno più anni di servizio, ma a differenza nostra non hanno superato alcuna prova concorsuale”, sostengono. Col rischio di rimanere ancora a lungo (almeno fino al bando del prossimo concorso) disoccupati.

Per questo i vincitori del Tfa 2012 il 17 aprile, a partire dalle 10, si ritroveranno in viale Trastevere, a Roma. “Non potremo essere tutti 11mila, ma ci saranno rappresentanze di tutta Italia”, spiega Arianna Cipriani, portavoce del Coordinamento nazionale Tfa ordinario, che ha organizzato la manifestazione. “Vogliamo continuare a far sentire la nostra voce”. I destinatari del messaggio sono ovviamente i vertici del Miur. Una delegazione sarà ricevuta in mattinata dal capo di gabinetto Alessandro Fusacchia, che farà da tramite col ministro Stefania Giannini. Le richieste dei tieffini si muovono in due direzioni: possibilità di stabilizzazione (tramite concorso o graduatoria); e differenziazione rispetto ai Pas.

“Noi siamo a favore dei concorsi”, spiega Cipriani. “Ma siccome non ci pare che il Ministero abbia intenzione di emanare in tempi brevi un nuovo bando, chiediamo di mantenere il doppio canale di assunzione. E di dare un valore al nostro titolo, inserendoci nelle graduatorie ad esaurimento”. Altrettanto netta la contrapposizione nei confronti dei beneficiari del Pas: “Sono nostri colleghi e non abbiamo nulla contro di loro personalmente. Siamo contro il loro percorso”, prosegue Cipriani. “È una grande bugia quella che dipinge i Pas come i precari storici della scuola: anche noi lo siamo. L’età media dei tieffini è superiore ai 38 anni, non siamo solo dei neolaureati impazienti, come sostiene qualcuno. L’unica differenza è che noi abbiamo vinto un concorso, loro no”.

Per questo gli abilitati ordinari chiedono che nelle graduatorie d’istituto venga inserito solo chi è già abilitato (non i Pas, dunque, che potrebbero entrarci “con riserva”). Ma soprattutto pretendono un diverso valore per i due titoli di abilitazione. Argomento su cui anche il Miur si è detto d’accordo, prospettando però una differenziazione non di fascia, ma di punteggio. Mentre i tieffini si aspettano uno stacco molto ampio, di “almeno 20 punti”. Altrettanto difficile venga esaudita la richiesta di riapertura delle GaE: gli abilitati si accontenterebbero di entrare in quarta fascia. Ma ci vorrebbe un provvedimento ad hoc del governo, visto che le graduatorie sono chiuse per legge. E l’intenzione del Ministero è di dismetterle il prima possibile, non integrarle. La battaglia dei tieffini, dunque, si annuncia lunga e difficile. Ma il coordinamento si mostra ottimista. “Siamo fiduciosi. Rispetto alla precedente gestione della Carrozza, sentiamo che il ministro Giannini ed il suo staff sono molto più attenti al problema”. Anche perché, conclude Cipriani, “in gioco non ci sono solo i nostri interessi personali: dalla nostra battaglia dipende la credibilità del sistema di reclutamento e della scuola italiana”.

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