Il mondo della scuola italiana è di nuovo nel caos. E stavolta la polemica riguarda il Tirocinio Formativo Attivo, avviato nel 2012 in sostituzione delle vecchie Ssis (le Scuole di Specializzazione all’Insegnamento Secondario, chiuse nel 2009) per regolare l’abilitazione all’insegnamento. Neanche il tempo di far partire i corsi del Tfa ordinario, che il Ministero dell’Istruzione si appresta a istituire il Tfa speciale. Il decreto – approvato all’unanimità dalla VII Commissione di Camera e Senato, ora in attesa della firma del Ministro Francesco Profumo – prevede l’ammissione a nuovi corsi abilitanti per tutti coloro che, a partire dal 1999 e fino al 2011, possono vantare un servizio di tre anni di supplenze, da un minimo di 180 giorni l’uno. “E’ una cosa indegna, siamo di fronte all’ennesima sanatoria”, accusa Alessandra Cenerini, presidente dell’Adi (Associazione Docenti Italiani), in prima linea nella protesta che si è scatenata sul web. Il termine ‘sanatoria’ al Ministero non piace, ma si tratta di un vero e proprio colpo di spugna, che a pochi mesi di distanza dalla pubblicazione delle graduatorie, vanifica di fatto gli esiti del concorso per il Tfa ordinario. E con essi gli sforzi dei circa 20mila aspiranti insegnanti, che per guadagnarsi l’accesso ai corsi avevano dovuto sostenere ben tre esami (un test a risposta multipla, una prova scritta ed una orale) spalmati su diversi mesi.

Nelle intenzioni del Ministero, il Tfa avrebbe dovuto rappresentare uno step importante del percorso per la carriera da insegnante: il bando era stato concepito con un numero di posti limitato e con delle prove d’accesso molto severe, per corrispondere alle esigenze e alle capacità di assorbimento del mondo del lavoro. Adesso, invece, l’abilitazione verrà concessa, senza alcun esame preselettivo, ad oltre 70mila persone. “Tutta gente – sottolinea l’Adi – che ha partecipato al concorso per il Tfa ordinario (dove già le supplenze svolte avevano un peso decisivo in graduatoria), senza superarlo. E che negli anni passati aveva avuto tante altre possibilità, con sanatorie analoghe e con le Ssis. Diciamo sempre che bisogna premiare il merito nella scuola. Questo provvedimento va esattamente nella direzione opposta: raccatta gli scarti e penalizza i giovani preparati che hanno fatto tanti sacrifici per entrare al Tfa”.

Il Ministero, però, rispedisce ogni accusa al mittente. Lucrezia Stellacci, Capo Dipartimento per gli ordinamenti scolastici, spiega al fattoquotidiano.it le ragioni del Tfa speciale: “Abbiamo deciso di intervenire perché ci siamo accorti che c’era un errore a monte del Tfa ordinario: la programmazione era stata fatta solo sulla base del turn-over, ossia del numero di insegnanti che si prevede potranno essere assunti nei prossimi anni. Ma oltre ai docenti di ruolo, nella scuola insegnano anche tantissimi precari. E non ci sembra giusto che in aula entri gente che ha solo il titolo di studio e non l’abilitazione: abbiamo oltre 100mila supplenze l’anno da coprire, per questo abbiamo deciso di allargare i cordoni del Tfa”. “L’errore – conclude – è stato fatto dalla gestione precedente, non dalla nostra”. Il Ministero, però, promette quantomeno di scongiurare la possibilità che gli abilitati del Tfa speciale possano scavalcare in graduatoria quelli del Tfa ordinario, in virtù proprio delle supplenze svolte: “Stiamo studiando una differenziazione fra i due titoli”.

Nonostante quest’ultima rassicurazione, restano in piedi le obiezioni mosse da chi vede nel provvedimento un passo indietro rispetto a quanto fatto nel 2012. “Non è certo regalando l’abilitazione che si crea personale qualificato”, ribatte la Cenerini, che si dice preoccupata non solo dell’ingiustizia nei confronti degli ammessi al Tfa ordinario, ma anche dell’impatto che il Tfa speciale avrà sul mondo del lavoro: “Buttiamo a mare quello straccio di programmazione che avevamo. L’Italia è l’unico Paese privo di un percorso professionale credibile per l’insegnamento: continuiamo a sfornare docenti senza cattedra, e a rinviare la soluzione di tutti i problemi ai fantomatici concorsoni”. Senza dimenticare un altro aspetto: secondo l’Adi, il Tfa speciale (che nasce come ‘una tantum’ ma potrebbe costituire un precedente pericoloso in futuro) rischia di alimentare il sistema di sfruttamento dei giovani insegnanti da parte delle scuole paritarie. Dove, non è un mistero, molti ragazzi accettano di lavorare gratuitamente (e a volte persino di pagarsi i contributi), pur di raggranellare qualche punto in più in graduatoria. “Invece di combattere questo meccanismo perverso, di fatto lo si legittima dando valore abilitante alle supplenze, spesso effettuate in barba ad ogni principio di legalità”.

Per tutte queste ragioni, l’approvazione del Tfa non va giù a molti. L’Adi ha già raccolto più di mille firme tra corsisti e docenti di tutta Italia, e ci sono state anche alcune manifestazioni di protesta (l’ultima qualche giorno fa, all’Università di Chieti). Ma la decisione è presa: come confermato anche al fattoquotidiano.it, il Ministero non intende fare marcia indietro. Perché l’iter legislativo si completi ci vorranno un paio di settimane. Poi il Tfa speciale diventerà realtà. I corsisti del Tfa ordinario, sostenuti dall’Adi, hanno già annunciato l’intenzione di fare ricorso al Tar. “Speriamo di non essere costretti a portare in tribunale i problemi della scuola”, dicono. A quanto pare lo saranno.