In attesa dei nomi dei nuovi manager pubblici, una cosa è certa: la “svolta” annunciata dal premier Matteo Renzi costerà cara alle casse delle aziende partecipate dallo Stato. Ogni amministratore delegato di peso che se ne va, infatti, porta con sé una ricchissima buonuscita. Così basta una rapida somma per scoprire che gli addii di Paolo Scaroni all’Eni, di Fulvio Conti all’Enel, di Flavio Cattaneo a Ternadi Mauro Moretti alle Fs, di Massimo Sarmi a Poste italiane e di Domenico Arcuri a Invitalia si tradurranno in un esborso vicino ai 20 milioni di euro. Secondo il settimanale L’Espresso, nel dettaglio, Scaroni – arrivato al termine del terzo mandato – avrebbe diritto a 8,3 milioni tra indennità per la risoluzione del rapporto di lavoro, compenso per l’impegno a non lavorare per concorrenti del Cane a sei zampe nei successivi 12 mesi, incentivo annuale e conguaglio previdenziale. Conti, da parte sua, ne intascherebbe 6,4, ma solo se il governo decidesse di “pensionarlo” tout court: non avrebbe invece un euro se gli venisse affidato un incarico “equivalente o di maggiore significatività professionale” (nel suo caso potrebbe trattarsi solo della presidenza di Eni). Quanto a Cattaneo, in caso di mancata conferma nel ruolo di direttore generale (per quello di ad nulla gli è dovuto) ne prenderebbe 2,4. In totale fanno già 17,1 milioni. E su questo fronte non c’è spending review che tenga: l’azionista di riferimento, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, non potrà metter bocca sull’ammontare degli esborsi, che sono nero su bianco nei contratti dei supermanager e sono stati approvati dai Comitati per la remunerazione dei rispettivi gruppi.  

Non è noto, invece, a quanto avrebbero diritto, in caso di (molto probabile) uscita, Massimo Sarmi, al timone delle Poste dal 2002 e titolare di uno stipendio da oltre 2,2 milioni, Moretti – che lo scorso anno ha guadagnato oltre 870mila euro – e Arcuri, ad di Invitalia, la cui busta paga 2012 è ammontata a 788mila euro. Ma si tratterà, è lecito immaginare, di cifre importanti. Facile, quindi, che il totale lieviti (stando bassi) oltre quota 20 milioni. Fa eccezione Alessandro Pansa, ad di Finmeccanica: il manager – alla guida di piazza Monte Grappa già dai tempi di Pier Francesco Guarguaglini – ha rinunciato “all’applicabilità di qualsiasi trattamento di fine mandato in caso di cessazione dalla carica”.