A Fabrizio Cicchitto ricorda i provvedimenti i primi governi Berlusconi. Per il Movimento Cinque Stelle assomiglia al pesce rosso che è spuntato su una delle sue slide. Si sprecano le battute sul venditore di pentole e su Mastrota (Meloni-La Russa, c’è concorrenza a destra) e addirittura su Jep Gambardella (il leghista Gianluca Pini). I sindacati lo accusano di avergli rubato le idee: “Non ha voluto confrontarsi con le parti sociali, ma siamo contenti che abbia preso a mani piene tutta la nostra impostazione. Lo sta facendo senza poterlo dire” dice Raffaele Bonanni. Ma del maxi-piano economico presentato da Matteo Renzi quello che finisce nel mirino sono soprattutto le coperture. Lo dicono i deputati Cinque Stelle: “Sulla spending review, per esempio, siamo già in ritardo e Cottarelli insiste sui 3 miliardi di gettito, benché Padoan e lo stesso premier vagheggino cifre tra i 5 e i 7 miliardi subito, da quest’anno”. Lo ripete Renato Brunetta: “Imbarazzante. L’unica cosa certa sono i costi degli sgravi fiscali da maggio (10 miliardi di euro), con coperture totalmente incerte e aleatorie”.

Una stramba legge del contrappasso vuole che sia Giovanni Toti, il consigliere politico di Silvio Berlusconi a dire a Porta a Porta questo che segue: “E’ stata una conferenza piuttosto shock, si vede che Renzi è cresciuto nell’era delle televendite e delle promozioni”. Toti ha anche sottolineato la “cultura della tv commerciale” mostrata dal presidente del Consiglio. “Apprezziamo l’entusiasmo ma il giudizio completo lo avremo il 1 maggio. Quello che abbiamo visto è un po’ di confusione soprattutto sulle coperture e sui tempi – aggiunge Toti – Sulle coperture vedo delle difficoltà per Renzi, è una manovra che ha un po’ di profumo elettorale”. E in tema di coperture Toti afferma: “La spending review è un po’ tirata per la giacca, l’aumento delle rendite finanziarie è un gettito aleatorio, sul calcolo dell’Iva che verrà incassato, la Ragioneria dello Stato aveva fatto delle storie sul governo precedente”. Per Toti, quindi, si tratta di un provvedimento “dall’impianto molto complesso e dalle coperture abbastanza traballanti“.

Forza Italia attacca a testa bassa. “Su tasse e lavoro Renzi rinvia” dice Mariastella Gelmini, “Da Renzi il fumetto di una manovra” aggiunge Annamaria Bernini, “Più che un premier sembra un mago” conferma Altero Matteoli, “L’esecutivo del fare partorito informativa” gigioneggia Deborah Bergamini, “Da Renzi solo chiacchiere, imbarazzante” chiosa Renato Brunetta. Mentre Francesco Giro non devono averlo avvisato: “Le battute contro Matteo Renzi sono ingenerose e inutilmente disfattiste e depressive, roba vecchia, che sa di muffa, battute tristi e trite, ritrite”. E secondo un retroscena dell’Ansa il giudizio di Silvio Berlusconi non sembra essere stato molto più tenero: il Cavaliere non ha avuto modo di guardare la conferenza in diretta (mi dicono sia stato uno show, ha commentato con pochi fedelissimi) e, a sentire i resoconti di quanto annunciato dal capo del governo, il Cavaliere non è rimasto per nulla soddisfatto: “Mi pare che per ora siamo all’annuncio di un libro dei sogni. Poche certezze se non quella di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie”. E’ proprio quel passaggio uno dei più criticati a palazzo Grazioli.

Qualunque idea si abbia delle battute la più autorevole (perché rappresenta il secondo gruppo rappresentato a Montecitorio) è quella dei deputati Cinque Stelle: “Renzi è come il pesciolino rosso delle sue slide. Non ha nulla da dire anche se apre la bocca. E infatti in conferenza stampa è partito, significativamente, dalle cose di cui non avrebbe parlato. Per il resto, il suo piano per il lavoro e l’economia è fuffa allo stato puro“. Sul lavoro il M5s rilancia: “Serve poi una vera semplificazione dei contratti che debelli la precarietà. Serve il nostro reddito di cittadinanza, un ammortizzatore attivo, solidale, inclusivo e non assistenzialista. E serve una riforma dei centri per l’impiego senza nuovi carrozzoni centralizzati che creano solo sprechi e inefficienze. Un congruo periodo di prova a beneficio del datore di lavoro e poi la stabilità con tutti i diritti e nel rispetto pieno dell’articolo 18: così si riforma il lavoro. Renzi non lo capisce e oggi la montagna ha partorito il pesciolino rosso”.

I partiti di centro e di destra rappresentati al governo si stropicciano gli occhi. Per Pierferdinando Casini “è una svolta vera perché è il primo grande intervento di abbassamento della pressione fiscale. Era inutile disperderlo in mille rivoli, è stato giusto concentrarlo su famiglie e consumi”. Secondo Linda Lanzillotta (Scelta Civica) è la “scossa di cui il Paese ha bisogno”. “Con le misure del Nuovo Centrodestra messe in campo oggi – rileva Nunzia De Girolamo, capogruppo alfaniana alla Camera – diamo finalmente sostegno alle famiglie, ai lavoratori dipendenti e autonomi e alle piccole e medie imprese: taglio dell’Irpef e abbattimento dell’Irap del 10 per cento grazie alle risorse tratte dalla spending review e dalle grandi speculazioni finanziarie”. E dalla parte del Ncd è tutta una bufera di “grazie a noi”: grazie a noi c’è il piano casa, grazie a noi c’è il programma di interventi sociali.

La questione curiosa è che anche i sindacati rivendicano un pezzo di paternità di quanto annunciato da Renzi. “Credo che sia molto positiva la scelta di intervenire subito sulla riduzione della tassazione per il lavoro dipendente. Vedo che Il presidente ci ha ascoltato” ha detto la segretaria della Cgil Susanna Camusso. Camusso ha giudicato positivamente il fatto che il Governo abbia scelto “di intervenire anche sulla parte di coloro che, avendo un reddito fino a 8 mila euro – ha spiegato la leader della Cgil – di solito non rientrano mai in questi provvedimenti”, e di aver fatto riferimento “non solo al lavoro dipendente, ma anche agli assimilati, quindi alle firme di lavoro precario”. Stessa idea del segretario della Cisl Raffaele Bonanni: “Non ha voluto confrontarsi con le parti sociali. Ma siamo contenti che il presidente del Consiglio Renzi, abbia preso a mani piene tutta la nostra impostazione. Lo sta facendo senza poterlo dire. Sono anni che la Cisl insiste sulla riduzione delle tasse. Siamo scesi in piazza tante volte, in tutte le città d’Italia per sollecitare uno choc fiscale. Il fatto che si arrivi a questa soluzione è per noi una grande soddisfazione”.

Infine – e forse è questa la notizia – il piano di Renzi piace perfino al Pd. Non solo ai suoi fedeli come Claudio Moscardelli (“Coraggio e determinazione”) e Laura Cantini (“Finalmente una manovra di sinistra”), ma anche alla sinistra del partito. Per l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano “le soluzioni annunciate da Renzi, nelle loro linee essenziali, vanno nella direzione giusta”. Il programma del presidente del Consiglio è approvato addirittura da Stefano Fassina. ”La direzione di marcia – spiega l’ex viceministro – è giusta e utile. Finalmente, si allenta la morsa dell’austerità e si rivedono gli obiettivi di finanza pubblica per far ripartire i consumi e la domanda interna, l’unica strada possibile per rianimare la ripresa, creare lavoro e ridurre il debito pubblico”.