Nuova sfiducia in casa 5 stelle. Il Meetup di Napoli ha preso le distanze dal senatore Bartolomeo Pepe che ora rischia l’avvio della procedura di espulsione dal gruppo in Parlamento. Ma ancora una volta non mancano le polemiche. “E’ stato un blitz organizzato, in un giorno in cui io non potevo presentarmi e ad opera di una minoranza”, risponde il senatore. Si ripete il copione già visto per gli altri espulsi nelle settimane scorse: Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino e Lorenzo Battista. Anche nel loro caso, la procedura di espulsione era stata molto contestata: dalla piccola assemblea di Pavia, fino al documento firmato da una minoranza a Palermo. Ora è il turno di uno degli ultimi critici all’interno del gruppo al Senato, contestato per le spese eccessive (anche se ha sempre restituito metà dello stipendio) e per i malumori con il deputato Roberto Fico. Anche stavolta non manca infatti chi denuncia che in assemblea i numeri non c’erano e sarebbe inoltre mancato un voto formale. C’è poi chi sostiene che l’ordine del giorno sia stato invertito proprio per mettere alle strette Pepe, che in assemblea non c’era. Nelle prossime ore è intanto in programma la riunione dei senatori M5S, alla quale Pepe, rimasto a Napoli per dialogare con gli attivisti sul territorio. I senatori dovranno rivedere i ruoli nelle varie commissioni parlamentari, dopo le defezioni degli ultimi giorni che hanno portato il gruppo da 50 a 41 componenti. L’intenzione però, è quella di tenere in standby la cacciata in attesa di far calmare le acque.

“Si è trattato”, dice Pepe, “di un vero e proprio blitz organizzato di domenica pomeriggio, in un quartiere di Napoli difficilmente raggiungibile e “per di più in un giorno in cui non potevo garantire la mia presenza in riunione”. E punta il dito verso i ‘falchi’ che avrebbero voluto la ‘scomunica’ della base, in primis il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico. “Io sono del meetup di Acerra e Casalnuovo – dice Pepe – non appartengo al meetup di Napoli. Eppure, hanno indetto una riunione alle 15, nonostante non potessi partecipare perchè ero impegnato a Cosenza, ad un incontro sull’emergenza ambientale. Hanno cambiato forzatamente l’odg dell’assemblea, sia Fico che la senatrice Vilma Moronese, affinchè il meetup di Napoli prendesse le distanze da me. Hanno deciso una sfiducia che non era all’odg, una trentina di persone su 5.000 iscritti. Tutta gente del Vomero per giunta, la zona dove abita Fico. Trenta persone che sfiduciano un senatore della Repubblica”. “Eppure più volte ho chiarito sulle rendicontazioni – aggiunge – rispondendo alle richieste che arrivavano dalla base. Mi dissocio da questo attacco e modo di procedere. Oltretutto – rivendica Pepe – vogliono liberarsi della punta di diamante dell’ambientalismo in Campania proprio nel momento in cui si discute di ecomafia: le forze che hanno creato l’emergenza a Napoli e dintorni sentitamente ringraziano. Non mi spiego come si voglia delegittimare una persona che si è distinta per queste tematiche sul territorio”. 

Tra i motivi della sfiducia verso il senatore, ci sarebbero le spese eccessive (anche se dai rendiconti risultano cifre simili a quelle di altri parlamentari) e uno scontro con il deputato e presidente della Commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico. “La presa di distanze”, ha commentato quest’ultimo, “del meet up di Napoli dal senatore M5s Bartolomeo Pepe, non significa che è stata già avviata una procedura espulsione. E’ chiaro – aggiunge – che se si arriva in assemblea voterò per l’espulsione. La nostra decisione, messa nero subianco in una lettera per il senatore Pepe, significa che il meet-up di Napoli non si sente più rappresentato dai modi di un eletto: è una presa d’atto di un rapporto che non funzione e quello che non va lo mostriamo”, afferma Fico. Pepe, a quanto riferisce il collega parlamentare, ieri non si sarebbe presentato alla riunione del meet up che ha deciso la presa di distanze dal rappresentante eletto al Senato.

Il Movimento 5 stelle al Senato continua ad accusare colpi. Dopo l’espulsione dei quattro dissidenti di due settimane fa, giovedì scorso è stata la volta di cinque parlamentari (Bencini, Bignami, Casaletto, Romani e Mussini) che avevano protestato per l’uscita degli eletti polemici: da dimissionari erano stati allontanati dal gruppo con un post sul blog. Il timore interno è che l’M5s a Palazzo Madama si riduca in maniera troppo consistente e indebolisca l’azione grillina al Senato. Resta inoltre aperto il fronte dei fuoriusciti: torneranno a casa o formeranno una nuova realtà? Lorenzo Battista ha annunciato la nascita di un nuovo gruppo, ma il progetto è ancora in alto mare. Chi dice di essere convinto a voler lasciare la poltrona sono invece i senatori Romani e Bencini.