“Ha usufruito di voli di Stato per l’assolvimento di impegni istituzionali nell’esercizio della sua funzione di governo”. Con questa motivazione la giunta per le Autorizzazioni della Camera ha espresso parere contrario a concedere l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, indagata per peculato e abuso d’ufficio per due spostamenti che effettuò su elicotteri dei carabinieri il 9 dicembre 2009 e il 13 marzo 2010. Ora toccherà all’aula di Montecitorio esprimersi sulla relazione della giunta, passata con 13 voti a favore e i soli due contrari del M5S.

I due episodi contestati erano stati svelati da Il Fatto Quotidiano. La procura di Milano, aperta l’inchiesta, aveva inoltrato le carte per competenza al tribunale dei ministri. Il primo volo, decollato nei pressi di Calolziocorte (Lecco) dove l’allora ministro risiede, aveva come destinazione Piazzola sul Brenta (Padova), dove era in programma una conferenza sul turismo. Il secondo spostamento era invece diretto a Rimini, dove la Brambilla aveva in agenda un appuntamento con il comitato elettorale del Pdl e successivamente un incontro pubblico con operatori turistici.

La giunta, nella relazione di Domenico Rossi (PI), sottolinea come al termine delle indagini il tribunale dei ministri contesti alla Brambilla non gli spostamenti di andata, quanto quelli di ritorno verso Calolziocorte, dove le istanze dell’ex ministro per usufruire dei voli “attestavano suoi impegni istituzionali”. Nella relazione si ricorda che, per gli inquirenti, “le indagini smentirebbero la sussistenza di impegni istituzionali presso Calolziocorte che imponessero una ristrettezza dei tempi tali da rendere inefficace, per il corretto svolgimento delle sue funzioni, l’effettuazione del viaggio con altro mezzo meno dispendioso”. Secondo il tribunale dei ministri, inoltre, la Brambilla ha approfittato “della assoluta assenza” da parte dei competenti uffici della presidenza del consiglio “di controlli di merito” sulle domande di autorizzazione ai voli di Stato.

La relazione della giunta fa però notare che la procura di Milano, cui spettava un parere non vincolante sull’istruttoria svolta dal tribunale dei ministri, si è espressa per la sua archiviazione. Nei suoi documenti difensivi, inoltre, la Brambilla sostiene di avere appreso che le venivano contestati i viaggi di ritorno e gli impegni istituzionali a Calolziocorte solo dopo la presentazione della richiesta di autorizzazione a procedere. “La giunta – si legge nella relazione – ha preso atto della dichiarazione della deputata resa nelle note difensive prodotte, secondo cui, ove vi fosse stata una simile prospettazione dell’impianto accusatorio, ella avrebbe ricostruito la sua agenda di impegni in quei giorni, così da confermare che in entrambe le occasioni aveva avuto impegni e incontri connessi al suo ruolo di ministro”. Secondo la giunta, “le risultanze delle indagini preliminari svolte non consentono di smentire tale affermazione”. Nella relazione si sostiene poi che non si può obiettare all’ex ministro di non aver fornito alcuna prova documentale, perché non può essere consentita “una così marcata inversione dell’onere probatorio”, tanto più che la Brambilla non è mai stata interrogata nel corso delle indagini preliminari.

La giunta dunque ha deciso di proporre a Montecitorio di negare l’autorizzazione a procedere, pur sottolineando di non essere “l’organo parlamentare competente a sindacare l’efficacia della disciplina allora vigente ad assicurare un controllo stringente sulle necessità di usufruire di questo dispendioso servizio (i voli di Stato, ndr). Certo è che nel periodo successivo si è ritenuto di modificare la normativa introducendo ulteriori rigorosi criteri di valutazione”.

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