Roma è già La grande festa: dalla Casa del Cinema al Teatro Ambra alla Garbatella, la Caput mundi rinfrescata da Paolo Sorrentino si prepara a celebrare l’Oscar al miglior film straniero, quello che manca da La vita è bella di Benigni (1999), con maxischermi per seguire in diretta, la notte tra domenica e lunedì, gli 86esimi Academy Awards. E, ci si augura, brindare. Che a Los Angeles, nel frattempo, fiocchino scongiuri della triade Sorrentino, Toni Servillo e Nicola Giuliano (produttore) è quasi certezza, come la quota che i bookmakers riservano alla vittoria de La Grande Bellezza: 1,20, con il danese Il sospetto secondo a 4,00. Insomma – la triade ci perdoni – i giochi paiono fatti: l’Italia torna alla statuetta, hip hip urrà! 12 i milioni di dollari incassati in tutto il mondo da The Great Beauty, si spera che l’effetto Oscar si faccia sentire soprattutto negli Usa: 2 i milioni finora tra NY e LA, l’ambizione rimane quella de La vita è bella, che ne fece 57, il 37% dopo la statuetta.

Ovvio, gli Academy Awards non si esauriscono nel Best Foreign Language Film: frenesia, pronostici, cabala prendono di mira soprattutto la categoria principe, quella del miglior film. Secondo i bookie, non c’è storia: il dramma di Steve McQueen 12 anni schiavo è bancato a 1,20 (a fare il tifo è anche Obama), mentre il thriller spaziale Gravity (4,50) si gioca l’argento con il truffaldino American Hustle (15,00). Fermi a 100 Captain Phillips, Her, Philomena e Nebraska, messi male sono pure The Wolf of Wall Street (35,00) e Dallas Buyers Club (40,00). Questo per la serie “Scommettiamo che…”, ma i matematici sono di diverso avviso: incrociando premi, candidature, punteggi critici e dati storici, lo studioso di Harvard Ben Zauzmer dà a Gravity il 48% di chance, contro il 17 di Hustle e il 15 dello Schiavo. Attenzione, il suo sistema ci becca: 75% di previsioni a bersaglio nel 2012, 81 l’anno scorso.

E gli attori? L’ombra della pedofilia su Woody Allen non inficia la sua Blue Jasmine: Cate Blanchett è data per sicura trionfatrice tra le protagoniste, alla faccia della Signora Oscar Meryl Streep (3 statuette e 15 nomination in carriera) e Dame Judi Dench. Tra i maschietti, dicono i bookie, il deperito Matthew McConaughey di Dallas Buyers Club stacca l’avido Lupo DiCaprio con 1,12 contro 4,75: “vinca il migliore” , una volta tanto, non spariglia. Eppure, tra i talents c’è chi ha già vinto, almeno in cassaforte: sommando cachet (20 milioni) e percentuale sugli incassi sala, homevideo e altri sfruttamenti, l’astronauta Sandra Bullock porterà a casa per Gravity 70 milioni di dollari. Tra le protagoniste, Sandra non ha chance, ma vuoi mettere: la statuetta costa solo 295 dollari…

Quanto ai Directors, a Little Italy di NY scatta il brindisi preventivo: mai nessuno come Marty. Con la nomination per la regia di The Wolf of Wall Street, Scorsese diventa il regista vivente con maggior numero di candidature (8) in questa categoria, lasciandosi alle spalle gli “avversari” Allen e Spielberg entrambi con 7 nom. Al suo attivo, però, Martin gode di una sola vittoria, ottenuta nel 2006 per The Departed su un totale di 12 candidature raccolte in carriera anche in altre categorie. Purtroppo per il “lupo” di New York, i bookmaker lo cassano a questo giro, privilegiandogli il 52enne messicano Alfonso Cuaròn che – alla sua prima candidatura da regista, ma alla sesta in carriera – “gravita” in odore di Oscar. Sfavoriti dunque anche gli altri contendenti: Alexander Payne (Nebraska), Steve McQueen e anche il prolifico David O’Russell (American Hustle). Questi non solo è alla sua terza nomination per la regia, ma vanta la curiosità diesservistatocandidatoindueedizioni consecutive: quest’anno e lo scorso per Il lato positivo. Statuette? Manco l’ombra.

Per fortuna non di soli premi, business, aneddoti e statistiche. La Notte degli Oscar sopravvive anche e soprattutto in quanto mito di un Sogno collettivo. Come quello del continente Africa che superando l’“Obama trend” si impone quest’anno di due candidati: dalla Somalia Brakhab Abdi concorre da attore non protagonista per Captain Phillips e dall’Egitto la regista Jehane Noujaim si propone per il documentario The Square. Mai come negli ultimi anni assistiamo a una Hollywood che “spiazza”, annusando riconoscimenti nei territori del pericolo, della censura, della clandestinità. Abdi è un 28enne di Mogadiscio che dal 1999 si trova in Usa da esule politico, sfuggendo al conflitto somalo: di professione fa il commesso. Noujaim ha studiato a Harvard, ma è tornata a Il Cairo per girare il film reputato in Egitto “testimonianza di un popolo” e che le autorità locali hanno vietato nelle sale.

Celebrare gli Oscar è anche questo: sollecitare futuri possibili come ricordare memorie indelebili. In questo senso sarà difficile non prevedere domani notte una standing ovation quando il momento In Memoriam evocherà il nome di Philip Seymour Hoffman, triplice candidato e una volta vincitore. Scavando nelle curiosità, emerge che nel 2006 l’attore recentemente scomparso vinse da protagonista (Truman Capote – A sangue freddo) candidandosi insieme – tra gli altri – a Heath Ledger in corsa per Brokeback Mountain. Nel 2009 si ritrovarono ancora nominati insieme come non protagonisti: questa volta la spuntò Ledger come magnifico Joker de Il cavaliere oscuro. Ma l’attore australiano non ritirò mai il suo Oscar, un’overdose se l’era già portato via. Heath & Philip, due destini comuni per un Sogno spezzato. 

Da Il Fatto Quotidiano del 1° marzo 2014