Solo ieri con il completamento della squadra di governo Renzi aveva fatto un regalo a Silvio Berlusconi nominando personaggi graditi alla Giustizia come Enrico Costa, relatore del Lodo Alfano. Ma oggi il leader di Forza Italia ritorna sul tema a lui più caro puntando il dito contro i magistrati e la Consulta.

Non è ancora andata a giù al Cavaliere, ormai decaduto da novembre dalla carica di senatore per effetti della sentenza Mediaset, il verdetto della Cassazione: “Sono stato condannato con una sentenza mostruosa e inverosimile“, cambiare il sistema della giustizia “è la riforma delle riforme” dice in collegamento telefonico con il teatro municipale di Trecate (Novara) per l’inaugurazione del club Forza Silvio Trecate. Il ritornello è sempre lo stesso: “Quella della giustizia è la riforma delle riforme, perché nessuno di noi con una magistratura irresponsabile, incontrollata e incontrollabile, può sentirsi al sicuro”. 

Una stoccata come sempre il leader di Forza Italia la riserva anche alla Consulta: “Oggi la Corte costituzionale non è un’istituzione di garanzia sopra le parti ma un organismo politico della sinistra, perché i tre consecutivi presidenti della Repubblica della sinistra hanno approfittato delle prerogative che gli dà la Costituzione e hanno nominato 5 membri su 15 tra i loro vecchi amici della sinistra. Così 11 membri sono di sinistra e quattro della destra”. 

A corollario dei nuovi affondi arriva la conferma della preparazione dell’istanza di revisione. È ancora in programma infatti “la richiesta di revisione del processo Mediaset” spiegano all’Ansa gli avvocati Franco Coppi e Niccolò Ghedini, aggiungendo che al momento “si sta raccogliendo il materiale”. Resta dunque in campo l’ipotesi di un’istanza davanti alla Corte d’Appello di Brescia per cercare di ribaltare la condanna definitiva a quattro anni di carcere, tre dei quali coperti da indulto, del Cavaliere che punta ad ottenere l’assoluzione per il caso dei diritti-tv. Un obiettivo assai improbabile considerato che ormai la sentenza è passata in giudicato e che a breve il magistrato di Sorveglianza di Milano dovrà decidere se affidare Berlusconi ai servizi sociali per scontare il residuo di pena: un anno dei quattro cui è stato condannato perché gli altri tre sono stati condonati dall’indulto. 

Oggi arrivano anche le prime dichiarazioni del Guardasigilli: “Occorre una profonda accelerazione e riforma dei processi civili, perché laddove lo Stato non è in grado di dirimere le controversie tra privati c’è chi, con perversa e perniciosa efficienza, si incarica di ricoprire questo ruolo” dice il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, intervenendo al forum nazionale sui beni confiscati promosso a Roma da Libera. “Di fronte a una mafia che cambia sempre più velocemente spostando capitali e risorse bisogna capire su quali fronti intervenire e come lavorare più efficacemente in ambito finanziario, ricalibrando la normativa in modo da rendere più efficace la lotta alla mafia nella dimensione patrimoniale. È una questione molto importante perché là dove i tempi della giustizia diventano lunghissimi, dove lo Stato non riesce a dirimere le controversie e dove ci vogliono otto anni per recuperare un credito, c’è chi si sostituisce allo Stato, come le organizzazioni criminali”.

“Chiediamo al governo di affrontare i veri problemi della giustizia, della corruzione e della criminalità diffusa” dice il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, elencando durante il Comitato direttivo centrale i temi di confronto nell’appuntamento di giovedì col Guardasigilli. Sabelli parla della necessità di risorse “materiali e umane”, adeguando gli organici di giudici e personale amministrativo alla nuova geografia giudiziaria; sul piano penale l’Anm torna a chiedere di “rottamare” le riforma del 2002 sui reati societari e il falso in bilancio, e di introdurre il reato di autoriciclaggio.

“Siamo tutti d’accordo che sulla giustizia civile si fonda il rilancio dell’economia”, ha detto ancora, eppure “nel processo civile non sono stati fatti investimenti e interventi seri per abbattere l’arretrato che la soffoca”. Nel penale “sono insufficienti” gli interventi sulla messa alla prova e processo agli irreperibili “di cui aspettiamo gli esiti. Occorre liberare il processo da inutili bizantinismi. E occorre una riforma serie del sistema sanzionatorio e dell’irrilevanza del fatto”, inoltre “di prescrizione non si parla, nonostante gli studi e gli inviti del Consiglio d’Europa”.

“A fronte della condizione di grave difficoltà viene chiesto ai magistrati uno sforzo ulteriore”, ma secondo il leader dell’Anm, “il rimedio non può essere lavorare sotto minaccia di sanzioni disciplinari e responsabilità civile”. “È evidente che la capacità di lavoro non è illimitata ed è chiaro che in alcuni casi abbiamo raggiunto il termine massimo. Dobbiamo pretendere risorse materiali e umane da chi ha responsabilità di leggi e del sistema giustizia risorse. Noi dobbiamo metterci impegno individuale ed organizzativo. Non rinunciamo – ha quindi concluso – alla dignità, al decoro e alla bellezza della nostra funzione”.