“Un danno erariale da oltre 100 milioni di euro”. La Corte dei Conti ribadisce le sue accuse su una delle più discusse operazioni della Provincia di Milano nell’era di Filippo Penati: l’acquisto del 15% dell’autostrada Milano-Serravalle effettuato nel 2005 a un prezzo di 8,9 euro per ognuna di quelle azioni che il gruppo Gavio aveva acquisito per soli 2,9 euro l’una. “Un prezzo assolutamente incongruo ed eccessivo rispetto a quello di mercato, con conseguente pregiudizio per le pubbliche finanze”, ha detto il procuratore regionale della Lombardia Antonio Caruso all’inaugurazione dell’anno giudiziario della corte, che per questa vicenda lo scorso novembre ha già citato a giudizio Penati. Prima udienza fissata per il prossimo 2 aprile.

L’acquisto del 15% di Serravalle, di cui oggi la Provincia detiene il 52,9% attraverso la holding Asam, è anche al centro di uno dei filoni che hanno portato l’ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani a processo a Monza: secondo i pm da quella plusvalenza sospetta sarebbe infatti derivata una tangente. “Detto acquisto azionario per un valore sopravvalutato dei titoli – ha sottolineato oggi Caruso – oltre a risultare pregiudizievole dal punto di vista erariale ha inoltre consentito di contestare ulteriori pregiudizi al pubblico erario”. Infatti, secondo il procuratore generale, non bisogna considerare solo il danno causato alle casse della Provincia dalla “sopravvalutazione dei titoli azionari acquistati”, ma anche il danno causato dalla “svalutazione post compravendita azionaria” al Comune di Milano, che della Serravalle detiene il 18,6 per cento. Una partecipazione che ha perso parte del suo valore nel momento in cui la Provincia, grazie all’operazione della giunta Penati, è salita sopra il 50 per cento.

Le valutazioni della Corte dei Conti arrivano dopo i tre tentativi falliti che Guido Podestà, oggi al vertice di palazzo Isimbardi, ha messo in atto nel giro di un anno per disfarsi delle quote detenute in Serravalle. Un tentativo estremo di rimpolpare le casse esangui della Provincia. Del resto, Serravalle continua a essere un macigno che pesa sui conti della controllata Asam, come la sezione Controllo della stessa Corte dei Conti lombarda ha rilevato nei giorni scorsi concludendo un’indagine sulla gestione Podestà. Oltre alle accuse sulle spese dell’ente per assunzioni e consulenze fuori controllo, i magistrati contabili hanno dedicato un capitolo alla gestione delle società controllate. E su Serravalle hanno sottolineato come questa comporti “costi sproporzionati per Asam”, con una minusvalenza di oltre 300 milioni causata dalla svalutazione delle quote in Serravalle, che “rischia di raggiungere i 500 milioni” dopo l’ultimo bando che è andato deserto a dicembre, nonostante l’offerta fosse scesa a 4 euro per azione con possibilità di ribasso. Ad aggravare la situazione dei conti ci sono poi i debiti derivanti dai mutui che furono accesi con le banche per l’acquisto della società autostradale.

Il nuovo tentativo della Provincia di uscire da Serravalle passerà ora attraverso una Ipo (offerta pubblica iniziale) per la quotazione in borsa. Ma anche qui la strada è in salita, perché gli advisor Rothschild e Bonelli Erede Pappalardo hanno già fissato tre paletti per lo sbarco in Piazza Affari: l’emissione da parte di Serravalle di un bond da 300 milioni di euro per finanziare gli investimenti richiesti dalla concessione statale di gestione dell’autostrada, la stesura di un nuovo piano economico-finanziario della società stessa e la definizione di un nuovo piano per la Pedemontana, l’autostrada ancora in costruzione che è controllata al 76% da Serravalle e che necessita di ingenti capitali perché i cantieri possano essere portati a conclusione. Investimenti che potrebbero richiedere uno sforzo al di là delle proprie possibilità da parte di Serravalle, che per questo in settimana ha subito da parte di Fitch un taglio del rating da BBB a BBB-, con previsione negativa sui prossimi mesi. E il rischio che i danni ai conti della Provincia non finiscano più.

@gigi_gno