Giustizia è fatta. Ma solo in parte.

La Corte costituzionale, dichiarando illegittime le norme della cosiddetta Fini-Giovanardi, ha accertato che quella di allora fu un’ operazione sporca e fuorilegge del governo Berlusconi. Attraverso un golpe parlamentare, infatti, furono inserite all’ultimo minuto nella legge di conversione del decreto sulle Olimpiadi di Torino norme sugli stupefacenti che nulla c’entravano ma che dovevano essere votate altrimenti scadevano i termini e addio Olimpiadi.

Norme criminogene e fascistoidi che da oggi non esistono più.

È arrivata la legalizzazione? Assolutamente no.

Rimangono le norme di impostazione proibizionista della legge Iervolino-Vassalli, così come modificate dal referendum radicale vinto nel 1993. Consumare droga rimane un illecito e venderla (o regalarla) rimane un reato.

Cosa cambia

In pratica scompare l’equiparazione delle droghe leggere alle droghe pesanti introdotta dalla Fini-Giovanardi e si ritorna a pene più lievi: ad esempio per la marijuana si passa dalla sanzione attuale che era dai 6 ai 20 anni di reclusione ad un minimo di 2 anni/massimo 6.

Inoltre sarà più difficile abusare come si è fatto sino ad oggi della custodia cautelare, cioè tenerti in carcere prima del processo.

Effetti immediati nei processi.

I giudici non potranno più continuare ad applicare le norme della Fini-Giovanardi ai processi in corso, e questo inciderà in particolare sulle pene. Non ci sono automatismi però per le misure in corso. Chi è in carcere preventivo dovrà fare una richiesta di revoca per il venir meno dei presupposti. Chi invece ha avuto una condanna definitiva è in una situazione più opaca, dovendo fare una istanza per ricalcolare la pena e vedersela ridurre.

Ovviamente, questo richiederà tempo e creerà ulteriore sovraccarico alla giustizia penale che già oggi a 5 milioni di processi pendenti.

I numeri

Il 40% dei detenuti è in carcere per violazione della legge sugli stupefacenti, di questi quasi il 40% lo è per procedimenti relativi a droghe leggere.

Cosa deve fare il Governo?

Non essendoci automatismi, il Governo deve intervenire per impedire che migliaia di persone rimangano ingiustamente in galera e centinaia di milioni di euro delle nostre tasse continuino ad essere spese per processi e detenzioni inutili. Amnistiare questi reati rimane il provvedimento più efficace.

Si modificheranno le politiche criminali?

Dipende dalle indicazioni che il Ministero dell’Interno darà. Secondo logica, le forze dell’ordine dovrebbero avere direttive che escludano perdite di tempo per inseguire fatti di lieve entità, specie se relativi a droghe leggere. Ma la ragionevolezza non appartiene a chi ha comandato in questi anni, come il capo del Dipartimento antidroga Serpelloni.

Perché ci sono voluti 7 anni per cancellare la Fini-Giovanardi?

Certo, i tempi della giustizia italiani sono lunghissimi; a proposito, complimenti e grazie agli avvocati e alle parti che hanno portato il caso davanti alla Corte costituzionale.

Il motivo, però, per cui una legge palesemente incostituzionale e soprattutto fallimentare nei suo effetti – aumento del consumo e del numero delle sostanze, abbassamento dell’età dei consumatori, crescita dei ricavi delle mafie, sovraffollamento processuale e carcerario- è rimasta così tanto tempo in vita è prettamente politico. Dal 2006, infatti, nessuno dei governi successivi, anche quelli a guida di centrosinistra, ha cambiato queste norme, perché la destra è rimasta su posizioni da Stato etico e perché il Partito democratico e i suoi predecessori non sono mai stati antiproibizionisti. C’eravamo in pratica solo noi Radicali e il mondo antagonista. Questa estate, ad esempio, nessuna forza o movimento politico ha voluto raccogliere insieme a noi le firme per il referendum che eliminava il carcere per i fatti di lieve entità

Attenzione alla democrazia.

Perché nel 1993 il popolo italiano, in piena guerra mondiale alla droga, anticipò una scelta che solo oggi sta diventando regola nel mondo mentre per cambiare una legge infame c’è voluta la Corte costituzionale? Perché in questi anni la democrazia italiana si è corrosa.

Nel 1993, in occasione del referendum per cui raccolsi le firme ai banchetti radicali, ci furono dibattiti veri in tv, celeberrimi quelli tra Muccioli e Pannella, e i cittadini votarono informati.

Da allora, presentare referendum è diventato difficilissimo  e quando ce la si fa, solo in condizioni straordinarie si riesce a battere la censura dell’informazione.

Sulla droga, poi, da anni le televisioni e i giornali italiani praticano una regola non scritta: vietato parlare delle politiche proibizioniste e del loro fallimento, al massimo puntate contro il consumo di droga o articoli su fatti di cronaca nera.

Ora, avanti fino alla legalizzazione.

Il proibizionismo continua ad arricchire le mafie, che con i soldi della droga proibita si sono comprate le nostre città e sono entrate nell’economia legale.

Il proibizionismo è un crimine, che non funziona e non conviene.

Applichiamo la sentenza, ma andiamo avanti fino alla legalizzazione, a cominciare dalla cannabis.

Rivedi lo speciale del FattoTv sulla bocciatura della Consulta