Lo sappiamo tutti quanto sia difficile tenere insieme i fine mese. Ormai ce lo dice anche l’Istat e non solo i sociologi che da tempo profetizzano la scomparsa della classe media. Sarà forse perché angosciati dalla paura di diventare proletari e dunque ontologicamente antagonisti; sarà forse il terrore che qualcuno possa rivolgere anche a loro quella frase tanto detestata Proletarier aller Länder, vereinigt euch! (proletari di tutti i Paesi, unitevi) contro la cui sottostante ideologia hanno dedicato tutta la loro vita; sarà certamente per scongiurare tutto ciò che tre ex capi di stato maggiore hanno fatto causa allo Stato italiano perché una indennità già sufficientemente grassa diventasse, diciamo così, obesa. I tre, due generali dell’Aeronautica (Mario Arpino e Andrea Fornasiero) e un ammiraglio (Umberto Guarnieri), pretendevano che la cosiddetta Sip, speciale indennità pensionabile, fosse aumentata ed equiparata a quella del capo della Polizia, mentre adesso è “solo” del 60 per cento.

In Italia esiste una cosa chiamata “omogeneizzazione” che riguarda forze armate e polizia. Polizie ed eserciti fanno, come è noto, due lavori diversi. Ma nel Paese delle dieci polizie ce n’è anche una militare, che fa lo stesso lavoro di quell’altra, civile. Laonde per cui, se un poliziotto prende una indennità, il Carabiniere prima o poi la prende anche lui. E viceversa. Ma il Carabiniere è un militare, come lo è d’altronde un fantaccino, e dunque se il poliziotto prende un’indennità e il Carabiniere pure, per osmosi la dovrà prendere anche il fante con il quale si può scherzare, ma solo fino a un certo punto soprattutto se ci sono soldi di mezzo. È l’omogeneizzazione, bellezza.

Le carriere dei tre citati quadristellati sono sempre state fulgide, come si scrivono a vicenda negli encomi. Sempre al riparo dalle conseguenze del ridicolo, a giudicare dalla dichiarazione del  generale Arpino il 13 novembre 1998 alla Commissione stragi a proposito dei militari accusati di falsa testimonianza per la strage di Ustica. Bugie che così giustifica: “Qualcuno avrà cercato di nascondere marachelle personali, qualche altro di non dire che era montato di servizio al posto di un altro perché magari chissà cosa avrebbe detto la moglie”. Il verbale non fa cenno a urla di indignazione da parte dei parlamentari, ma in un Paese normale un capo di stato maggiore che spara una giustificazione alla Macario dovrebbe essere indagato per alto tradimento. Invece i Crociani (con lo zampino di Finmeccanica) se lo sono chiamato a presiedere la società Vitrociset, dove è rimasto fino al 2012.

E pure l’altro generale, il Fornasiero, congedatosi dall’Aeronautica transiterà su una poltrona larga, quella di ispettore per la sicurezza del volo al ministero dei Trasporti. Non ci resterà molto anche perché incappa in una strana disavventura per la quale viene indagato assieme a Salvatore Ligresti (sì, sì, ello medesimo) dal quale aveva ricevuto in comodato d’uso gratuito un casale all’interno di una vasta tenuta agricola. Il generale viene prosciolto in istruttoria perché non emergono fatti penalmente rilevanti, “a prescindere da considerazioni di tipo non giuridico che peraltro non competono a quest’ ufficio circa i rapporti tra esponenti della pubblica amministrazione, del mondo politico e dell’ imprenditoria” scrive il giudice. Ovviamente, a prescindere. Oggi potrebbe essere “a sua insaputa”, che va tanto di moda.

Guarnieri ha avuto pure lui suo bel carico di fastidi giudiziari, in particolare quando venne indagato (ma poi prosciolto) per l’affondamento il 28 marzo 1997 della nave albanese Kater I Rades che provocò la morte di 142 persone. E adesso, tra poco più di un mese, dovrà comparire con altri ufficiali davanti al tribunale di Padova per omicidio colposo e violazione della normativa antinfortunistica per le morti e le malattie di marinai provocate dall’amianto sulle navi militari. Ma non temete. Anche l’impavido Guarnieri tradisce l’attesa nel suo accogliente ufficio di presidente della Orizzonte Sistemi Navali, società della galassia Fincantieri e Finmeccanica che fa navi militari. Lo avreste sospettato?

Torniamo a bomba. I nostri tre eroi, sentendosi probabilmente discriminati perché il capo della Polizia guadagna più di loro, avevano dunque deciso di vendicare l’onore, se non con le armi almeno con la carta bollata: costicchia un po’, ma è molto, molto meno pericoloso. Beccandosi però una travata sui denti perché il Tar gli ha detto, in soldoni, accontentatevi di quello che già avete in quanto le vostre indennità vanno a “incidere significativamente sugli emolumenti di coloro che ricoprono posizioni apicali nello Stato, con importanti conseguenze sul bilancio dello Stato e dunque sul rispetto degli impegni intrapresi a livello comunitario”. Ma di quanto sarà mai questa indennità da riuscire a  “incidere significativamente”? Cento euro? Mille? Millecinquecento? Vai, mi rovino: duemila euro e chiudiamo qua. Macché, macché. Sono ben 22.755,06 euro al mese. Ripeto ventiduemilasettecentocinquantacinque euro al mese, per tredici mesi naturalmente, come potete vedere dal decreto di determinazione della retribuzione di un capo di stato maggiore di forza armata che pubblichiamo. Secondo il Conto annuale del Tesoro, nel 2012 la retribuzione media di un dipendente civile del Ministero della Difesa è stata di 25.805 euro lordi l’anno. Qui invece siamo a 295.815,78 euro all’anno per una sola indennità. Dieci volte tanto. Aspetta: ma non c’era un decreto montiano che limitava a meno di 300 mila euro la retribuzione complessiva di un dipendente pubblico? Certo, ma la burocrazia ha sempre un trucchetto di riserva. Lo stipendio te lo calcolo per intero, indennità comprese, il taglio te lo faccio in busta paga. Così quando vado a definire la pensione, lo faccio su tutto, anche su quello che non hai guadagnato. Furbi, eh?

Un capo di stato maggiore già prende un’indennità di posizione aumentata del 30 per cento proprio perché è capo di stato maggiore (nel caso del decreto riprodotto sopra sono ben 48.960 euro l’anno, mica bruscolini). Poi si mette in tasca questa ulteriore indennità. Poi naturalmente c’è lo stipendio, le altre indennità. E gli straordinari. L’avreste mai detto: prende anche gli straordinari, come fosse un bidello qualsiasi. Sarà l’inevitabile proletarizzazione. Dunque, se fate la domanda: perché prendete un’indennità da quasi 300 mila euro? Risposta: perché la prende anche il capo della Polizia. Potremmo ripetere il giochetto all’infinito. Domanda: potrei avere lo stipendio del direttore del Corriere della Sera? E perché? Perché sì, direbbe Jannacci.