Non un dimezzamento dello stipendio, ma una riduzione di 130 euro in busta paga. L’Electrolux, dopo l’incontro di ieri tra l’azienda di elettrodomestici svedesi e le parti sociali a Mestre, precisa che la proposta avanzata ai sindacati non prevede – come anticipato da alcuni rappresentanti sindacali – un drastico taglio ai salari, ma “una riduzione di tre euro all’ora. In termini di salario netto questo equivale a circa 8% di riduzione”. Cresce la tensione per il futuro dell’azienda svedese e la sorte dei lavoratori italiani. Intanto anche la politica interviene per cercare di trovare una mediazione tra le parti. Mercoledì 29 gennaio si terrà un incontro presieduto dal ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, i rappresentanti delle Regioni, l’azienda e i sindacati. Ma i lavoratori rimangono sul piede di guerra: mattinata di sciopero nello stabilimento di Porcia (Pordenone) e sit-in a Susegana (Treviso), sede dell’azienda. Dalla Rsu arriva un’apertura: “Disponibili a cooperativa Stato-lavoratoti”.

Nel corso dell’incontro di ieri “è stata anche avanzata l’ipotesi – prosegue la nota di Electrolux – di raffreddare l’effetto inflattivo del costo del lavoro, responsabile del continuo accrescere del gap competitivo con i paesi dell’est Europa, attraverso il congelamento per un triennio degli incrementi del contratto collettivo nazionale di lavoro e degli scatti di anzianità. Ovviamente l’azienda ha dato piena e ovvia apertura a considerare altre forme di riduzione del costo del lavoro con minori o, se possibile, nulle conseguenze sui salari”. Quindi, secondo il gruppo, non ci sarebbe nessun adeguamento tra gli stipendi dei lavori polacchi e quelli dei colleghi friulani.

Nella nota si ribadisce inoltre che “il regime di sei ore assunto come base per tutti i piani industriali è da considerarsi con applicazione della solidarietà, come da accordi sottoscritti e dei quali si auspica il prossimo rinnovo”. Per quanto riguarda il timore espresso da Fiom-Cgil sul rischio della chiusura di uno dei quattro stabilimenti, quello di Porcia, arriva la rassicurazione del ministro dello Sviluppo economico Zanonato: “E’ un’informazione falsa, anche Porcia rimarrà aperta”, queste le parole del ministro ai microfoni di Radio 24. Ma intanto sono partite le iniziative di lotta tra i lavoratori dello stabilimento Electrolux. 

La mattina di martedì 28 gennaio è stata scandita dallo sciopero per l’intera giornata e il presidio ai cancelli per evitare l’ingresso – blocco violato solo da pochi impiegati -. Si è tenuta anche l’assemblea alla portineria nord ed è stato impedito l’ingresso delle merci in fabbrica. All’assemblea hanno preso la parola anche il vicepresidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Sergio Bolzonello, il sindaco di Pordenone, Claudio Pedrotti e il vicepresidente della Provincia, Eligio Grizzo. Tutti hanno ribadito la necessità di un immediato intervento del governo Letta. Da parte sindacale è stata affermata la volontà di alzare il livello dello scontro con blocchi alla piattaforma logistica e altre azioni di disturbo alla normale produzione. E per i prossimi giorni si valuta la possibilità di una manifestazione nazionale di protesta, a Roma, al Mise. Anche l’entrata allo stabilimento di Susegana martedì mattina è stata bloccata dai lavoratori che poi hanno organizzato un sit-in davanti alla sede del Partito democratico. Un modo – spiegano ironicamente la Rsu – per segnalare un “piccolo problema di comunicabilità” con il ministro per lo sviluppo economico, Flavio Zanonato, appartenente al Pd.

Proteste anche allo stabilimento lombardo di Solaro, dove circa 350 operai hanno partecipato a un sit-in. Di fronte all’opposizione dei lavoratori, che hanno incrociato le braccia a partire dalle 14.00, la direzione Electrolux di Solaro – secondo quanto fanno sapere i sindacati – ha chiuso lo stabilimento e messo tutti in libertà. E proprio dai sindacati di base arriva una proposta. In un documento approvato all’unanimità, le rappresentanze sindacali interne (Rsu) dello stabilimento Electrolux di Susegana si dichiarano disponibili a “studiare soluzioni che impediscano all’impresa di perseguire i suoi obiettivi di impoverimento dei lavoratori dell’industria italiana, anche con nuove forme cooperative di produzione a gestione diretta Stato/lavoratori”. Un invito ad avviare una riflessione in questo senso è stato rivolto al presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta, al quale viene anche chiesto di fare quanto sia nelle sue possibilità per “trattenere nel territorio la multinazionale svedese”. Le organizzazioni dei lavoratori hanno inoltre deciso un primo pacchetto di 20 ore di sciopero.

“Sulla vertenza Electrolux è bene che intervenga la Presidenza del Consiglio”, queste la richiesta si Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, intervistato da Rainews24. “La proposta che ci ha illustrato ieri l’azienda è irricevibile -ha continuato il leader della Uilm- perché a fronte di un sacrificio richiesto ai lavoratori non prospetta il mantenimento dei livelli occupazionali”.

Intanto è fissato per mercoledì alle 15 il tavolo su Electrolux, che si terrà a Roma al ministero dello Sviluppo economico. Lo presiederà il ministro Zanonato e sarà presente anche la Presidenza del Consiglio. Alla riunione prenderanno parte l’Ad di Electrolux Italia e responsabile di tutti i siti europei della multinazionale Ernesto Ferrario, i presidenti delle Regioni interessate al futuro degli stabilimenti italiani del gruppo svedese (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Emilia Romagna) e le organizzazioni sindacali.