Leggo sul Corriere della Sera del 24 gennaio un articolo di Sergio Harari sull’archivio di dati sanitari Denali sviluppato dalla regione Lombardia insieme all’università Bicocca di Milano: “È uno strumento unico nelle sue potenzialità che raccoglie tutti i nostri dati sanitari, dal consumo dei farmaci ai ricoveri ospedalieri, alle visite specialistiche, e che traccia in modo analitico ma anonimo la vita sanitaria di ogni cittadino lombardo”. In pratica questo “software, sviluppato in partnership con una azienda farmaceutica, migliora le qualità dei database amministrativi (contenenti le registrazioni delle prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Regionale), li rende utilizzabili come analisi scientifiche” spiega, sempre sul Corriere della Sera Milano il 25 gennaio, Giancarlo Cesana direttore del centro di sanità pubblica dell’università Bicocca.

Probabilmente nessuno dei due ha letto il mio articolo del 24 gennaio che invece denuncia il rischio che dati molto sensibili, come quelli privati sanitari, possano essere sottratti ed utilizzati per curare meno a costi maggiori come si è scoperto possa succedere in Inghilterra in questi giorni e che, a mio avviso, debbano essere conservati dai cittadini senza interposizioni tramite History Health: ognuno il proprio diario della salute, nessuno il nostro.

Proprio aziende farmaceutiche e compagnie assicurative sembra abbiano comprato database dei cittadini inglesi non certamente per indagini scientifiche utili al bene comune. Qualche procuratore della Repubblica controllerà che non succeda anche in Italia? Denali, tessera regionale dei servizi e fascicolo sanitario elettronico non sono a rischio?