“Nonno giochiamo ai Pirati?”. “E va bene ma solo dieci minuti, poi devo andare! Cominciamo – dico io – questo pupazzo è un galeone pieno di tesori e questa scatola è una nave pirata, si avvicina al galeone e dopo un’aspra battaglia si pappa tutto il bottino. “Ora dobbiamo nasconderlo – dice lei – mettiamolo in questa grotta (sotto il tavolo)”. I pirati ripartono per abbordare altri galeoni, ma mia nipote (5 anni e mezzo) chiede al capitano di poter rimanere a guardia del tesoro. All’improvviso una piccola grande tragedia. I pirati di un’altra barca scoprono la grotta, vedono che il tesoro è poco custodito e lo rubano senza fatica.

Mia nipote, come avesse perso la dimensione del gioco, cambia espressione e chiede con apprensione: “Ma il capitano, quando torna, che mi dirà?”. “Ti attaccherà al pennone più alto senza darti né acqua né cibo per una settimana”. “No, non mi piace questo gioco, non lo voglio più fare”. “Ma guarda che stiamo scherzando, è un gioco, e poi non si può sempre vincere”. “No, non mi va, non gioco”. Corro ai rimedi: “Va bene, allora prendi questo pennarello che è un cannone, e se qualcuno si avvicina, tiri una cannonata per spaventarlo”. “Questo mi piace, dammi due pennarelli”. Resa potente dai pennarelli/cannone mia nipote sbaraglia tutti i pirati nemici. “Ora facciamo – dico io – che un altro pirata si cala dalla montagna (il tavolo con la tovaglia che pende), tu non lo vedi perché stai guardando verso il mare, il ladro entra piano piano e ruba una corona piena di pietre preziose”. “No, non mi va! Poi il capitano che mi dice?” “Ma sei fissata con questo capitano, ti sgrida solo un pochino”. “No, mi ha stufato questo gioco”. “Ma insomma si può perdere almeno un po’!”. “E va bene!”. “Poffarbacco! – fa il capitano quando torna rivolgendosi alla sentinella del bottino – come mai ti ha sorpresa?” “Perché il ladro era molto furbo e ha nascosto la corona in una carta bianca per non farmela riconoscere”. ” Per punizione – continua il capitano – andrai tu stessa a ricercare la corona”.

Appare sollevata, le punizioni, se giuste, alleviano i sensi di colpa e permettono di riparare. Il bottino si accumula ad ogni scorribanda, fin quando domando: “Ora che ci facciamo con tutto questo tesoro?”. “Non lo so – fa lei stupita – come se il derubare fosse il fine ultimo dei pirati”. “Troppo facile, devi avere desideri, se no è inutile accumulare tesori”. “Mi compro un’altra nave per derubare altri galeoni”. “Ma così stiamo al punto di prima”. “E allora dillo te” – dice lei indispettita! “Io mi comprerei una casa in montagna perché con l’età l’umidità mi fa venire i reumatismi e mi sono stufato di stare sul mare”. “Allora io mi compro Hello Kitty”. “Può essere un’idea, ma i pirati sono dieci e devi esprimere un desiderio per ciascuno”. “Ma è troppo difficile, ne ho già detti tanti”. “Non mi sembra. Guarda che trovare desideri è molto importante! Facciamo così, tu ci pensi e domani me li dici”. “E va bene – dice lei rassegnata – ma pensaci anche tu!”.

Il suo suggerimento è fecondo, penso al potere della fantasia nel rimodellare la nostra realtà interna, alle difficili vicissitudini fra tutto quello che riusciamo a tesaurizzare e alle possibili modalità di trasformarlo e utilizzarlo. Mi viene in mente il “barbone” con il quale avevo parlato la mattina stessa, che l’estrema povertà, voluta e temuta, rende libero e prigioniero allo stesso tempo. Penso che il nostro gioco è diventato spontaneamente un esercizio sulla frustrazione e sui desideri, e che possa avere un potere trasformativo.

Riporto allora una buona iniziativa,  una giornata di scambio e confronto dal titolo: Gioco e narrazioni nella psicoterapia con i bambini che il gruppo dell’Ambulatorio Sociale di Psicoterapia, che si occupa di età evolutiva all’Opera don Calabria, ha organizzato per il 21 Marzo 2014. La giornata è aperta a tutti e, come per tutti i giochi seri, è gratuita. 

www.psicoterapiasociale.it 

www.operadoncalabria.it