Ancora pochi giri di lancette dell’orologio per la scadenza della maggiorazione della Tares e della mini-Imu. Venerdì, 24 gennaio è l’ultimo giorno utile per pagare sia l’una tantum della tassa sui rifiuti (che riguarda il possesso e l’occupazione degli immobili) che l’imposta sulla casa ai quasi 2.400 che Comuni che hanno alzato l’aliquota base oltre il 4 per mille. Un accavallarsi di scadenze che da giorni fa parlare di “venerdì nero”, caratterizzato dalla confusione che regna ancora sovrana tra i contribuenti.

Caf presi d’assalto (e ormai allo stremo), file interminabili in banca o alle Poste, date sbagliate o diverse per i bollettini Tares (Roma, ad esempio, aveva addirittura approvato una scadenza diversa; a Pescara, invece, c’è tempo fino al 31 gennaio per pagare il saldo Tares), gli stessi modelli spediti in ritardo (è il caso di Milano e Roma) e conteggi difficili da eseguire per la mini-Imu, visto che si deve autocalcolare. “Sembra il giorno del giudizio – spiega con ironia Paolo De Nardis, ordinario di Sociologia alla Sapienza. Ma – prosegue – c’è da ammirare come, nonostante tutto, gli italiani vogliano essere buoni cittadini e contribuire ad andare oltre la rabbia sociale che è stata la vera protagonista di questi ultimi due anni”.

I conti sono presto fatti
Dopo l’abolizione dell’Imu, dal momento che non si sono trovate le coperture per cancellare integralmente l’imposta, si è deciso di far pagare ai proprietari delle prime case il 40% tra l’aliquota fissata dai Comuni e quella standard allo 0,4 per mille, con un gettito previsto di 380 milioni di euro.
Mentre sul fronte Tares, lo Stato ha deciso di fare cassa per oltre 1 miliardo di euro, aumentando di 30 centesimi al metro quadro il tributo. La rata del 24 gennaio sarà, infatti, l’ultima da corrispondere per la Tares: in seguito subentrerà la Iuc (Imposta comunale unica) che ingloba l’Imu (escluse le abitazioni principali), la Tasi (il tributo sui servizi indivisibili dovuta dal possessore e, in parte, dall’utilizzatore dell’ immobile) e la Tari (la tassa sui rifiuti a carico dell’utilizzatore).

Situazione al limite che ha portato prima il Codacons a minacciare di denunciare il “panico dei contribuenti, dovuto anche alla mancanza di informazioni da parte degli enti competenti” e poi diversi Comuni a cercare di correre ai ripari. Senza riuscirci. Tra i sindaci che, infatti, avrebbero voluto rinviare almeno la scadenza della rata della mini-Imu c’è quello di Ravenna, Fabrizio Matteucci, che – tuttavia – si è visto smentire direttamente dal sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta secondo il quale “la scadenza non si può rinviare”.

Inutile il ricorso
Poche speranza anche per quanti vorrebbero fare ricorso, dal momento che la causa da intraprendere costerebbe decisamente di più rispetto al costo delle due imposte che, nella media nazionale, risultano modeste. Numeri alla mano, per la mini-Imu ogni contribuente sta sborsando circa 41 euro (così come spiegano Adusbef e Federconsumatori secondo cui “è inconcepibile e intollerabile che a pagare per la disorganizzazione delle amministrazioni siano i contribuenti), mentre la Tares – si legge in un rapporto Uil – pesa in media 24 euro a famiglia.

Il calcolo
Per la mini-Imu lo scoglio è chiaro. Ad andare in cassa per versare la differenza tra l’Imu ad aliquota comunale e quella standard sono tutti coloro che hanno usufruito dell’esenzione dal pagamento dell’imposta prevista lo scorso anno. Un versamento che deve avvenire con il modello F24 o con un bollettino postale ad hoc, il cui importo va calcolato dal contribuente in base alla rendita catastale dell’immobile. Nel calcolo vanno inserite anche le detrazioni: 200 euro per la prima casa e 50 euro per ogni figlio residente under 26. Meglio sottolineare che, in generale, la presenza della detrazione per i figli non incide sul computo, visto che l’importo viene calcolato come differenza tra imposte. Ma con un importo inferiore ai 12 euro (o quello previsto dai singoli Comuni) la mini-Imu non si paga. Per i contribuenti che, invece, non riuscissero a districarsi tra codici tributo, modelli F24 e valori catastali, in caso di ritardo o mancato pagamento la sanzione è pari al 3% se il pagamento viene eseguito entro 30 giorni dalla scadenza prescritta o al 3,75% se si paga con un ritardo superiore a 30 giorni. Per chi si mette in regola entro 14 giorni dalla scadenza la multa si riduce.

Capitolo a parte per la Tares. Per tappare la grave falla dei ritardi nella spedizione dei bollettini da parte dei Comini, è stato previsto che il contribuente che versa la maggiorazione in ritardo non è soggetto né a sanzione, né a interessi. Il saldo dell’ultima rata della Tares si può versare con lo stesso strumento utilizzato per pagare le altre rate (solitamente il bollettino postale), mentre la maggiorazione per i servizi indivisibili si paga con il modello F24. E peggio va a quei cittadini che vivono nei Comuni che non hanno fatto coincidere la scadenza del saldo 2013 del tributo sui rifiuti (previsto per il 31 gennaio) con la maggiorazione dell’una tantum statale con scadenza 24 gennaio.