Un lobbista scrive a Luigi Di Maio: “Hai ragione, ci vuole più trasparenza“. La lettera indirizzata al vicepresidente della Camera del Movimento 5 Stelle (e pubblicata ieri sul sito frontpage.it), la firma il professionista Massimo Micucci. “Lei vuol cacciare i lobbisti dal Parlamento. E’ una semplificazione, ma da lobbista le dico che forse ha ragione. Condivido quanto lei ha affermato per spiegarsi: “La nostra è una battaglia di trasparenza. Vogliamo dare un nome e un cognome a tutte le persone che avvicinano i parlamentari nelle stanze dove si prendono le decisioni”. Il riferimento è alle polemiche sollevate dal gruppo grillino nelle scorse settimane dopo aver individuato un lobbista in Parlamento che chiedeva interventi specifici ai partiti sulle pensioni d’oro. Ma il problema, secondo Micucci, è molto complesso.

“I lobbisti”, scrive l’autore, “spesso ne sanno più dei parlamentari, a parte quei parlamentari che fanno i lobbisti, e tutti sanno che quando il Parlamento sceglie in nome di un interesse generale, qualcuno ci guadagna e qualcun altro ci rimette. Per chi fa il lobbista alla luce del sole è diventato più noioso, che dannoso, sentir parlare di lobbying, di assalti alle diligenze e francamente anche di regolamentazione. Quanto ai pasticci che vengono combinati sono soprattutto farina del sacco dei decision makers pubblici che non sentono nessuno e ignorano le conseguenze delle decisioni assunte”.

 Micucci si rivolge a Di Maio perché si intervenga con una regolamentazione della rappresentanza di interessi: “Anche questo governo aveva in programma di farlo”, continua, “ma non se ne è fatto nulla perché quella “lobby del caos” che è la tecnocrazia dominante, ha sbarrato il passo al tentativo di rendere davvero obbligatorie interazione e trasparenza. Dal ponte di comando è arrivato l’ “indietro tutta”. A proposito: perché invece di chiedere solo delle chiacchiere personali non chiede al Ministro Di Girolamo che fine ha fatto l’Unità Tecnica per la Trasparenza presso il MIPAAF? L’unico registro dei lobbisti esistente. Vorrà dire che ci regoleremo da soli”. Una maggiore regolamentazione, si legge nella lettera, garantirebbe più organizzazione e migliore efficacia.

Il lobbista, che firmandosi ci tiene a sottolineare di come al giorno d’oggi “i lobbisti abbiano una grande preparazione”, conclude suggerendo a Di Maio e ai 5 Stelle di sostenere l’eliminazione del Senato. ” Una sola considerazione politica: per dimezzare il lobbismo improprio, clientelare e relazionale potreste con un colpo eliminare il Senato e il fenomeno sarebbe almeno circoscritto ad una sola lettura e ad una sola camera. La scelta di concentrarsi su poche questioni poi, se mantenuta, sarebbe una sana dieta depurativa e per chi fa il nostro mestiere, che è ormai di consulenza politica, sarebbe un bel salto di qualità. Il tutto andrebbe accompagnato da una vegana sottrazione di “ciccia” (funzioni e risorse) allo Stato. Noi faremmo i consulenti politici e non i peripatetici nei corridoi”. Quali provvedimenti consiglia di prendere al più presto e nel concreto? “Un registro dei visitatori/lobbisti è un atto amministrativo. Perché non lo fate? Perché non fate applicare anche la norma che prevede un’analisi di impatto regolatorio e l’obbligo di consultazione degli stakeholders?”.