Gli ultimi 6 mesi sono passati così in fretta che molti si sono dimenticati tutto quello che è successo. Rivediamo gli highlight:

1 agosto 2013. Il Cavaliere Silvio Berlusconi è condannato in via definitiva per evasione fiscale.

27 novembre 2013. Il pregiudicato Berlusconi Silvio decade da senatore della Repubblica.

4 dicembre 2013. La Corte Costituzionale boccia il Porcellum: premio di maggioranza abnorme e liste bloccate sono incostituzionali.

8 dicembre 2013. Matteo Renzi viene eletto segretario del Pd da quasi 2 milioni di persone.

18 gennaio 2014. Renzi incontra il decaduto per discutere la nuova legge elettorale.

Renzi adesso – così come D’Alema, Veltroni e Bersani prima di lui – non hanno mai avuto veramente a cuore gli interessi dei loro elettori, dei cittadini, del popolo: ce lo ricorderemmo se avessero fatto di qualcosa di sinistra e invece niente. Loro sono lì da anni, passano da una poltrona all’altra, da un’indennità all’altra, da un rimborso o da un vitalizio all’altro. Questa è la loro idea della politica: un modo efficace per sbarcare il lunario.

A chi è d’accordo con queste affermazioni non gliene frega niente dell’ideologia, destra o sinistra, del partito, Pd o Pdl, o del leader, l’interdetto di Arcore o il condannato (in primo grado) di Firenze. Gli interessa avere un lavoro appagante, una casa confortevole, una famiglia numerosa, un futuro brillante, una vita normale. Queste persone rappresentano la maggior parte degli italiani: il 25% che ha votato M5S più il 25% che non ha votato.

(Almeno) il 50% degli italiani non vuole essere governato da un partito di destra né da uno di sinistra, non vuole che vinca il Pd né il Pdl, non vuole avere come leader evasori fiscali né danneggiatori erariali. È vero – come ha scritto Scanzi – che, chi voleva, ha già capito chi è Renzi ma il problema è far capire a tutti gli altri che c’è una forza politica che può contrastare i corrotti e ripristinare la legalità.

“Adesso potete tornare a votare!” gridava Grillo dai palchi dello Tsunami Tour esattamente un anno fa.

Al M5S non interessano i voti di chi ha sempre votato Pd+L per ringraziarli del pubblico impiego, della consulenza o dell’appalto ricevuti. Non ci interessa il modello sociale del clientelismo. Vogliamo che tornino di moda l’onestà, la meritocrazia ma soprattutto la certezza della pena: se rubi, corrompi o ti scopi minorenni, verrai messo sotto processo e finirai in galera, sicuramente e velocemente, possibilmente prima che i reati vadano in prescrizione, che i tuoi avvocati diventino senatori e che tu sia così vecchio da non poter essere più punito e sbattuto in una cella di San Vittore.

Il M5S non parla con questa gente, non ci scambiamo neanche un sms o una faccina su WhatsApp, non gli concediamo neanche un retweet, un like su Facebook, niente. E non è perché abbiamo la puzza sotto il naso, perché siamo orgogliosi di essere grillini o perché Casaleggio ha assaggiato il peyote: è perché il M5S nasce dal vuoto lasciato da questi personaggi che sono in  politica dai tempi in cui Craxi andava al mare con Berlusconi o da quelli in cui Andreotti andava a cena da Letta, gente per cui la politica è un maniera per svoltare nella vita come potrebbe essere fare il calciatore, l’attore o il cantante.

Il M5S è sopra tutto, e non è uno slogan elettorale: non ci interessano le ideologie dei secoli passati, non vediamo nella politica un mestiere (restiamo al massimo per 2 mandati) o un modo di arricchirsi (rimborsi rifiutati, indennità ridotte e diarie restituite) ma pensiamo che l’unico modo di superare la democrazia rappresentativa sia trasformarla in una democrazia diretta. Per fare ciò è necessario arrivare a governare, avere la maggioranza dei voti, riportare alle urne quel 25% di scettici, delusi e insoddisfatti facendo capire, a loro e a tutti gli altri, che c’è solo un gruppo di persone che ha a cuore i loro interessi: loro stessi, i cittadini, gli elettori, il popolo.

A che titolo Di Battista, Morra o la Taverna sarebbero andati a parlare con Renzi? A titolo personale o per conto dei 9 milioni di persone che hanno votato M5S? Non funziona così da noi: noi votiamo per scegliere i nostri dipendenti da mandare nei palazzi a fare ciò che gli diciamo di fare e, quando sono lì, fanno quello che gli diciamo, altrimenti rivotiamo e li buttiamo fuori.

Lasciate perdere i talk show dalle mille porte, i tè al Nazareno e i fan club di palazzo Grazioli: se volete veramente discutere la legge elettorale, iscrivetevi piuttosto al Movimento 5 Stelle (non si paga niente) e venite a discutere insieme a noi le proposte di legge che sono online sul nostro sistema operativo.

Solo le cose decise da tutti (o almeno dalla maggioranza) fanno parte del programma del M5S e sono oggetto dell’attività politica dei cittadini portavoce che abbiamo mandato a Roma.

Tutto il resto è il solito Porcellum, da oggi disponibile anche in versione pregiudicatellum.