E’ morto nel sonno don Pietro Tosi, il prete che stuprò una ragazzina di 14 mettendola incinta. Da quella violenza nacque Erik Zattoni, il ragazzo che a 33 anni denunciò in televisione quanto subito dalla madre. Don Tosi, 87 anni, nel 1980 abusò di una minorenne, la cui famiglia era ospitata in un locale della parrocchia di un paesino in provincia di Ferrara. Il prete non volle mai riconoscere il frutto di quello stupro e trovò “comprensione” negli ambienti della curia estense. Solo anni dopo Erik riuscì a provare la paternità giudiziale attraverso il test del dna. Da allora il 33enne ha cercato di far valere i propri diritti, sia morali che economici, ma con scarsi risultati. Come extrema ratio percorse la strada di un appello pubblico a Papa Francesco. Un tentativo per chiedere quantomeno la riduzione allo stato laicale del prelato.

Dopo un incontro privato, il vescovo di Ferrara Luigi Negri promise la sua intercessione e da allora Zattoni è in attesa di quell’appuntamento. Sulla scomparsa del prete pedofilo la curia ricorda il “giudizio dell’arcivescovo sulla vicenda umana e sacerdotale di don Pietro, ampiamente diffuso nei mesi scorsi” (quando in un messaggio destinato a ogni sacerdote e fedele della diocesi Negri definì quanto accaduto un avvenimento “infame” che “non può essere in nessun modo sottaciuto o giustificato”, “male radicale”), e “riconsegna al Padre la vita e la persona di don Pietro. Ora don Tosi, da cui sono venute enormi sofferenze ma anche opere di bene, è davanti al Signore a cui spetta un giudizio imperscrutabile che eccede ogni umana misura”.

Chi rimane su un piano prettamente terrestre è quel figlio mai riconosciuto, Erik, che ammette come “quando muore una persona dispiace sempre, soprattutto per la sofferenza dei suoi familiari e delle persone che gli volevano bene”, ma “a livello personale non posso dire di essere addolorato. Non posso provare dolore per lui, per me non era niente. Era soltanto un pedofilo, lo consideravo meno di un uomo. E mi dispiace che sia rimasto impunito”. Dalla sua voce emerge anche la delusione per non aver mai ottenuto giustizia, ossia “la riduzione allo stato laicale di chi si è dimostrato non adeguato alla veste che indossava”. E la delusione deriva soprattutto dal comportamento del Vaticano. “La Santa Sede, ironicamente, è stata di parola: avevano detto che don Pietro sarebbe morto prete e così è stato. In ottobre tutti hanno saputo la verità, ma la chiesa non ha fatto nulla”. Quanto invece alla paventata possibilità di un incontro con Bergoglio, Erik (“ancora in attesa della convocazione ) non si fa illusioni: “Io spero di riuscirci, anche per chiedere a Papa Francesco che venga modificata la norma del diritto canonico che prevede la prescrizione per gli stupratori”.