Renzi contro. Contro il ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo. “Vedremo quello che deciderà il premier, tocca a lui decidere il destino dei ministri”. In ogni caso il Pd “ha chiesto che vada in Aula e racconti la sua versione dei fatti, nessuno fa processi politici in contumacia, alla luce di quello che dirà il Pd prenderà sua posizione che sarà unitaria”. E comunque “la Idem si è dimessa dimostrando uno stile profondamente diverso”. Tanto che il Pd ha già presentato un’interpellanza urgente (non sarà quindi un’interrogazione) nella quale si chiedono chiarimenti al ministro. “Laddove le circostanze messe in luce dalle registrazioni venissero confermate da successive indagini – si legge nel testo – queste mostrerebbero comportamenti decisamente inopportuni dal punto di vista politico e rivelerebbero da parte del Ministro una gestione sconveniente di un ufficio territoriale della Asl. I parlamentari Pd chiedono al ministro “quali siano state le motivazioni che hanno determinato il suo intervento poco trasparente nelle specifiche questioni”.

Al Pd risponde la contro-interpellanza del Nuovo Centrodestra. Gli alfaniani chiedono alla loro esponente al governo “come intenda tutelare non solo la sua immagine, ma, e soprattutto, le basi dello stato di diritto nei confronti del soggetto che si è reso responsabile delle registrazioni abusive di cui è stata vittima”. Di Felice Pisapia viene sottolineato lo “spessore delinquenziale” ed evidenziato il pericolo che lo stesso “metta la sua esperienza amministrativo delinquenziale al servizio di altre persone e ai danni di enti pubblici” da parte del giudice che ne ha disposto la misura cautelare, si legge nel testo dell’interpellanza. “Tale vicenda risulta gravissima sotto il profilo etico e giuridico e costituisce una palese lesione del diritto alla riservatezza tutelato dalla Carta Costituzionale”.

Ma la sfida tra Pd e Nuovo Centrodestra non si gioca solo sul campo del caso De Girolamo. Il segretario democratico va anche contro l’attuale ministro dell’Interno Angelino Alfano che quando era titolare della Giustizia telefonò a Ligresti: “Perché i ministri della giustizia sono sempre al telefono coi Ligresti? Ottima domanda, da girare a loro”. Ma anche, in prospettiva, contro la durata fine a se stessa dell’esecutivo Letta: al governo con il Nuovo Centrodestra, dice, “staremo il tempo necessario per far approvare ius soli e civil partnership alla tedesca, su questo non c’è discussione”.

Idem per quanto riguarda le riforme. Gli alfaniani hanno presentato una propria proposta alla quale il leader democratico dice no: “Proponiamo agli altri un patto che tenga insieme legge elettorale, revisione del Senato e Titolo V, ecco perché sono veramente colpito dalla posizione di Ncd: mi sembra un clamoroso passo indietro. Se non vogliono più fare le riforme costituzionali ce lo dicano, ma sarebbero veramente una sorpresa”. Ncd propone di eleggere 210 senatori al posto dei 315. “E’ una proposta che non condividiamo: per noi al Senato va tolta ogni tipo di funzione elettiva. Abbiamo proposto un pacchetto con legge elettorale, riforme e Titolo V, se Ncd non ci sta apre un problema con noi”. Problema che si fa via via più grosso a sentire il capogruppo del Nuovo Centrodestra al Senato Maurizio Sacconi: “Le affermazioni di Renzi circa l’utilità del Nuovo Centrodestra ai fini dell’approvazione dei matrimoni gay e dello ius soli – dice – sono un segnale di arroganza che non aiuta la ricerca del buongoverno nel difficile 2014″. 

Frizioni che non fanno bene alla salute dell’esecutivo. “Il governo in questi mesi ha fatto poco. E uso un eufemismo”,  rincara la dose Matteo Renzi alla riunione dei suoi senatori. E per questo intende prendere in mano il timone: “Dettiamo l’agenda noi stavolta, sulle nostre questioni ci facciamo sentire, non possiamo permetterci di farci tenere sotto scacco per otto mesi, come è successo, su una vicenda come quella dell’Imu”. Il tutto, però, senza portare il Paese a nuove elezioni: “Non voglio mettere una data di scadenza a questa legislatura, non mi interessa”. Una legislatura che deve durare almeno per “eleggere il nuovo capo dello Stato dopo aver fatto le riforme”. Fare una nuova legge elettorale e riformare Palazzo Madama, cancellando l’elettività dei senatori ed eliminando le loro indennità, in primis. Anche se “la prima priorità è il lavoro, non la riforma costituzionale. La gente non mangia pane e riforma elettorale”.

Ma il segretario del Pd evita di finire nella lotta nel fango su posti e poltrone. “Il rimpasto per me non è all’ordine del giorno”, ha detto. L’idea che chi vince le primarie poi chiede di entrare nel governo “è quanto di più vecchio e stantio possa esistere. Se poi il premier pensa che alcuni ministri non stiano andando bene, fa benissimo a cambiarli”. Tema che il sindaco di Firenze affronta anche per iscritto su Twitter: “Quello che dobbiamo cambiare non è la composizione del governo, piacerebbe a voi M5S che il Pd si mettesse in una grande lotta di poltrone, in un compro, baratto e vendo di poltrone. Spiacente, vi è andata male. Il ‘cambia verso’ è sulle cose concrete. Non può essere un rimpasto: spiacente, non ci caschiamo”. Piuttosto a sentire Renzi il Pd punta al taglio delle spese. “Il contingentamento delle auto blu è fondamentale – sostiene per esempio il sindaco di Firenze – Ma perché un sottosegretario deve avere l’auto blu? Il sottosegretario va a piedi. Che problemi c’ha? Lo inseriremo in Impegno 2014″.

Ma c’è soprattutto la questione della legge elettorale sulla quale il Movimento Cinque Stelle, anche attraverso l’intervista del fattoquotidiano.it al capogruppo al Senato Vincenzo Santangelo, ha sfidato il Pd: “Prima depositi una proposta, intanto discuta sulla nostra, l’unica presentata in Parlamento”. “Il Pd – replica Renzi – si presenta con una legge elettorale solo in condizioni di portare a casa il risultato altrimenti è tempo perso. Sulla legge elettorale le tre proposte che abbiamo avanzato hanno caratteristiche positive tutte e tre: il Mattarellum perché restituisce il rapporto con il territorio; il doppio turno è migliore per garantire un vincitore, l’ispanico per rafforzare i grandi partiti. Il sistema spagnolo, come del resto gli altri due, garantisce alternanza e impedisce larghe intese. Proponiamo agli altri un patto che tenga insieme la legge elettorale, la revisione del Senato e la riforma del Titolo V”.