Il capitale umano vale sempre meno per il governo di Enrico Letta che, dopo aver sistemato le banche alle prese con gli esami comunitari, ha trovato una soluzione anche per le difficoltà delle compagnie assicurative. E, in particolare, per quelle del gruppo delle coop, UnipolSai. Tutto sta nella riforma dell’Rc Auto approvata in fretta e furia a fine 2013 per decreto nel pot-pourry del piano Destinazione Italia. Dove, sotto il capitolo riduzione dei premi Rc Auto, si nasconde maldestramente un pronto soccorso non da poco al polo assicurativo di Bologna, di gran lunga la prima compagnia del settore con una quota di mercato superiore al 30 per cento su una torta che nel 2010 valeva circa 17 miliardi di euro in cui hanno fette consistenti, ma nettamente inferiori, Generali (16%) e la tedesca Allianz (13%).

IL COLPO DI SPUGNA. – La prima ad accorgersene è stata la stessa Unipol, che nel documento informativo sulla fusione con FonSai aggiornato al 24 dicembre 2013 ha fatto in tempo a inserire un passaggio sul decreto varato dieci giorni prima. “Si segnala che l’art. 8 del decreto legge 13 dicembre 2013 […] in corso di conversione – si legge nel documento riservato agli investitori – ha introdotto, con specifico riferimento ai Rami RC Auto, determinate forme di sconto sui premi a favore degli assicurati […]. Gli oneri relativi alla concessione agli assicurati delle predette forme di sconto, sono sostenuti integralmente dalle compagnie di assicurazione, le quali potrebbero, di converso, beneficiare di una possibile riduzione degli oneri relativi ai sinistri”.

Condizionale superfluo, quest’ultimo, visto che il decreto di fatto cancella con un colpo di spugna il risarcimento di buona parte dei cosiddetti danni alla persona “per lesioni di lieve entità”. Nel testo che dovrà essere convertito in legge entro il 21 febbraio, infatti, si stabilisce che l’infortunato “è risarcito solo a seguito di riscontro medico legale da cui risulti strumentalmente accertata l’esistenza della lesione”. Una norma precedente, firmata dal governo Monti che già aveva aperto la strada a dubbi e contestazioni alleggerendo i costi delle compagnie (-22% la stima dell’Ivass per un risparmio di 120 milioni nel 2012) in affanno per gli effetti sulle polizze del calo delle auto in circolazione, affiancava a “strumentalmente” l’avverbio “visivamente” che l’esecutivo Letta ha invece deciso di togliere di mezzo. Addio, quindi, non solo al colpo di frusta, ma anche a danni psichici come lo stress post traumatico o a ferite e lesioni non riscontrabili via Tac e radiografia.

PUNIRNE CENTO PER EDUCARNE UNO. “Questo significa ammazzare per intero qualsiasi possibilità di ottenere un risarcimento per danni come per esempio il classico colpo di frusta – conferma uno specialista in materia di responsabilità civile e risarcimento danni come l’avvocato Marco Bona di Torino che ha seguito, tra il resto, il caso Thyssen Krupp, il disastro ferroviario di Viareggio ed è attualmente impegnato con la Costa Concordia – se lei dopo un sinistro va al pronto soccorso le fanno una lastra, ma per accertare la lesione del rachide bisognerebbe avere una radiografica precedente per confrontarla. Una norma di questo genere significa privare il cittadino di qualsiasi possibilità di provare il danno”. Però il colpo di frusta è un classico della truffa assicurativa. “Ma così si applica una punizione collettiva che colpisce anche chi non ha colpa. E poi una norma dovrebbe poggiare su ragioni di carattere scientifico, invece dal punto di vista medico-legale il danno  – argomenta – è accertabile a prescindere dalla sussistenza o meno di accertamenti strumentali. Un medico legale che fa veramente l’accertamento è in grado di scoprire se un soggetto sta simulando o meno il colpo di frusta. È chiaro che c’è stato un abuso, ma l’abuso nasce prima di tutto in sede medico-legale dove invece di visitare i pazienti si compilano dei moduli. Quindi è una norma fatta per tagliare via tutta una serie di risarcimenti, giusti o sbagliati che siano, semplicemente per sollevare le assicurazioni”. E poi non c’è solo il colpo di frusta. “Si può discutere anche delle ferite, ma soprattutto c’è anche il classico stress post traumatico e con lui tutte le patologie di carattere psichico di lieve entità che sono così tagliate fuori insieme a una serie di disturbi. Comunque è chiaro che la norma mira al colpo di frusta che non è una patologia del tutto irrilevante”.

L’ENORME RISPARMIO DELLE ASSICURAZIONI. Quanto ci guadagnano le assicurazioni? “Difficile fare un conto preciso, ma tenga conto che il risarcimento del colpo di frusta rappresenta tra il 60 e il 70% del risarcimento delle compagnie che quindi possono aspirare ad avere un risparmio almeno del 50% della loro esposizione complessiva sul ramo Rc Auto. Un risparmio di proporzioni enormi”.

“Questa normativa è incostituzionale perché non si può fare per decreto legge ed è molto grave che il presidente della Repubblica continui a sottoscrivere dei decreti legge di questo tenore – aggiunge -. Fare una legislazione di questo tipo per decretazione d’urgenza è un’indecenza: significa prendere in giro la collettività e il Parlamento. Tanto più che molte di queste norme erano oggetto di studio presso la Commissione finanze e a fine novembre furono espressi pareri che andavano in tutt’altro senso. E’ una norma è viziata alle origini”. Per di più, vien da chiedersi, perché l’Rc Auto che è obbligatoria sì e le polizze infortuni no? “Perché lì c’è una pressione enorme da parte delle compagnie assicuratrici, sicuramente Ania e Unipol hanno portato a casa un successo enorme”, sentenzia Bona. Ma c’è dell’altro. “Il codice ci dice che l’azione per il risarcimento dei danni si prescrive in due anni che decorrono dalla data del sinistro o dalla data di manifestazione del danno. La riforma prevede, anche quando c’è un incidente mortale, che se l’assicurato non invia una richiesta di risarcimento entro tre mesi dal fatto dannoso, è decaduto dal diritto – spiega ancora – Uno stravolgimento dei diritti del cittadino abominevole”.

GLI SCONTI NON SONO GARANTITI, IL TAGLIO DEI DIRITTI SI. Ma ci sono gli sconti per gli assicurati. “Che c’entra quanto paga l’assicurato con la posizione dell’infortunato che non sempre coincidono? E poi gli sconti sono irrisori rispetto all’aumento delle polizze nell’ultimo decennio – rimarca -. In ogni caso il legislatore non ha bloccato i prezzi delle polizze (che non sarebbe possibile, ndr), quindi basta aumentarli e annullare il beneficio degli sconti: non c’è alcuna garanzia su questo punto, quindi abbiamo una lesione certa dei diritti delle persone e forse degli sconticini sulle polizze ma che non si equiparano in alcun modo con quelli che sono i maggiori utili per le compagnie”. Mentre per gli infortunati, in caso di colpo di frusta, si parla di un danno mediamente quantificato tra 3.500 e 5mila euro. “Ed è valutato così basso perché i risarcimenti sono già stati tagliati: negli anni ottanta un colpo di frusta poteva valere anche 6 milioni delle vecchie lire. Il gioco al ribasso è iniziato quando Letta era ministro dell’Industria nel 2001”. Mentre i premi, secondo i consumatori, sono lievitati del 245% in 18 anni. Tutto questo senza contare gli altri nei della normativa Letta. “Se passerà così è una vera e propria rivoluzione del sistema, ma così non può passare. Lo scopo è molto chiaro e si paga il malcostume, che per esempio nel Regno Unito si aggira con una franchigia del 2% che però per noi è incostituzionale – nota un altro esperto del settore, come l’avvocato Maurizio Hazan -. A parte il tema degli esami strumentali (chi li paga?), c’è quello del testimone da indicare subito, quello dell’incedibilità del credito, dell’ispezione preventiva presso le carrozzerie convenzionate e dell’obbligo per la compagnia di proporre una rete di servizi medico-sanitari cosa che in Italia è nelle facoltà di al massimo tre gruppi”.

LE DIFFICOLTA’ DI UNIPOLSAI. Intanto però il decreto è in vigore e sull’eventuale incostizionalità la Corte potrebbe pronunciarsi tra qualche anno. Un lungo arco di tempo per godersi il ricco regalo di Natale per chi, come UnipolSai nello stesso prospetto della fusione varata a fine 2013 inseriva il costo medio dei sinistri automobilistici tra i fattori di rischio per la redditività del nuovo gruppo. “La raccolta premi nei Rami Danni delle Società Assicurative Partecipanti alla Fusione è prevalentemente concentrata nei Rami Auto. Tale concentrazione fa sì che la frequenza e il costo medio dei sinistri relativi ai Rami Auto possano avere un impatto significativo sulla redditività della Società Risultante dalla Fusione – si legge ancora nel documento -. In particolare, l’andamento negativo di tali fattori, anche per effetto di mutamenti nel quadro economico (in conseguenza, ad esempio, dell’andamento dei prezzi dei ricambi e/o dei carburanti) e/o normativo (come ad esempio un ampliamento dell’area dei danni alla persona ritenuti risarcibili) potrebbe avere effetti negativi sulla posizione finanziaria e sulla redditività della Società Risultante dalla Fusione”. Numeri alla mano, la società di Carlo Cimbri, sottolinea che nei primi 9 mesi del 2013 l’Auto ha rappresentato il 66% dei premi dei Rami Danni del gruppo FonSai, il 62,5% di quelli di Unipol e il 70% di quelli della Milano Assicurazioni. E che quindi la “situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società Risultante dalla Fusione” delle tre compagnie potrebbe avere delle “conseguenze negative” per “un andamento negativo del mercato automobilistico (ad esempio, un calo delle immatricolazioni, che peraltro si sta verificando, anche nell’esercizio in corso)”.