Lei è la candidata outsider al governo della Sardegna. Niente carriera politica, ma una fama nazionale conquistata da scrittrice. Michela Murgia, sostenuta dalla coalizione “Sardegna possibile” (una lista civica, una di amministratori e dal partito indipendentista ProgReS – Progettu Republìca) punta a diventare il primo presidente donna dell’Isola. Ci riuscirà? In queste ore gli orfani del Movimento a 5 Stelle che non correranno alle regionali potrebbero darle man forte. Un patrimonio di voti non da poco quello dei grillini che, nell’Isola, quasi un anno fa sono diventati la prima forza alle elezioni politiche, sfiorando il 30 per cento. Perché non tutti seguiranno il diktat dallo staff nazionale che suggerisce l’astensione. E le affinità elettive potrebbero essere più d’una: dal metodo, quello della partecipazione attiva, alla base coinvolta, dei movimenti di rivendicazione fino al linguaggio “contro l’attuale classe dirigente”. Un po’ ambientalisti con una punta di autoderminazione, ossia indipendentismo.

Il via alla campagna elettorale Michela Murgia l’ha dato ormai mesi fa, in giro per la Sardegna e sulla rete. L’annuncio della sua discesa in campo addirittura al di là del mare, nel 2012, a Bologna. Non è quindi in ritardo, tutt’altro: marcia a tappe forzate verso la corsa per le elezioni regionali in Sardegna del 16 febbraio. E si corre per raccogliere le 20mila firme indispensabili perché il suo raggruppamento non ha un rappresentante in Consiglio regionale. Il tam-tam è partito sui social network con lo slogan in sardo “Sebera”, ossia “Scegli”. Impossibile parlare con lei, nonostante sia stata più volte contattata da Ilfattoquotidiano.it. Dal suo staff hanno fatto sapere che è “in overbooking”.

Nata a Cabras, classe 1972, premio Campiello per il romanzo s’Accabadora e prima ancora nota per il romanzo“Il mondo deve sapere” da cui è stato tratto il film di Virzì “Tutta la vita davanti”, Michela Murgia nel sogno di una “Sardegna possibile” ci crede davvero. Tanto che ha presentato già otto assessori in caso di vittoria. Per non avere sorprese ed evitare le negoziazioni del giorno dopo.Punta sulla competenza, ma proprio la sua presunta mancanza di competenza è uno dei principali argomenti dei detrattori. A cui lei ha risposto con argomenti condivisi, in tempi in cui il Palazzo è scosso dalle inchieste della Procura per peculato sui fondi ai gruppi consiliari: “La vera incompetenza è quella di chi fa politica per professione”.

A seguire un duello a distanza proprio con il presidente in carica, Ugo Cappellacci. Nessuna alleanza con il centrosinistra e tanto meno con il Pd, che nel frattempo ha trovato un nuovo candidato: il partito, secondo lei, è già fuori dai giochi tanto da farle dichiarare che la partita sarà tra la sua coalizione e quella che punta al Cappellacci bis. Lei è l’alternativa ai due poli. Così vien percepita e si propone. I temi sul piatto in realtà strizzano l’occhio anche a quelli storici della sinistra: equità sociale, diritti civili, sostenibilità, parità. E per la sua squadra ha attinto anche a quest’area: tra le sue fila alcuni transfughi del Pd, come la presidente dimissionaria dell’assemblea regionale Valentina Sanna e un ex assessore della giunta Soru, Romina Congera (ex Prc). Il suo successo è stato costruito in gran parte fuori dall’Isola, come spesso accade, e il tifo e i consensi per la novità arrivano dal cosiddetto continente: ha ricevuto l’endorsement del giornalista Gad Lerner che auspicava un sodalizio con il centrosinistra. Ma Michela Murgia tira dritto.

È caccia al voto, dunque. Sulla sua immancabile pagina Facebook, in cui conta più di 42mila sostenitori, alcuni attivisti, dopo il no di Grillo all’utilizzo del simbolo, annunciano pubblicamente il loro appoggio e chiedono di fare altrettanto. La stessa Murgia, proprio nei giorni della corsa alle liste, ha imbarcato il noto autore degli scatti rubati a Villa Certosa, Antonello Zappadu, militante grillino. Nonché Andrea Impera, esponente del Movimento artigiani e commercianti liberi, ossia il popolo delle partite Iva protagonista in questi anni di numerose proteste anti-Equitalia. E poi ci sono le altre anime della coalizione: quella ambientalista e di lotta. A partire dal suo territorio, l’Oristanese, dove da mesi la scrittrice è diventata madrina delle proteste contro le trivelle della Saras a caccia di metano nel sottosuolo di Arborea.

Il programma “pensato dai sardi per i sardi”. La “Sardegna possibile” di Michela Murgia è anche un po’ indipendentista, ma non troppo. Si punta all’”autodeterminazione”, perché la dipendenza da poteri e logiche estranee hanno fatto diventare la Sardegna una terra ancora più periferica. Così si legge nella presentazione web: “Deve essere perseguita e resa praticabile già dentro l’attuale quadro istituzionale, a partire da una riappropriazione materiale, giuridica e simbolica della nostra storia e degli elementi portanti della nostra vita associata attengono sia profili culturali sia profili pratici sia profili giuridici”. E si insiste nel portare avanti la rivendicazione anche con un eventuale conflitto con lo Stato centrale. Il programma, poi, sarà “pensato dai sardi per i sardi” con il metodo del “confronto aperto con tutti i soggetti sociali e sulla condivisione di saperi e idee”. E soprattutto degli Ost, sigla che sta per Open Space Technology – il nome questa volta è inglese – tavoli tematici nei vari territori in cui si lavora in gruppo. Dal basso, cittadini al servizio di altri cittadini (almeno nelle intenzioni) per arrivare a un “nuovo modello di governo per la Sardegna” per superare lo scenario di disoccupazione e di tracollo dell’economia. Gli entusiasti sono già stati reclutati, i delusi da mille bandiere forse si accoderanno.