Prosegue il braccio di ferro tra Renzi e Letta sul patto di governo e soprattutto sulla legge elettorale. Il presidente del Consiglio ha incontrato questa mattina il segretario nazionale del Pd a palazzo Chigi. Il faccia a faccia è iniziato alle 8 ed è durato circa un’ora e mezza e, da fonti interne, è stato giudicato “molto utile e positivo“. Al centro del colloquio anche il job act, il piano del segretario Pd che punta a ridurre l’Irap, elaborare un codice del lavoro ed eliminare i dirigenti pubblici a tempo indeterminato nel settore pubblico. E sempre di occupazione e aziende, si è discusso questa mattina a Palazzo Chigi, durante un colloquio tra il vice presidente del Consiglio Angelino Alfano e il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.

Ieri, durante le consultazioni “informali”, Letta aveva ricevuto i Popolari di Mario Mauro (che puntano a una tax area per il sostentamento dei figli). Il presidente del Consiglio resta convinto che questa maggioranza abbia i numeri e le idee per realizzare un programma “ad alto tasso di riformismo”, perché tutti i partiti che sostengono l’esecutivo chiedono forti cambiamenti nei meccanismi di funzionamento del Paese. A patto però che “tutti gli attori si sentano responsabili del progetto di governo”. Per questo Letta invita tutti coloro che alla fine si impegneranno con il documento, che sarà chiamato “Impegno 2014“, ad avere “un sovrappiù di responsabilità”. Nel corso degli incontri di ieri si è discusso anche di legge elettorale, e questa mattina Renzi e Letta hanno ribadito di volere chiudere entro 15 giorni: la discussione alla Camera partirà il 27 gennaio.

Nonostante questa accelerazione, però, il Pd rischia di trasformarsi in una polveriera: renziani contro “governisti”, mentre il Nuovo Centrodestra punta a soffocare il dialogo tra il segretario dem e Forza Italia. Il timore di Renzi è che la discussione sulla legge elettorale, al di là degli annunci, sia rallentata anche dal fitto calendario di audizioni fissato in Affari costituzionali, che si prolungherà fino al 20 gennaio. Roberto Fico (M5s)invita a non illudersi: “La discussione non inizierà mai prima di metà febbraio (ci sono 5 decreti legge del Governo da approvare prima). I partiti vogliono solo perdere tempo, far finta di litigare e mantenere in vita il governo ancora per un bel po'”.