Sul capo di re Juan Carlos, come per Enrico IV, risuonano le parole di William Shakespeare: “Riposa a disagio una testa che cinge una corona”. Il fatto è che la casa reale spagnola continua ad andare a pezzi, nonostante il discorso pronunciato dal sovrano, seppur a fatica, la notte di Natale, la sua storica intervista di copertina sulla rivista ¡Hola!, a pochi giorni dal suo 76esimo compleanno, e la presenza con tanto di stampelle alla cerimonia militare ufficiale pochi giorni fa, che la stampa iberica aveva salutato con un “Il re è tornato”.

La figlia di Juan Carlos, Cristina di Borbone è di nuovo nei guai giudiziari. E stavolta difficilmente verrà salvata da un secondo ricorso. L’infanta è stata citata in giudizio dal tribunale di Palma de Mallorca per i reati di frode fiscale e riciclaggio presumibilmente commessi come comproprietaria di Aizoon, l’impresa di famiglia dove vennero sviati più di un milione di euro pubblici dall’Istituto Nóos. In un faldone di oltre 227 pagine, il giudice José Castro ordina a Cristina di comparire in aula il prossimo 8 marzo in merito all’indagine giudiziaria – il cui principale imputato è il marito, il duca di Palma Iñaki Urdangarin, insieme all’ex socio Diego Torres – per i 5,8 milioni di euro scomparsi in consulenze false e fondi sospetti in barba al fisco. L’Infanta rischierebbe fino a sei anni di carcere, secondo il codice penale spagnolo. Nelle pagine il magistrato scrive di una contabilità di Aizoon “fiscalmente opaca” e di come certe entrate non siano mai state dichiarate all’erario. Secondo il giudice Castro, difficilmente Urdangarin avrebbe potuto frodare il fisco iberico “senza, quanto meno, la conoscenza e l’assenso” di sua moglie.

Conti, carte di credito, fatture, proprietà e dichiarazioni dei redditi. Per nove mesi il giudice istruttore a vagliato la situazione finanziaria e fiscale di Cristina di Borbone, che nel frattempo prendeva residenza a Ginevra, in Svizzera. Soldi irregolari che finivano poi per confluire nelle spese personali dell’infanta, come la ristrutturazione della villa di famiglia, il Palacete de Pedralbes di Barcellona, oggi in vendita per circa 10 milioni di euro.

Al già provato re Juan Carlos non è rimasto altro che prenderne atto: la Casa reale, ha fatto sapere, “rispetta le decisioni giudiziarie”. Ma il dramma è esploso in famiglia, e già da tempo. Nel 2011 si apriva il caso Nóos che imputava il genero Urdangarin. Nel 2012 la sfarzosa caccia grossa in Botswana del re aveva irritato non poco i sudditi spagnoli, alle prese con la crisi economica. Subito dopo c’è stata l’entrata pubblica della principessa Corinna zu Sayn-Wittgenstein, amica affettuosa di Juan Carlos, e le rigide espressioni della regina Sofia, che secondo la stampa iberica, vive ormai da separata in casa. Poi, nel 2013 le varie operazioni subite dal sovrano, che lo hanno portato a disertare importanti incontri istituzionali. Adesso don Juan Carlos si ritrova contro un giudice ostinato, che vuole portare in tribunale la figlia secondogenita. Così per la prima volta nella storia recente, la monarchia spagnola perde punti e scende sotto il 50 per cento dei consensi, secondo quanto si legge nel sondaggio annuale di Sigma Dos per il quotidiano spagnolo El Mundo . Negli ultimi 12 mesi l’appoggio al regno di Juan Carlos è diminuito di 9 punti (ha solo un 41,3 per cento) mentre è salito di 17 punti la percentuale degli spagnoli che vuole la sua abdicazione (62 per cento).

La corona iberica, insomma, perde sempre più prestigio e la disaffezione alla famiglia reale si fa sempre più cronica. Tanto più che a oggi ci sono solo sei punti di distacco tra monarchici e repubblicani della prima ora. E al palazzo della Zarzuela potrebbe ormai non essere più in ballo solamente l’abdicazione a favore del principe Filippo.

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