La Terra di Mezzo riapre le sue porte e questa volta sembra aver ritrovato i fasti delle atmosfere de “Il Signore degli Anelli”. Tutti quelli che amano Tolkien e di riflesso le trasposizioni cinematografiche di Peter Jackson, mossi da un amore incondizionato per l’immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese, erano rimasti con l’amaro in bocca alla visione di “Un Viaggio Inaspettato”, uscito in sala a dicembre dell’anno scorso. Questa volta non sarà così. 

Già alla notizia di una nuova trilogia, gli affezionati del romanzo si erano chiesti come fosse possibile dilatare in otto ore di film la storia di un libro che di pagine ne conta meno di trecento. Lo stesso regista, che è anche co-sceneggiatore del progetto, era corso ai ripari ammettendo che non sarebbe stato realistico pensare a un nuovo franchise senza l’integrazione delle appendici dell’opera maestra di Tolkien, e senza qualche forzatura, come il ritorno di Orlando Bloom nei panni dell’amatissimo Legolas, non presente nel romanzo de Lo Hobbit ma comunque inserito in sceneggiatura con l’aiuto di Guillermo del Toro, Fran Walsh e Philippa Boyens.

Una scelta verso cui i tolkeniani più accaniti probabilmente storceranno il naso ma che ha già trovato il consenso della maggior parte dei fan vista la popolarità del personaggio. Così, dopo un primo episodio sottotono, non all’altezza delle aspettative del ritorno di Jackson fra i “mezzuomini”, questa volta le sensazioni sono diverse. Ecco di nuovo le sequenze mozzafiato, il regista neozelandese sembra esser tornato a divertirsi fra Elfi, Orchi e Nani e ritrova la capacità di rendere in immagini le atmosfere del libro. Scene dal forte impatto visivo che riportano alla mente Frodo e tutti quei personaggi che hanno fatto sognare un’intera generazione, la stessa che, detto sinceramente, aspettava la trasposizione di Lo Hobbit proprio per calarsi di nuovo in quell’universo immaginario. Grazie ai 48 frame e all’aiuto dell’HFR 3D ci si dimentica di essere in sala ritrovandosi catapultati nel grande luna-park messo in piedi dal regista. Se il primo capitolo non trovava la chiave di volta, il punto in cui esplodere, la saga ora prende un ritmo diverso ed entra nel vivo puntando tutto sul vero protagonista del film, Smaug. Di fronte a un “cattivo” del genere non rimane molto spazio per Bilbo o Gandalf, i riflettori sono tutti per il drago, archetipo perfetto di un villain sofisticato e scritto ad arte, per quanto inflazionato nella letteratura di genere.

Senza nulla togliere a Martin Freeman bravissimo nel suo personaggio come sempre in bilico tra l’essere eroe e giullare, il merito di portare in alto la pellicola va a Benedict Cumberbatch e nel nostro caso a Luca Ward, doppiatore italiano di Smaug, che danno la voce a questo affascinante antieroe. Avevamo lasciato Bilbo, Gandalf e la compagnia dei tredici nani alla fine del primo capitolo e avremo il piacere di ritrovarli ora che dovranno iniziare a combattere per riscattare il trono di Thorin Scudodiquercia.