Alla prima occasione devo chiedere a Francesco Vignarca se l’editore del suo ultimo libro sia stato scelto in base al titolo della collana dove è stato pubblicato. Perché non potrebbe esserci collezione più calzante di Fuori rotta (Round Robin Editore) per F-35, l’aereo più pazzo del mondo storia di un progetto che da tempo ha perso, se mai le avesse avute, tutte le bussole e da tempo procede senza che nessuno sappia davvero dove atterrerà. Non lo sa certamente il Governo italiano, quello che si è esposto di più in termini economici e politici, a sostenere un altrimenti insostenibile programma. Insostenibile per tanti versi: tecnici, di costo, e non ultimo di autonomia nazionale.

Francesco Vignarca è il coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo e da questo punto di vista è naturalmente un osservatore privilegiato della vicenda F-35 fin da quando si chiamava ancora soltanto JSF, Joint Strike Fighter. Esperienze e conoscenze, le sue, che riversa nelle quasi 150 pagine di questo leggibilissimo documentario che ripercorre soprattutto il versante italiano di questa vicenda, a partire dalle prime mobilitazioni contro il programma che si organizzano proprio attorno a Novara e Cameri dove adesso sorge l’unico stabilimento europeo di assemblaggio dell’aereo.

È interessante vedere come, all’inizio, la mobilitazione delle associazioni pacifiste, dei sindacati e degli amministratori locali si sia organizzata nella sostanziale indifferenza della grande politica nazionale, che arriverà solo molto più tardi grazie anche al lavoro dello stesso Vignarca. Ma anche come la politica locale sia divisa tra il miraggio del lavoro, fatto balenare ogni volta che c’era bisogno di costruire il consenso, la consapevolezza dell’insufficienza delle prospettive e il crescere di una sempre più larga opposizione etica. Una storia che si intreccia con tentativi di condizionamento soft, come quello di un sindaco chiamato per qualche mese nel consiglio di amministrazione dell’Alenia Aeronautica, e con le mirabolanti promesse di politici e militari. I diecimila posti di lavoro nascono allora, e qualcuno ancora oggi ne parla nonostante Vignarca dimostri con i numeri come questa prospettiva non sia mai esistita se non nella propaganda dei promotori del progetto. “Cameri, cronaca di una bolla di sapone” si intitola eloquentemente uno dei capitoli del volume.

Puntuale e istruttiva anche la ricostruzione di come il territorio e le ricadute industriali vengano tirate per “la giacchetta per articolare in maniera artificiale una giustificazione del programma che non si riesce a costruire sul piano strategico”. Insomma, un sacco di belle parole per non raccontare le vere ragioni di una scelta.

Scelta peraltro sbagliata, e non solo per le tante ragioni di chi vi si oppone nella società. Ma anche per una molteplicità di motivi che Francesco Vignarca spiega bene nella seconda parte di F-35, l’aereo più pazzo del mondo. Dai tecnici Alenia mortificati per essere passati dal realizzare velivoli sviluppati dalla propria azienda a meri assemblatori di prodotti altrui, costosissimi Meccano, al fatto che l’F-35 è una “seconda scelta” tecnologica rispetto all’F-22 di cui il Congresso Usa vieta l’esportazione, agli innumerevoli problemi tecnici che condizionano non solo l’aereo in sé ma la stessa catena di produzione, al balletto senza fondamento serio dei costi operativi dell’aereo che fluttuano con le convenienze politiche e industriali e che si ripercuoteranno per i prossimi trent’anni sui bilanci dello Stato.

In tutto questo ovviamente la critica pacifista ha buon gioco a far esplodere le contraddizioni e le debolezze di un progetto pazzo. Ma c’è anche un’altra critica di cui Vignarca dà conto, non meno forte e organizzata, anche se forse meno visibile alla grande opinione pubblica, ed è quella di chi contesta alcuni dei presupposti militari e strategici del progetto per non parlare delle logiche industriali che certo vanno in senso contrario agli interessi dell’industria europea come ha ricordato di recente anche l’amministratore delegato di Finmeccanica alla Camera dei Deputati.

Nel libro non è forse completamente sviluppato il ragionamento sulla perdita di autonomia politica e militare (oltre che industriale) che l’adozione dell’F-35 comporterà per l’Italia, per tante ragioni che vengono rapidamente trattate ma che avrebbero forse richiesto di essere sviluppate più ampiamente. A parte questo una lettura essenziale per chi vuol sapere di più. E capire, soprattutto.